venerdì 31 agosto 2018

DON'T WORRY


Don’t Worry
di Gus Van Sant
con Joaquin Phoenix, Jonah Hill Rooney Mara, Jack Black
USA, 2018
genere, biografico
durata, 113'


Don’t Worry, diminutivo italiano dell’originale e più caustico (per il riferimento alla paraplegia del protagonista) He won’t get far on foot, ristabilisce due punti fondamentali del cinema del regista Gus Van Sant.
Il primo riguarda la titolarità della sceneggiatura, che il regista non firmava in un suo film dal 2007, anno d’uscita di Paranoid park. In questo caso Van Sant trae spunto dall’autobiografia di John Callahan, vignettista americano passato alla notorietà per il coraggio e la sferzante ironia con cui ha affrontato temi delicati come quelli del razzismo e della disabilità. L’altro è relativo alla condizione di marginalità socio esistenziale del protagonista e a quella del suo sodalizio, caratteristica comune alla maggior parte dell’umanità raccontata dall’autore americano nella sua filmografia. Callahan (Joaquin Phoenix), infatti, non è solo paraplegico a causa dell’incidente stradale che a soli vent’anni gli ha tolto l’uso delle gambe e, in parte, anche degli arti superiori, ma è affetto da problemi di alcolismo che ne minano il rapporto con la realtà e che, al culmine della disperazione, lo spingono a frequentare un centro di riabilitazione dove incontra Donnie (Jonah Hill, irriconoscibile e bravissimo), il guru disposto ad aiutarlo nel tentativo di superare i suoi fantasmi.

Da questo punto di vista non ci vuole molto per capire in che modo Don’t worry  sia in linea con le storie e i temi affrontati da Van Sant nel corso della sua carriera. Al netto delle vicissitudini fisiche del protagonista e della scoperta del suo talento artistico il contesto umano ed esistenziale del film è quello di sempre, cioè la  sorta di famiglia allargata formata da amici, amanti e padri putativi della quale i personaggi di Van Sant – da My own private Idaho a Will Hunting – Genio ribelle, allo stesso Milk –  si sono contornati per compensare la mancanza di una biologica, anche in questo caso artefice del malessere di John; il cui senso di inadeguatezza e la tendenza autodistruttiva gli derivano dall’abbandono della madre che non ha mai conosciuto.

Alle prese con un genere, il biopic (già affrontato, appunto, con Milk), e con una disabilità, quella del protagonista, di per sé sufficienti per farne un’opera dallo sguardo  stereotipato e lacrimevole, Don’t worry opta per una resa che alterna dramma e commedia e per uno stile semplice, fatto di campi e controcampi, con sequenze rese appena un po’ più ardite dalla sovrapposizione di differenti piani temporali. Smessi i panni dell’autore sperimentale, la classicità del Van Sant odierno va di pari passo con il desiderio di riappacificarsi con i propri demoni seguendo percorsi di riconciliazione più istituzionali che, alla pari di quello messo in campo nel precedente La foresta dei sogni, non disdegnano di ricorrere agli strumenti di una spiritualità  autogestita ma comunque vicina ai precetti delle religione ufficiale. Accostando l’umano al divino, la trascendenza alla materialità, Don’worry, in maniera asciutta, equilibrata e senza alcun patetismo, privilegia gli aspetti esistenziali della vicenda su quelli collegati alla riabilitazione medica del protagonista e al riscatto sociale derivato dal successo dei suoi lavori.
E anche il tema dell’arte come mezzo di affrancamento e di rivalsa è più il modo usato dal regista per stemperare i drammi del quotidiano – esorcizzati dal sarcasmo della vignette originali realizzate da Cahallan e inserite da Van Sant nel corso della narrazione- che il pretesto per ragionare sulle origini dell’ispirazione creativa. Senza dimenticare la capacità del cineasta di tirare fuori dai propri attori interpretazioni che gli altri colleghi faticano a immaginare: è il caso dell’ex corpacciuto Jonah Hill, conosciuto da noi soprattutto come esagitato protagonista di commedie demenziali (Suxbad – Tre menti sopra il pelo) e qui, invece, artefice di una prova sensitiva e delicata. Un valore aggiunto alla straordinaria performance di Phoenix per il quale, ormai, non ci sono più aggettivi, tante sono le volte che si è distinto per efficacia e sensibilità. Pronosticarli tra i favoriti per i prossimi Oscar appare persino scontato, meno lo è meno invitare il lettore alla visione del film.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su mondo spettacolo.it)

giovedì 30 agosto 2018

VENEZIA 75 - IL PRIMO UOMO


Il primo uomo
di Damien Chazelle
con Claire Foy,, Pablo Schreiber, Jon Bernthal
USA, 2018
genere, bografico, drammatico
durata, 133'

