martedì 31 ottobre 2017

SAW: LEGACY

Saw: Legacy
di Michael e Peter Spierig
con Tobin Bell, Laura Vandevoort, Callum Keith Rennie, Matt Passmore, Cleè Bennett
USA, 2017
genere, horror
durata, 92'

La malerba non muore mai. E nemmeno Saw – l’enigmista che, dopo tredici anni dalla sua prima apparizione e sette anni dall’ultimo episodio della saga, torna con un nuovo gioco e con un’altra scia di macabri omicidi che sembrano ancora portare la firma dell’indiscusso protagonista omicida John Kramer, alias Jigsaw (Tobin Bell). 
 L’enigmista però lo avevamo seppellito nel terzo capitolo. E benché l’iconico personaggio faccia ancora massicciamente parte della trama, il titolo della pellicola dei fratelli Michael e Peter Spierig parla chiaro: la presenza dell’Enigmista è solo un riuscitissimo inganno. Quello che abbiamo davanti non è lui, è la sua eredità.  
Un’eredità che ancora fa rivivere, attraverso l’ennesimo emulatore di Jigsaw, l’idea di un mondo micidiale dove bene e male si confondono. Dove il carnefice e i suoi giochi diventano un passaggio obbligato di purificazione e dove le vittime si trasformano in peccatori senza garanzie di salvezza.
Ancora una volta, trappole ingegnose fanno capolino per scandire i gradini di un macabro percorso di espiazione delle colpe, messo a punto per costringere i giocatori a fare una scelta per sopravvivere.
Eppure, nonostante la coerenza di intenti, c’è qualcosa che allontana “Saw: Legacy” dagli episodi precedenti: l’ambientazione.
Gli ambienti interni e chiusi in cui le vittime si muovono lasciano ampio spazio a un’ambientazione in esterno. La sequenza del gioco è interrotta da inseguimenti polizieschi e da lunghe scene di indagini alla CSI che spezzano e penalizzano di gran lunga il senso di asfissiante claustrofobia proprio della saga.
Nemmeno la crudezza degli agghiaccianti omicidi e il sangue che avevano fatto di Saw un’icona del cinema splatter, plasmando una nuova idea di crudeltà e paura, hanno la forza di una volta.
Perciò alla fine del gioco, il Capitolo 8 ha il sapore di un thriller più che di un horror. I novantadue minuti scorrono veloci ma, pensati per accontentare i fan dopo sette anni di astinenza, non riescono davvero a riportare come vorrebbero i cultori della saga nel mondo di terrore e di ansiosa agitazione del macabro John Kramer.  


Valeria Gaetano

FESTA DEL CINEMA DI ROMA: C'EST LA VIE

C'est la vie
di Eric Toledano e Oliver Nakache 
Francia, 2017
genere, commedia
durata, 117'


Che "C'est la vie" di Eric Toledano e Oliver Nakache fosse una commedia godibile lo si poteva immaginare, un po' perché i due registi nell'ambito del genere in questione rappresentano uno dei rari casi in cui la popolarità si sposa con l'intelligenza, e poi in virtù del fatto che il film a casa propria è uno dei campioni d'incassi della stagione. "C'est la Vie" però si rivela un passo in avanti rispetto alle più rose previsioni, poiché non solo i registi ritrovano il sano menefreghismo e l'atteggiamento dissacrante che erano stati alla base del successo di "Quasi amici", ma lo uniscono a una gestione dello scena da grandi cineasti. Per essere una commedia l'opera si sviluppa in uno spazio scenico ultra dimensionato e attraverso un numero di personaggi da cinema kolossal. Merito della trama, collocata all'interno di una magnifica villa in cui fervono i preparativi di un matrimonio faraonico, e dei registi, i quali per raccontarne il dietro le quinte delle sua organizzazione decidono di girare il film come se si trattasse di una lunga session musicale e, quindi, di corrisponderne il saliscendi umorale dei personaggi con un ritmo sincopato, che nel film viene visualizzato dall'alternanza tra riprese a camera fissa e piani sequenza in cui la telecamera insegue i tentativi del protagonista di tenere testa alla litigiosità dei suoi dipendenti e ai molti imprevisti che rischiano di far precipitare la situazione. È' inutile dire che le scene esilaranti non si contano e che, alla pari di una partitura musicale, i nostri riescono a far suonare ogni meccanismo dell'ingranaggio, a cominciare dall'amalgama dei tanti attori che compongono il cast. Più importante è però sottolineare il crescendo drammaturgico con il quale il film riesce a trasformare il divertimento in qualcosa di più toccante e profondo, che ha il sapore della vita. Non andarlo a vedere quando uscirà nelle sale significa non volersi bene.
Carlo Cerofolini