Dopo il trionfo degli Oscar e il conseguente successo ricevuto dal regista e dagli interpreti di "La La Land", non c'è dubbio che in termini di gradimento "The First Man" fosse uno dei titoli più attesi dal pubblico della 75° Mostra del cinema di Venezia. Ciò non vuol dire che il nuovo film di Damien Chazelle non costituisse un banco di prova per il regista che questa volta era chiamato a confermarsi in un genere - il biopic - mai frequentato prima d'ora, facendo a meno dell'elemento musicale - è questa la grossa novità - sia come parte integrante della storia che in qualità di supporto tecnico e creativo. In più, ad alzare la posta in palio c'era la scommessa di riuscire a convincere quella parte degli addetti ai lavori per i quali i film del regista americano rappresentano il simbolo della corruzione che ha intaccato anche un festival come quello veneziano, un tempo abituato a opere di assoluto rigore è oggi - secondo i detrattori - piegato alla volontà dell'industria americana che proprio al lido ha trovato il trampolino di lancio per inaugurare la campagna dei lungometraggi destinati a intrigare i membri dell'Academy. Certo è che la biografia di Neil Armstrong, il primo uomo a sbarcare sulla Luna, era di quelle fatte apposta per alimentare le perplessità dei suoi "nemici", tanto è sempre stata piena di retorica filo americana la cinematografia (persino quella del grande Clint Eastwood con "Space Cowboy") che si è occupata della conquista dello spazio da parte della compagine statunitense. 

Per questa ragione, sarà per molti sorprendente constatare cosa accade sullo schermo e per esempio osservare la particolarità dello sguardo con il quale Chazelle si rivolge alla materia del suo film. Costruito in maniera classica e, quindi, avendo come obiettivo quello di sviluppare la vicenda del protagonista senza perdere mai di vista la centralità che esso occupa all'interno della storia, il regista opta per una prospettiva che pur dando conto degli aspetti pubblici della vicenda - quelli che riguardano le implicazioni della missione rispetto alla contrapposizione con il nemico sovietico come pure dei risvolti con il fronte della politica interna, caratterizzati dalle proteste sessantottine - in realtà privilegia gli aspetti meno conosciuti della personalità di Armstrong, segnato nel profondo dalla scomparsa della figlioletta e quindi poco propensa a trovare nella celebrità mondana la giustificazione dei sacrifici che gli permettono di soddisfare (è questo il termine usato dall'interessato di fronte alle domande dei giornalisti che lo incalzano nel corso della conferenza stampa organizzata prima della partenza) i parametri necessari a ottenere il pass che gli consenta di guidare la spedizione. Ciò che ne viene fuori, dunque, è un resoconto più privato che pubblico in cui, anche quando si tratta di narrare i momenti più importati, per esempio quelli che si occupano di riferire i drammatici eventi che scandiscono le tappe di avvicinamento (nella quali persero la vita numerosi astronauti) e le sperimentazioni a cui si sottopongono i vari equipaggi delle varie missioni, a non venire mai meno è il contraltare che essi provocano nell'ambito famigliare e, soprattutto, dentro l'uomo che sta dietro al personaggio dei magazine e delle televisioni. 

Prova ne sia la sequenza di ambientazione domestica inserita a metà del film in cui vediamo nella stessa immagine, equamente divisi, da una parte la moglie di Neil intenta a seguire le imprese del marito impegnato a testare razzi e navicelle nell'orbita terrestre, dall'altra il figlio che la interpella con domande che esulano ciò che sta accadendo al genitore. Ma ancora di più basterebbe focalizzarsi sul modo con cui Chazelle decide di mettere in scena il personaggio di Armstrong, tratteggiato attraverso le silenziose espressioni di un grande Ryan Gosling - abituato a lavorare di sottrazione laddove lo show business hollywoodiano imporrebbe di caricare la verve emotiva -, indispensabili a riportare a galla il groviglio interiore che agita la personalità dell'astronauta, con la fotografia di Linus Sandgren (già direttore di "La La Land") che rinuncia all'ottimismo dei colori sgargianti in favore di chiari scuri scelti per manifestare la tormentata anima del protagonista. 

Se poi consideriamo che "The First Man" non rinuncia a rappresentare la morte per quello che è, dandone conto nei riflessi che essa ebbe nella vita del celebre astronauta, costellata dalla scomparsa di numerosi amici e colleghi periti sul campo, si può dire che "The First Man" realizza la celebrazione di un mito della storia americana che è anche un de profundis sul mito dell'eroe con le forme e i contenuti che furono del "Lincoln" di Steven Spielberg (non a caso executive producer del film). Alla pari del più celebre collega, Chazelle filma una sorta di seduta spiritica popolata di tragedie e di fantasmi in cui assieme alla straordinarietà degli accadimenti narrati, ad andare in scena è una profonda riflessione sulla caducità delle cose umane. Si prevedono parecchie nomination (Gosling su tutti) così come candidature ai premi della Mostra.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)

VENEZIA 75 - THE MOUNTAIN


The Mountain
di Rick Alveson
con Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Hannah Gross, Denis Lavant, Udo Kier
USA, 2018
genere, drammatico
durata, 196'


Rick Alverson non è un regista facile per lo spettatore. Oltre al ritmo piuttosto compassato la forma del suo cinema può rivelarsi ostica anche negli aspetti più basilari come possono esserlo i dialoghi, nei film da lui realizzati spesso avari di parole, oppure nei personaggi, per la maggior parte caratterizzati da una fisicità respingente e da una fisiognomica stravolta ai limiti del caricaturale. "The Mountain", presentato nel concorso ufficiale della 75° Mostra del cinema di Venezia non fa eccezione. Anzi, si potrebbe dire che la scelta di collocare una storia di fisiologie imperfette all'interno di un segmento temporale come quello dell'America degli anni Cinquanta, fotogenicamente impeccabile, sia il biglietto da visita migliore per attestare la singolarità del nostro regista. Il quale, in un certo senso, sembra riprendere il discorso interrotto con "Entertainment", continuando a presentarci un'America diversa - anche esteticamente - da quella pubblicizzata dalla propaganda ufficiale e soprattutto invisibile agli occhi degli osservatori meno attenti. La vicenda in questione infatti ci porta nella provincia del paese al seguito Dottor Wallace Fiennes (Jeff Godblum) specializzato in lobotomie e di Andy (il Tye Sheridan di "Ready Player One"), il giovane assistente che ha deciso di seguirlo dopo la morte del genitore. 

Confortato da una base storicamente riconosciuta (dietro il personaggi di Fiennes si nasconde quello del Dr. Walter Freeman, il pioniere della procedura medica summenzionata) e fondato su una messinscena realistica nella ricostruzione di ambienti e tipologie umane, "The Mountain" circoscrive l'universo dei personaggi non solo dal punto di vista visivo, ovverosia scegliendo un formato ridotto rispetto al normale, ma anche per quanto riguarda la composizione delle singole scene nella quali Andy, il vero protagonista del film, è spesso ripreso da solo e all'interno di strutture (sanitarie e domestiche) che rimandano all'isolamento del ragazzo rispetto al resto del contesto. Se appare esagerato equiparare questo slittamento di senso a un approccio percettivo nei confronti della vicenda, è pur vero che con il passare dei minuti la presenza di deformazioni ottiche e un uso del suono a volte sgrammaticato segnalano la compresenza di due piani di narrazione: quello ricavato soffermandosi sulla superficie degli eventi, di numero ridotto e in molti casi lasciati in sospeso, e l'altro, invece che pare il riflesso di ciò che accade dentro la mente del protagonista. E se nel primo dei due aspetti la trama segue un binario abbastanza scontato e talvolta ripetitivo, è il secondo a offrire gli spunti più interessanti quando si tratta di dichiarare la propria impotenza di fronte all'ineluttabilità del destino umano, condannato dalle caratteristiche intrinseche di una "malattia" non solo endemica ma pure "democratica", capace di colpire anche coloro che dovrebbero curarla. 

A proprio agio quando si tratta di suggerire atmosfere e stati d'animo proprie della condizione umana, "The Mountain" diventa quasi impacciato nel momento in cui i personaggi si trovano per forza di cose a dover prendere delle decisioni e, per dirla senza mezzi termini, a dare seguito alle premesse dei propri comportamenti. Messo alle strette dalle istanze narrative, Alverson finisce per andare fuori giri, pasticciando un lavoro che fino a un certo punto era stato impeccabile: dapprima inserendo nella tragedia una svolta sentimentale che porta Andy a prendere decisioni drastiche ma un po' forzate e, in seguito, rifugiandosi in un finale dal sapore trascendentale suggellato da un monologo di Denis Lavant, catapultato nella storia un po' per caso e non si capisce per quale motivo chiamato da Alverson a interpretare una specie di guru/sacerdote. A rincarare le stravaganze poi ci pensa la scelta di attribuire virtù carismatiche alla montagna del titolo, (forse) depositaria di una salvezza che però sembra giungere fuori tempo massimo. Per i personaggi e pure per lo spettatore.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)

News: Bethesda ribadisce che Fallout 76 sarà giocabile senza problemi anche in solitaria. 👍😎





Fallout 76, Parla il presidente della divisione global marketing di Bethesda, Pete Hines, ha fornito qualche nuova considerazione sull'esperienza single player del gioco.