Film telecomandati - TRAINING DAY

di,  Antoine  Fuqua
con, Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Eva Mendes.
USA 2001

genere, drammatico
durata, 125"






Antoine Fuqua è un regista che comincia ad avere una filmografia sostanziosa. Ciò non gli ha consentito - ancora, perlomeno - di ridurre l'altalenanza degli esiti delle sue opere. A prove poco convincenti ("King Arthur", 2004; “I magnifici sette”, 2016 ), riuscite solo in parte (“Olympus has fallen”, 2013; “The equalizer", 2014; “Southpaw”, 2015) o pericolosamente ai limiti del patetico, se non del ridicolo ("L'ultima alba"/"Tears of the sun", 2003), affianca un esordio promettente ("Costretti ad uccidere"/"The replacement killers", 1998, con C.Yun-Fat e M.Sorvino) e tre colpi niente male: “Shooter”, 2007 "Brooklyn's finest”, 2009 - che può considerarsi un prolungamento e una estremizzazione di alcuni argomenti proposti in "Training day” - e, appunto, "Training day" del 2001.

Utilizzando una messinscena ancorata solidamente a un realismo scabro e non di rado brutale, quanto estetizzante in talune soluzioni formali, l’autore di Pittsburgh racconta ilgiorno (determinante) d'addestramento (training day, appunto) di un giovane poliziotto, Jack Hoyt/Hawke, deciso a diventare detective dell'antidroga di Los Angeles. Intransigente e idealista, Hoyt viene affidato alle cure dell'anziano Alonzo Harris/Washington, spregiudicato sbirro profondo conoscitore della strada, delle sue insidie e delle sue regole non scritte, poco incline a soffermarsi sui regolamenti e invischiato in una fitta ragnatela d'affari poco chiari e frequentazioni potenzialmente letali. I due caratteri - opposti ma con aspetti complementari che via via risalteranno, aumentando l'ambiguità del loro rapporto - arriveranno ben presto ai ferri corti.

Tratteggiato con mano felice da David Ayer, già autore di sceneggiature centrate sul mondo del crimine (vedi "SWAT", "Harsh times", "La notte non aspetta", "End of watch" - questi ultimi tre, diretti oltreché scritti - ), "Training day" si svolge nell'arco di un giorno qualunque in quel gigantesco ginepraio esistenziale che è Los Angeles, all'interno del quale si aggirano i due tutori dell'ordine uniti dal caso e dalle inderogabili necessità del servizio ma divisi dall'applicazione minuta della prassi poliziesca a sua volta minata da una più profonda frattura circa la visione del fine e del senso autentico da attribuire a concetti sempre al centro delle contraddizioni del dibattito sociale contemporaneo, comelegge e ordine. Per Hoyt è ancora possibile gestire l'autorità che il cittadino consegna nelle mani di un Corpo in uniforme e in armi, come è quello della Polizia, entro i limiti che riconoscono nell'altro - seppure criminale - un titolare di diritti; per Harris la quotidiana consuetudine della realtà metropolitana non è che il trasferimento della legge della giungla, della lotta per la sopravvivenza, in un contesto reso sempre più scivoloso e sempre più ostile dalla modernità tecnologica e dall'onnipresenza ossessiva del denaro.