A quanto pare, pur avendo una base multigiocatore, questo nuovo capitolo della saga garantirà un'esperienza soddisfacente anche per chi desidera dedicarsi all'interazione in solitaria. In questo senso, dice Hines, ci saranno evidenti analogie con i precedenti capitoli.


"Si può scegliere di uscire ed esplorare, decidere se provare ad effettuare qualche quest principale oppure qualcosa di più personale, come mettere un mirino su un fucile che abbiamo appena provato a riparare. Ci si trova in questo mondo in cui lo scopo principale è sopravvivere e ci si sente come se si fosse da soli. Ci si sente come se si stesse giocando a Fallout in modo indipendente".


Hines ha aggiunto che il fatto di collaborare in Fallout 76 non significa che tutti i quattro membri del team debbano per forza restare uniti e muoversi per la mappa facendo cose assieme. Il gioco è quindi aperto a qualsiasi tipo di approccio, incluso quello da solista.

mercoledì 29 agosto 2018

PlayStation Plus: Svela gli straordinari giochi gratuiti di settembre 2018



Il ritorno dalle vacanze per i sottoscrittori di un abbonamento PlayStation Plus si anticipa estremamente dolce, poiché questo pomeriggio Sony ha svelato quali saranno i titoli gratuiti di settembre per tutti gli abbonati, che saranno molto felici di poter giocare questo mese a una manciata di videogiochi davvero importanti.
La line up dei titoli gratuiti del PlayStation Plus di settembre si apre con Destiny 2, il secondo capitolo della saga firmata da Bungie che si appresta ad aggiornarsi con l'importante DLC I Rinnegati. Un'occasione perfetta se non avevate ancora avuto l'occasione di provare questo seguito, potendo risparmiare tantissimo nell'acquisto del contenuto aggiuntivo vedendovi completamente regalato il gioco base.
La lista prosegue con un altro importantissimo videogioco per PS4, God of War III: Remastered, ma anche con Another World - 20th Anniversary Edition e QUBE Director's Cut per PS4. Chiudono la coda Foul Play e Sparkle 2 per PS Vita, oltre a Knowledge is Power e Here They Lie rispettivamente per PlayLink e PS VR.

News:Devil May Cry 5 Era ora che gli sviluppatori si concentrassero sulle richieste dei fan


Quando God of War è stato rilasciato qualche tempo fa, l'evidente cambio di rotta verso un RPG dai ritmi meno caotici (ovviamente rispetto ai precedenti capitoli) ha fatto discutere, tuttavia il gioco si è poi rivelato un successo. Gli sviluppatori di Devil May Cry 5 la pensano diversamente e hanno affermato di non aver mai preso in considerazione l'idea di deviare dallo stile hack and slash.





Come riporta Gamingbolt, il Game Director Hideaki Itsuno ha affermato che il team ha sviluppato Devil May Cry 5 secondo le volontà dei giocatori:
"No, non abbiamo mai pensato ad un cambiamento (di rotta) simile, per noi l'importante è concentrarci su quello che vogliono i fan. Tenendo conto dei feedback ricevuti con Devil May 4 e DmC ci è stato chiesto di ridurre il numero di puzzle e sezioni platform. E lo abbiamo fatto in Devil May Cry 5."
Questo vuol dire che il nuovo Devil May Cry terrà alto il ritmo dell'azione a differenza di quanto visto nei 2 precedenti capitoli.




IL RITORNO DI UN MITO #ONIMUSHAWARLORDS ANNUNCIATO PER PLAYSTATION 4, XBOX ONE, NINTENDO SWITCH E PC " VIDEO "

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Capcom, tra lo stupore generale, ha appena annunciato il ritorno di uno dei suoi franchise più famosi e amati dai fan. Onimusha: Warlords tornerà in versione rimasterizzata su PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC il 15 gennaio 2019.
Il titolo sarà acquistabile in Europa al prezzo di 19,99 euro solo in formato digitale. 



martedì 28 agosto 2018

Pubblichiamo Il video gameplay di Cyberpunk 2077 la Demo nasconde un messaggio che spiega la lunga attesa dietro il reveal







Per visualizzare il Messaggio segreto bisogna guardarsi la demo " Potrei io dirvi il minuto esatto dove si vede il messaggio ma non lo faccio " meglio gustarsi il Video credetemi ne vale la Pena 😀






News: #Fortnite: il Content Update 5.30 arriva oggi, ecco le novità " Granata a Onda d’Urto + Nuova Modalità di Gioco "






il Content Update 5.30 sarà disponibile a partire dalle 14:00 (ora italiana), e, sorpresa sorpresa, no sarà accompagnato da nessuna manutenzione dei server di gioco. Questo significa che potete continuare a giocare tranquillamente, ad eccezione della piccola pausa necessaria per scaricare e installare la nuova patch.


Che novità possiamo aspettarci dal Content Update 5.30 di Fortnite?

Epic Games diramerà le note ufficiali con tutte le novità solo in concomitanza con la pubblicazione del Content Update 5.30 (in Italia, Aggiornamento Contenuto 5.30). Tuttavia, già da ora abbiamo un’idea su un paio di novità, e belle appetitose, che potrebbero arrivare con l’update.
La prima è una nuova arma, la Granata a Onda d’Urto, apparsa nella sezione Notizie di Battaglia Reale poche ore fa. “Spara in aria te stesso, i tuoi alleati o i nemici come palle di cannone! Fornisce immunità ai da caduta.“, recita la descrizione ufficiale. Insomma si tratta di una nuova tipologia di granata che renderà molto più imprevedibili gli scontri di Fortnite. Non vediamo l’ora di vederla in azione!
La seconda invece riguarda l’introduzione di una nuova Modalità a tempo Limitato, come riportato da FortniteIntel. Vi ricordate i leak della modalità 50 vs 50 Solid Gold? Ebbene un criptico messaggio di uno degli sviluppatori di Epic Games su Reddit sembra confermare l’introduzione di questa MAT con l’aggiornamento di oggi.

lunedì 27 agosto 2018

Torneo Video games: Sparatoria a Jacksonville in #Florida ha causato la morte di almeno quattro persone. Ci sarebbero anche 11 feriti. Lo riporta la Cnn, citando l’ufficio dello Sceriffo







Una sparatoria a Jacksonville in Florida ha causato la morte di almeno quattro persone. Ci sarebbero anche 11 feriti. Lo riporta la Cnn, citando l’ufficio dello Sceriffo, che in un tweet ha invitato la popolazione a stare lontano dalla zona che "al momento non è considerata sicura”. La sparatoria è avvenuta mentre era in corso un torneo di Madden, un videogioco dedicato al football americano. Nel video non si vede l'attacco, ma si sentono chiaramente gli spari. Un uomo sospettato di essere l’autore dell’aggressione armata, è morto. Secondo l'ufficio dello sceriffo, non è ancora chiaro se l'attentatore ha agito da solo. (Fonte www.lasicilia.it/…/sparatoria-a-jacksonville-in-un-video-il…)





Dying Light 2 sarà un grande successo come il primo, gli sviluppatori ringraziano tutti i Fan



Messaggio rivolto a tutti i fan di Dying Light 

Dualshockers, durante la scorsa settimana alla Gamescom lo sviluppatore Techland ha registrato un breve video per ringraziare i fan per tutti i loro messaggi e il supporto dimostrato a Dying Light 2 da quando il gioco è stato annunciato all'E3 durante la conferenza Microsoft.
Nel video, gli sviluppatori sottolineano che tutto il duro lavoro che hanno messo in Dying Light 2, come i "massicci cambiamenti" e la mappa ancora più grande, è stato realizzato esclusivamente per accontentare i giocatori. Quando ha annunciato il gioco durante l'E3, Pawel Marchewka, CEO di Techland, dichiarò che il team aveva a cuore le richieste della community ed ha ascoltato attentamente il feedback dei fan per lo sviluppo del sequel.





domenica 26 agosto 2018

LA FOTO DELLA SETTIMANA


Il primo uomo di Damien Chazelle, film d'apertura della 75° Mostra del Cinema di Venezia

INVISIBILI - THE MYSTERIOUS GEOGRAPHIC EXPLORATIONS OF JASPER MORELLO

The mysterious geographic explorations of Jasper Morello
di, Anthony Lucas
Australia, 2004 -
genere, animazione
durata, 27’