Girato in buona parte negli autentici luoghi del degrado, dei traffici e delle vite perdute, fotografato (Mauro Fiore) evocando cromatismi brillanti e contrastati che rimandano al Müller di "Vivere e morire a Los Angeles" di Friedkin, intriso di cinismo, di sarcasmi senza repliche, come di violenze piuttosto esplicite e ripetute che non lascerebbero presagire improvvise aperture alla tregua e alla stanchezza, il film di Fuqua tocca con una sua ferina sagacia (soprattutto nella prima parte) un buon numero di nervi scoperti e irrisolti di questo nostro tempo e di questo nostro vivere una fine che non finisce mai di finire e ci consegna due tipi umani - uno, disciplinato e leale ma non disposto a tollerare la sopraffazione; l’altro, affetto da una sorta di superomismo scaltro, frutto probabile d’un’esemplarità corrosa dal tempo e dai compromessi - antitetici ma legati a filo doppio, controversi, quindi difficili da dimenticare.

Niente da dire sul finale compensativo/consolatorio, di certo poco coraggioso, forse imposto, se non che ne fa rimpiangere almeno un paio di più inquietanti e metaforici. Oscar a Washington come migliore attore protagonista (con l’immancabile strascico di polemiche riguardo l'attribuzione d'un premio a un attore nero per un ruolo negativo). Nomination per Hawke come migliore attore non protagonista.
TFK

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Resident Evil 7 Biohazard: Guarda il nuovo trailer del DLC "Not a Hero" Una Figata


 

Lo sapevo che il Bastardone era ancora vivo " Luca - Luca Tranquillo ti farò lo scalpo " non mancate alla Diretta live il 12 Dicembre sul Canale Gameplay1973channel  

 

 

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lunedì 30 ottobre 2017

FESTA DEL CINEMA DI ROMA: LAST FLAG FLYING


Last Flag Flying
di Richard Liklater
con Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne
USA, 2017
genere, drammatico
durata, 124'


La notizia non era tanto di sapere che Richard Linklater sarebbe tornato sul set quanto piuttosto che "Last Flag Flying" avrebbe rappresentato il seguito de "L'ultima corveè", film simbolo della Nuova Hollywood diretto dal grande e molto compianto Hal Ashby A confermare le indiscrezioni c'era soprattutto il fatto che la sceneggiatura scritta dallo stesso regista era stata ispirata dall'omonimo libro di quel Darryl Ponicsan che aveva fornito il testo letterario utilizzato a suo tempo da Ashby. Al termine della proiezione possiamo dire che le anticipazioni sono state confermate solo a metà. "Last Flag Flying", infatti, non riprende né gli avvenimenti né i personaggi incarnati da Jack Nicholson, Otis Young e Randy Quaid. Allo stesso tempo le biografie di quelli interpretati da Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne, il loro modo di relazionarsi e soprattuto la circostanze che li costringono a stare assieme sono molto simili al film del 1973. Anche in questo caso infatti c'è di mezzo l'esercito e la sua sporca guerra (allora era il Vietnam, qui l'Iraq) e come allora è un viaggio senza ritorno a mettere in circolo il mix di dramma e commedia che scandisce il rendez-vous degli ex marine. Le continuità appena colte non impediscono però al film di Linklater di ritagliarsi la propria identità e di assumere toni più drammatici che camerateschi, derivati dal fatto che Larry "Doc" Shepherd (Carrell), l'ex marine Sal Nealon (Cranston) e il Reverendo Richard Mueller (Fishburne) si ritrovano a fare i conti con la morte del figlio di Doc, caduto sul campo battaglia e scortato dai tre uomini che si preoccupano di accompagnarne le spoglie fino al luogo dove si svolgerà il funerale. 