Negli anni scorsi - e già non sembra più l’altro ieri - la Pixar ci aveva abituato a una quasi costante ridefinizione non tanto e non solo dei limiti tecnici dell’animazione, quanto e soprattutto degli ambiti (quindi delle concrete possibilità) di espressione - in un mondo sempre più compiaciuto del proprio approssimarsi alla razionalizzazione assoluta - della meraviglia. Adesso che il colosso di Emeryville è più che intenzionato a sublimare/esorcizzare una fisiologica stasi successiva a una parallela crescita duratura, come anche un qual debito di creatività attraverso la capitalizzazione sistematica di brillanti ma trascorse intuizioni (i nuovi capitoli di vecchie storie, infatti, vengono annunciati con una prevedibilità che di per sé rende superfluo qualunque sospetto - o prevenzione - inerente a una precisa strategia industriale), il sapore della meraviglia, spezia rara per definizione, deve essere ricercato in opere magari piccole o piccolissime del recente passato, come questo “The mysterious geographic explorations of Jasper Morello”, cortometraggio (27’) di Anthony Lucas il cui titolo, da solo, è già una liaison struggente tra nostalgia e senso di perdita per, ad esempio, i mondi impossibili descritti da Jules Verne.


Alcuni retaggi dell’infanzia possono essere fuorvianti - si pensi alla precoce predominanza dell’elemento fantastico in grado, se non temperato, di generare aspettative irrealistiche col sovrappiù, a mo’ di deprimente effetto collaterale, d’un rapporto fin troppo contrastato col tessuto del quotidiano - arrivando a solleticare, per contrasto, la sensibilità alla meraviglia come risposta a un fastidiosa frustrazione, ossia rilevandone i tratti anche là dove le circostanze non li prevedono. Contraddizione con passione e metodo disinnescata dalla presente opera del regista australiano, in raro equilibrio tra meraviglia come costante opportunità d’interscambio tra la linea narrativa prescelta - quella avventurosa - e le forme via via chiamate a evocarla (qui un sodalizio armonico tra animazione classica e computerizzata), e le sue eventuali epifanie. Del resto, la ricorsività delle vicissitudini dell’ufficiale di rotta Jasper Morello, a cui un recente trascorso non ha risparmiato la ventura d’una tragedia destinata a ossessionarlo nel presente, ben si presta al passo dell’anabasi, a quel suo incedere tortuoso, in genere foriero di complicazioni ma intrinsecamente aperto all’imponderabile ovvero, a volte, proprio alla tanto ritrosa meraviglia.


A tale risultato concorre, innanzitutto, la collocazione della vicenda in quella capricciosa parentesi temporale, figlia tanto dell’estro quanto di una fantasia irrequieta, disposta a far coesistere nelle affusolate silhouette all black dei protagonisti, come nelle linee e nelle soprelevazioni meccaniche addolcite da un lucore sabbioso della città di Gothia, la suggestione (e, volendo, una certa stretta al cuore) per la Parigi dell’Esposizione Universale del 1900, con le intelaiature metalliche, gl’infiniti ingranaggi, gli apparecchi di misurazione e le slanciate carenature di macchine volanti avveniristiche eppure partecipi di un ingegno e d’un gusto indiscutibilmente rétro. Al passo d’una cronologia ipotetica s’attaglia, poi, di slancio, la progressione drammaturgica archetipica centrata sulla variante del viaggio come mezzo per giungere a una conoscenza altrimenti non attingibile e come viatico eventuale per la composizione, sia del personale rovello interiore dell’eroe, sotto forma di gesto risarcitorio, sia, più in generale, dell’antagonismo principale che percorre l’intera fabula, ovvero il percorso materiale ed emotivo che lega gli sforzi compiuti da un gruppo di assortiti personaggi - il burbero Capitano Griswald e la sua ciurma; un ambiguo accademico, il biologo Claude Belgon - per debellare il misterioso morbo causa della decimazione e delle sofferenze patite da una comunità umana oramai rassegnata alla crudeltà della sorte occorsale. S’aggiunga, infine - non da poco - la sospensione morbida ma febbrile indotta dalla torsione letteraria di presentare gli avvenimenti come un resoconto imparziale, scientifico, quasi, tratto dalle note di bordo redatte da Jasper per l’amata compagna Amelia/Beaumont rimasta a Gothia a prestar opera di soccorso e sottolineate dalla voce di Joel Edgerton impostata su un registro al tempo confidenziale e rigoroso nelle descrizioni, tipico dell’intercalare alto anglosassone, ad alludere alla lunga tradizione di quella cultura in campo geografico e naturalistico.



A scaturirne - tra collisioni aeree, scoperte di strani mondi levitanti e ancor più singolari creature, carcasse di pesci abissali, dolorose agnizioni sulla volontà di potenza della Scienza, scelte estreme e stranite malinconie - è così un ritratto neanche tanto paradossalmente intimo, cioè più vicino al mistero d’un uomo scisso tra senso di responsabilità e senso di colpa (o, spostando l’accento sul respiro simbolico delle immagini, in bilico tra lanecessità incarnata dal nero pece delle eliche, dal grigio pieno delle paratie, come dai mucchi di cadaveri infetti accatastati nei crepacci e l’immateriale conforto della longilinea eleganza e della soavità della voce di una donna - in una delle ultime trasmissioni, prima di sfidare la disperazione su rotte sconosciute, Amelia concorda con Jasper circa l’intenzione di metter su famiglia al suo ritorno -), che alle strambe contorsioni della Storia (per quanto immaginaria), e di fronte al quale i molteplici volti del mistero più grande, quello della Conoscenza, quello dell’enigma del Male, quello della Salvezza, si specchiano, si sovrappongono fin quasi a identificarsi, per lasciar subito dopo spazio a uno stupore nuovo, fugace e indifeso, primo passo che dal dolore conduce alla Meraviglia (“Un grado non è una grande distanza. In una bussola ha appena lo spessore di un’unghia. Ma in certe condizioni… un grado può essere una grande distanza. Abbastanza da distruggere un uomo”).
TFK

sabato 25 agosto 2018

News: #H1Z1: Battle Royale - Tanta Carne al Fuoco, ecco i contenuti che arriveranno!!



Mamma mia tanta carne al Fuoco ragazzi


H1Z1 è sicuramente un Battle Royale che non ha bisogni di presentazioni, visto che nei primi tre giorni, sono stati ben 4,5 milioni i giocatori che su PS4 hanno deciso di lanciarsi nella sfida. 

Gli sviluppatori di Daybreak Games hanno quindi confermato che sono in arrivo una mole considerevole di contenuti. Nel video che trovate poco sotto, il produttore Terrence Yee e il lead designer Mike Madden ringraziano i fan per avergli dato il loro feedback, rivelando cosa dovremo aspettarci nei prossimi mesi: 

Modalità Arcade - A partire da questo fine settimana, Shotties and Snipers arriverà su PS4 nel nuovo Arcade Mode. 

Armi - Arriveranno armi aggiuntive, espandendo l'arsenale con nuove pistole a corto, medio e lungo raggio. 

Sfide quotidiane - H1Z1 sta espandendo la line-up esistente del sistema Daily Challenge con sfide nuove di zecca. 







Classifiche: la prima tornata verrà lanciata con la Stagione 2 del Battle Pass. 




Call of Chtulhu,un titolo da tenere d'occhio " Uscirà su Ps4 il 30 Ottobre 2018 "




Presentato al Gamescom 2018


La demo mostrata a Gamescom 2018 prende le mosse dall'inizio della storia, a differenza di quella provata lo scorso anno. Vestiamo i panni di Edward Pierce, un investigatore trasandato con un chiaro problema di alcolismo. L'inizio del gioco lo vede ricevere una chiamata dall'agenzia per cui lavora: deve accettare più casi se vuole evitare la revoca del suo tesserino. I lenti rintocchi di una mano sulla porta sembrano capitare a fagiolo: il cliente è Stephen Webster, un famoso e ricco industriale della zona, la cui figlia, una pittrice, è morta in un incendio nella sua magione situata su Blackwater Island insieme al marito e al figlio. 







La polizia ha liquidato il caso come un suicidio, portando come prova la follia della donna, i cui dipinti erano soliti riprodurre soggetti inquietanti, frutto, almeno secondo le forze dell'ordine, di una mente disturbata e potenzialmente pericolosa. Il padre, però, non crede a questa teoria: la figlia aveva delle visioni, certo, ma non avrebbe mai fatto del male a nessuno, ed era tutto fuorché pazza. Così, egli decide di rivolgersi ad Edward, assegnandogli il compito di fare luce sulla morte della figlia, promettendogli una lauta ricompensa. Edward parte immediatamente alla volta di Blackwater Island, dove viene accolto da un vecchio marinaio, il capitano Fitzroy. L'anziano è una delle poche figure ben disposte verso il nostro protagonista: gli abitanti dell'isola non sembrano contenti di avere uno straniero tra loro e guardano l'investigatore con sospetto. Non solo: l'isola sembra nascondere a sua volta qualcosa. Cosa ha portato alla scomparsa quasi completa delle balene che, una volta, popolavano le acque limitrofe? Cosa ha ucciso la balena trovata sulla spiaggia, visto che in queste acque non ci sono predatori? L'incendio scoppiato nella casa della famiglia Hawkins affonda le sue radici nella storia dell'isola, ed Edward non potrà sperare di risolvere il caso senza portare alla luce tutti i segreti gelosamente custoditi dalle acque di Blackwater Island.