Senza contare che "Last Flag Flying" consente a Linklater di aggiornare la propria cinematografia che mai come in questo caso si era trovata ad affrontare cosi da vicino il tema della morte. Inoltre dopo una carriera volta a definire gli orizzonti esistenziali delle generazioni più giovani questa volta la regia del cineasta texano si produce in uno scarto anagrafico che seppur operante in una dimensione ancora una volta intima e personale lascia campo libero a una visione più matura e politica della vita, in cui il bisogno di riconoscimento e le grandi passioni artistiche e sentimentali vengono sostituite dall'urgenza del consuntivo esistenziale effettuato in una dimensione da grande freddo cinematografico. Alla lunga però il cambio di passo finisce per inceppare il meccanismo narrativo di Linklater, alterandolo laddove normalmente questo è capace di fare la differenza e cioè la fluidità dei dialoghi che, privati della consueta giocosità e leggerezza procedono con fatica, dando l'impressione di parlarsi addosso.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)

in Diretta live da Sony Paris Games Week 2017: Durante il pre show saranno presentati sette nuovi giochi targati Sony

 

 

 

A cura di Antonello “AWesker” Buzzi

 

Come già saprete, la conferenza Paris Games Week 2017 Playstation Media Showcase di Sony Interactive Entertainment si terrà oggi pomeriggio alle ore 17:00. In un recente messaggio pubblicato su Playstation Blog, la compagnia ha annunciato che all'evento saranno mostrate alcune anteprime esclusive di vari titoli in uscita prossimamente.

Tuttavia, un'ora prima della conferenza, l'azienda terrà un live stream che offrirà uno sguardo più ravvicinato a 21 titoli, inclusi sette prodotti non ancora annunciati per Playstation 4 e Playstation VR.

Come anticipato dall'account Twitter Playstation: "E3 era solo la metà della storia".

Ricordiamo che gli eventi potranno essere seguiti in diretta su live.playstation.com, Twitch, YouTube e Facebook.

Oggi alle 14:00 Finiremo South park Scontri di-retti con il personaggio Bianco -


Qui allego la play-List dei Video pubblicati di South park Scontri di-retti dove vi mostro tutti i segreti scoperti fino adesso

 

 

 

Ps: finito il gioco con il personaggio bianco lo faremo con il personaggio di colore, è li le cose Cambiano di Brutto il Livello di difficoltà diventa Estremo -- ma state tranquilli lo finirò  " non perdetevi la diretta di oggi "

 

 

Video: Wolfenstein II: The New Colossus Finito in meno di 80 minuti " A Modalità Lattante "







Wolfenstein II: The New Colossus Finito in meno di 80 minuti  " A Modalità Lattante  " Complimenti ha compiuto un impresa titanica :-) 

 

 

 

 

domenica 29 ottobre 2017

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

La ragazza nella nebbia
di Donato Carrisi 
con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy
Italia, 2017
genere, thriller
durata, 127’

La sedicenne Anna Lou, brava ragazza dai lunghi capelli rossi, appartenente ad una confraternita religiosa molto conservatrice, scompare dal paesino montano di Avechot. A interessarsi del caso è l'ispettore Vogel, che ha una reputazione professionale da salvare e una propensione a fare leva sui mass media. Considerato che ad Avechot si è appena trasferito un professore di liceo con moglie e figlia, chi meglio di un estraneo alla comunità può candidarsi come principale sospettato?
Donato Carrisi esordisce alla regia con l'adattamento di uno dei suoi romanzi di maggiore successo, “La ragazza nella nebbia”, firmandone anche la sceneggiatura, e fa dire al professore che "la prima regola di un grande romanziere è copiare".
Fedele al suo motto, procede ad attingere a piene mani da molto del cinema che l'ha preceduto e in particolare da alcuni autori di culto: da David Lynch, innumerevoli i riferimenti a “Twin Peaks”, al David Fincher di “L'amore bugiardo” e di “Seven”, passando per il Giuseppe Tornatore di “Una pura formalità” e Tomas Alfredsion, cui lo accomuna la difficoltà di portare sul grande schermo un noir di successo. “L'uomo di neve” e “La ragazza nella nebbia”, infatti, si somigliano non solo per atmosfere e inquadrature nordiche, ma anche per l'affastellamento delle trame e sottotrame e l'eccessiva sottolineatura esplicativa della vicenda nelle sequenze finali.
Carrisi cita anche molte serie televisive recenti, a cominciare da “Fargo”, e struttura la sua narrazione più secondo le regole del piccolo che del grande schermo, inserendo dettagli didascalici, come le locandine che denunciano la scomparsa di Anna Lou. Anche la scelta delle inquadrature, spesso dall'alto, con inserto di diorama, cerca di dare un'impostazione insolita all'insieme, rivelando, però, il punto debole dell'intera operazione, ovvero la mancanza di originalità autoriale.

Anche la trama è inutilmente contorta, invece di svilupparsi rapidamente, si perde in ridondanze ed eccessi che tolgono potenza narrativa, e il montaggio in flashback e flash forward confonde anziché depistare e, alla fine, chiarire. La narrazione abbandona bruscamente i personaggi, per poi riprenderli e riaccantonarli di nuovo, disturbando il racconto e non creando suspense, col risultato che alcuni personaggi restano fortemente sottosviluppati e altri macchiettistici. Il regista perde, così, l'occasione di esplorare uno dei temi più interessanti della sua storia, ovvero l'interferenza mediatica nella vita delle piccole comunità: e sarebbe stato il primo a farlo in forma drammatica compiuta, dopo la lettura comica di “Omicidio all'italiana” e “Chi m'ha visto?”.

Ciò che è apprezzabile è la buona capacità compositiva delle inquadrature e la recitazione di alcuni membri del cast, in particolare Alessio Boni, Lucrezia Guidone nel ruolo di sua moglie e Daniela Piazza e Thierry Toscan nei panni dei genitori di Anna Lou. Toni Servillo è eccessivamente manierato, e Jean Reno ha un ruolo troppo poco sviluppato per consentirgli l'interpretazione stratificata che il personaggio richiederebbe.
Riccardo Supino

FESTA DEL CINEMA DI ROMA: HOSTILES


Hostiles
di Scoot Cooper
con Christian Bale, Rosemund Pike
USA, 2017
genere, western, drammatico
durata,127'



Il film di Scott Cooper si apre con una frase di D. H. Lawrence il cui tema verte sull'insopprimibile istinto di violenza della nazione americana. Un frammento che torna utile al regista di "Hostiles" per certificare se mai non bastassero i fatti della storia recente per rendere credibile il dolore che investe il paesaggio delle sue cronache. Più di "Black Mass" il suo nuovo film sembra tornare ai luoghi (la provincia americana) e alle atmosfere (tragiche, come quelle di un pièce shakespeariana) che avevano scandito la "mattanza" di "Out of Fornace". Curiosamente però, a differenza del modello originale e a fronte di una prima parte segnato da un'incontrovertibile spirale di violenza,  "Hostiles" riesce ad arrivare alla fine senza sconfessare le sue premesse, ma comunque consegnando allo spettatore un inaspettato messaggio di speranza. Senza svelare di più della trama, lasciando a chi legge il piacere di farlo quando il film arriverà - ci auguriamo - nei cinema, basti l'accenno alla sequenza iniziale, destinata a gravare per l'efficacia della sua messinscena. Pur con l'accortezza di un montaggio che spezza la continuità dei gesti e nella distanza di sicurezza offerta dalle riprese in campo lungo, nel quadro della telecamera Cooper mette insieme la rappresentazione del dolore più indicibile, facendocelo vivere attraverso gli occhi di Rosalie (Rosamund Pike), la moglie dell'uomo e la madre dei tre bambini uccisi dalla follia omicida di una banda di Cheyenne. Siamo nell'America del 1892 impegnata a costruire la mitologia della propria fondazione e, quindi, ancora scoperta rispetto alla capacità retorica che successivamente gli avrebbe permesso di legittimare agli occhi dell'opinione pubblica i misfatti della sua politica espansionistica. In "Hostiles" dunque ogni aspetto del racconto parte da uno stato atavico e istintivo, a cominciare dalla personalità combattuta e ferina del capitano dell'esercito Joe Blocker, incaricato di scortare il nemico indiano sulla strada che gli permetterà di morire nella terra natia, e costretto dalle circostanze (la carovana di cui a un certo punto farà parte anche Rosalie deve difendersi dagli attacchi di altri indiani e di alcuni cani sciolti) a venire a patti con chi un tempo gli aveva ucciso amici e colleghi. Per continuare con la struttura del narrato, organizzata secondo le tappe di un viaggio che, nella migliore tradizione del cinema americano, si trasforma presto in un percorso esistenziale in cui le ferite dell'anima contano di più di quelle del corpo, e dove i vari personaggi trovano il modo di mondarsi una volta per tutte dai propri peccati. Se, anche "Hostiles", come quasi sempre succede quando s'interroga il passato per parlare del presente (così aveva fatto per esempio a Venezia George Clooney in "Suburbicon"), con lo scontro fratricida tra contendenti che, almeno sulla carta, dovrebbero sottostare alle medesime leggi e riconoscere lo stesso presidente, e, ancora, con la discriminazione e l'oppressione dei più forti nei confronti delle minoranze sono ispirati a quello che sta succedendo negli Stati Uniti a guida repubblicana, ciò che risulta decisivo per le sorti del film è la capacità del regista di rimanere all'interno del genere, pur facendolo con la coscienza e la sensibilità di un cineasta dei nostri giorni.