Tecnicamente il titolo rientra negli standard delle produzioni di medio livello, riuscendo a soddisfare pur senza stupire. A non convincere del tutto è la realizzazione dei personaggi: i loro modelli peccano in dettagli, e le loro animazioni, soprattutto quelle facciali, lasciano piuttosto a desiderare. Considerando che si tratta di un titolo dal budget relativamente basso, però, possiamo ritenerci fatto del lavoro svolto e di come i ragazzi di Cyanide sono riusciti a far evolvere il loro gioco nel corso del tempo. Un plauso va invece alla direzione artistica, in grado di catturare perfettamente lo spirito delle storie di Lovecraft in ogni singolo aspetto: Blackwater Island sembra essere uscita direttamente dalla penna dello scrittore americano, con le sue tinte cupe e opprimenti che accompagnano costantemente il giocatore nella sua avventura.


All'inizio della storia ci sarà chiesto di assegnare alcuni punti tra le diverse abilità disponibili. Durante il gioco avremo costantemente a che fare con azioni che richiederanno una specifica abilità per essere compiute. Come avviene in Dungeons & Dragons (e nei numerosi giochi da tavolo ispirati alle storie di Lovecraft), in queste situazioni il gioco fa un tiro di dado: più è alto il nostro livello in quella specifica abilità, più è probabile che il lancio abbia successo e che l'azione vada a buon fine. Ci sono sette abilità, due delle quali (occultismo e medicina) possono essere migliorate solamente tramite lo studio di tomi ed oggetti nascosti nel gioco; per quanto riguarda le altre, riceveremo un punto da spendere ogni qualvolta porteremo a termine un obiettivo. Esse vanno dalla forza bruta all'eloquenza, dall'abilità investigativa a psicologica che permette di comprendere le motivazioni delle persone. Il modo in cui assegniamo i punti disponibili è estremamente importante, perché da questo dipende quali strade potremo intraprendere e quali, invece, ci saranno inaccessibili


Vogliamo farvi un esempio: nella demo avevamo come compito quello di raggiungere la warehouse 36, proprietà del defunto Charles Hawkins. Per farlo avevamo a disposizione due vie: una richiedeva l'utilizzo della forza per aprire una grata, l'altra delle abilità investigative, che permettono, tra le altre cose, di utilizzare i grimaldelli. Avendo sistemato i nostri punti perlopiù su eloquenza e psicologia, non siamo stati in grado di fare nessuna delle due cose. A quel punto, il gioco ci ha aperto una terza via per proseguire, che richiedeva di rivolgersi ad un determinato personaggio per ottenere aiuto. Questo sistema contribuisce a dar lustro alla componente ruolistica del titolo, un elemento che farà la gioia di tutti coloro che sono cresciuti a pane e giochi da tavolo. Oltre alla storia principale, sono disponibili diverse side-quest, che permettono sia di ottenere punti per migliorare il proprio personaggio che di approfondire la storia di Blackwater Island e dei suoi abitanti. Quante saranno e se saranno effettivamente tutte valide rimane da vedere, ma quello che abbiamo visto ci rende fiduciosi verso il lavoro svolto da Cyanide. In questa demo siamo andati oltre alla sezione già testata nel 2017: abbiamo potuto esplorare la magione della famiglia Hawkins, dove si è consumata la tragedia che ha dato inizio alla storia. Qui abbiamo avuto modo di testare altre meccaniche: ci siamo trovati infatti a raccogliere indizi per ricostruire, attraverso ipotesi, i fatti accaduti. 


Anche in questo caso, il successo della nostra indagine dipende dal modo in cui abbiamo distribuito i nostri punti abilità, che vanno ad influire sulla capacità di Edward di fare deduzioni corrette sugli eventi. Questa nuova sezione ci ha convinti, grazie ad un'ambientazione tanto lugubre quanto affascinante, che ci ha resi ancora più curiosi di conoscere il resto della storia. Nonostante la nostra prova sia stata corposa, rimangono ancora molto da scoprire di Call of Chtulhu: quello che abbiamo visto ci ha convinti, ma siamo ansiosi di conoscere la sua tenuta sulla lunga durata e l'effettiva consistenza della storia