Così, se la parte più debole del film è quella in cui l'auspicabile riconciliazione tra le parti sociali si traduce in una svolta pacifista - seppur temporanea - un po' troppo meccanica da parte del protagonista, lo scarto decisivo si ha nell'abilità di regista e attori di far vivere l'intero spettro emozionale e la profonda afflizione che contraddistingue l'excursus esperienziale dei protagonisti. Cooper è bravo soprattutto ad alternare gli stati d'animo, creando un flusso emotivo in cui i momenti di stasi diventano il periodo di incubazione necessario a rendere coerente i tormenti e le esplosioni di rabbia da parte di Blocker. Bravo a coniugare la maestosità del paesaggio naturale e gli spazi sconfinati della frontiera americana con l'interiorità delle figure che lo attraversano; capace di conferire nuovo vigore visivo a immagini che altrimenti apparirebbero già viste e scontate (si veda per esempio la scelte operate nella sequenza conclusiva improntata a una compostezza quasi metafisica), "Hostiles" può contare sulla stilizzazione pittorica della fotografia di Masanobu Takayanagi e sulla performance da Oscar di uno straordinario Christian Bale, il quale, insieme a Russell Crowe si conferma in cima alla classifica degli attori drammatici più dotati della sua generazione. Se poi volessimo fare un plauso alla regia di Cooper, cineasta non sempre considerato come invece dovrebbe, diremmo che la sua nuova fatica ricorda sotto molti punti di vista il Villeneuve di "Prisoners". Tanto per dire della stima che nutriamo nei confronti del suo film.

Carlo Cerofolini
(pubblicata su ondacinema.it)

Dalle Stelle alle Stalle "#PlayerUnknown's Battlegrounds: su Steam arriva un'improvvisa ondata di recensioni negative




Fonte



Negli ultimi 30 giorni il 64% delle 102.657 recensioni di PlayerUnknown's Battlegrounds sono state negative, ci spiega Gamereactor, portando addirittura il gioco ad avere il rating complessivo di "mostly negative".

 

 

 

Ma per quale motivo gli utenti Steam hanno manifestato tanto dissenso? I motivi sembrano essere molteplici: partendo dagli oggetti di personalizzazione del personaggio che non sono gratuiti, passando per i ban ai giocatori che uccidono uno streamer, e finendo con i giocatori cinesi scocciati dalle inserzioni pubblicitarie in gioco.

 

 

 

Mentre il lancio di PlayerUnknown's Battlegrounds è stato senza dubbio di successo portando il gioco a rompere record su record di vendite, ora a quanto pare ad essere preponderante, passato l'effetto euforia iniziale, sembra proprio essere il supporto di Bluehole concesso al titolo e alla community per mantenere PUBG un ambiente sano in cui potersi divertire, ma a quanto pare il persistere di questi problemi ha portato i giocatori al limite della sopportazione.

Secondo voi gli aggiornamenti e il supporto è quello che ci si dovrebbe aspettare da un titolo in Accesso Anticipato di questa portata? Diteci la vostra nei commenti.

 

Articolo di Stefan Tiron

sabato 28 ottobre 2017

FESTA DEL CINEMA DI ROMA: UNA QUESTIONE PRIVATA

Una questione privata
di Paolo Taviani
con Luca Marinelli, Valentina Bellè, Lorenzo Richelmy
Italia, 2017
genere, drammatico
durata, 84'

Non è la prima volta che i fratelli Taviani si ispirano a un'opera letteraria, ma "Una questione privata", tratto dall'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, si colora di una spregiudicatezza che non passa inosservata. Se la storia del triangolo sentimentale che vede due amici innamorarsi della stessa ragazza ripropone una delle situazioni più classiche tanto nel cinema quanto nella letteratura, a fare la differenza nel libro dello scrittore piemontese è il fatto che lo scenario dove si svolge la vicenda è quello della resistenza partigiana impegnata a contrastare le azioni del regime fascista. Fino a qui nulla di male, se non fosse che, alla pari del testo scritto, pure in quello filmico succede che i fantasmi dell'amore abbiano un peso eguale se non superiore a quelli generati dalle conseguenze delle guerra. Invece di normalizzare il contesto, Paolo e Vittorio Taviani si adoperano per costruire un dispositivo in grado di aumentare il senso di straniamento insito nelle premesse del film, adottando una messinscena antinaturalistica e teatrale in cui tutto - a partire dalla nebbia che avvolge Milton e i suoi compagni per la maggior parte delle scene, per proseguire con la recitazione anaffettiva degli attori - rimanda a una dimensione più metafisica che reale. Di fronte a tanta modernità è davvero un peccato che a mancare sia la capacità di entrare in sintonia con lo spettatore, quasi sempre escluso dal tormento emotivo che scuote i personaggi.
Carlo Cerofolini
(pubblicata su ondacinema.it)

News: #Sony lunedì 30 2017 ha 7 giochi nuovi da annunciare la prossima settimana " Possibile Bloodborne 2? @ParisGamesWeek "




prendete questo articolo con le molle gira un Rumor che tra i sette Giochi potrebbe esserci lui Bloodborne 2


Notiziae dalla La compagnia Sony ha infatti annunciato con un post sul suo blog che in occasione del Paris Games Week di lunedì 30 ottobre avrà ben 7 titoli da presentare, sia per PS4 che PlayStation VR.

 

Questi annunci avranno inizio a partire dalle 8 AM del 30 ottobre, durante l'evento pre-show di Sony, quindi proprio alle prime battute dello show Sony ci offrirà "uno sguardo esclusivo sulla nuova ondata di grandi titoli PlayStation".

 

In occasione della fine dell'evento invece, Sony ne post-show ci offrirà uno sguardo più profondo riguardo ai nuovi annunci. non perdeteli

notizie su Friday the 13th: The Game - annunciata la modalità Paranoia " Ecco di cosa si Tratta "


 

 

 

Parliamo della nuova modalità di gioco, chiamata Paranoia. Purtroppo però le informazioni divulgate terminano qua, dato che il filmato non svela alcuna feature di questa nuova modalità, mostrandosi solo molto confusionario. Maggiori dettagli verranno divulgati nelle prossime settimane. Che Pubblicherò al più presto per tenervi informati   

 

 

 

QUESTA SERA IN DIRETTA LIVE ALLE 20:00 NON MANCATE SERATA HORROR " RESIDENT EVIL 7 "









OK RIPRENDIAMO LA SAGA DI RESIDENT EVIL 7 

QUESTA SERA PUNTATA HORROR NON MANCATE VI ASPETTO " PS IL 2 DICEMBRE USCIRANNO I DUE DLC CHE VERRANNO TRASMESSI SUL MIO CANALE FATE PASSA PAROLA OK " CI VEDIAMO STASERA "

 

LA DIRETTA SARÀ FATTA SU TWITCH 

Guarda il video live di gameplays1973channel su www.twitch.tv

OGGI ALLE 14:00 NON MANCATE ALLA DIRETTA #TWITCH DI " THE LAST OF US "

Guarda il video live di gameplays1973channel su www.twitch.tv

 

 

 

CIAO RAGAZZI 

 

IN MOLTI MI HANNO CHIEDO SE POTEVO GIOCARE A THE LAST OF US, E MOSTRARE TUTTO SUL GIOCO, OK RAGAZZI NON PERDETEVI LA DIRETTA LIVE DI OGGI ALLE 14:00  FATE PASSA PAROLA!!

 

 

 

venerdì 27 ottobre 2017

FESTA DEL CINEMA DI ROMA - DREAMS BY THE SEA

Dreams by the sea
di, Sakaris Stora
con, Juliett Nattestad, Helena He∂insdottir
Far Øer, Dan 2017
genere, drammatico
durata, 80'


La rabbia è giovane per definizione. In particolare, non conosce latitudini, né separazioni d'etnia o di censo. Non sorprende, allora, ritrovare le medesime pulsioni, gli stessi disincanti, le numerose e sovrapponibili irrequietezze, su una minuscola crosta di terra persa da qualche parte nell'Atlantico del Nord (si tratta, presumibilmente, d'un isola dell'arcipelago danese delle Far Øer), cucite addosso come una seconda pelle a due adolescenti diverse ma complementari - Ester, ragazzina educata e in apparenza adagiata sulla rispettosa esecuzione degli edificanti dettami genitoriali; Ragna, quasi coetanea, solitaria e scostante, dedita, al tempo, alla cura del fratello minore, alla gestione di un minuscolo diner e al tentativo di recupero d'una madre stanca e disattenta, avvezza all'alcool e alle amicizie occasionali - Il quasi inevitabile incontro tra loro, in un universo tanto limitato, segnerà le tappe delle rispettive formazioni alla vita attraverso l'emergere doloroso di quella certezza che spinge a non cedere alle lusinghe del cinismo e della rassegnazione.

Girato nei luoghi autentici delle vicende, "Dreams by the sea", s'avvale del fascino astratto e primordiale dei paesaggi nordici, imprevedibili nella loro aspra mutevolezza eppure come impassibili, distanti, capaci, in virtù di questa irriducibile antinomia, d'imprimersi a fondo nei gesti e nell'intimo delle persone che li abitano, al punto d'influenzarne scelte e stati d'animo. Non a caso Ester e Ragna raccolgono i frutti dei rispettivi monotoni affanni privati e dei fugaci attimi d'esaltazione di fronte all'immensità fredda dell'Oceano, stringendosi l'un l'altra e urlando il proprio dissenso a un mondo che, contrariamente a quello degli uomini, forse ne serberà almeno l'eco a titolo di monito futuro.

Strutturato secondo una lineare e scarna consequenzialità che alterna sequenze di raccordo in piani di media ampiezza a ripetute inquadrature strette, indagatrici delle sfumature emotive delle protagoniste, il film recupera parte della propria prevedibile scansione narrativa e meccanicità di snodi nell'adesione nervosa dei corpi e dei volti di Ester e di Ragna a un destino di solitudine e privazione che solo il tempo e la proverbiale tenacia femminile saprà volgere in un più equilibrato e promettente braccio di ferro.
TFK             

Oggi alle 14:00 Diretta Live su #Twitch - The Evil Within 2 " Modalità Incubo "





Pubblicato primo video in Modalità incubo



Ciao ragazzi " La Diretta inizia alle 14:00

Mi sono accordo che giocare a Modalità incubo è Molto simile alla Modalità Classica ci sono Più Mostri, lo sto giocando in Incubo solo per allenarmi e memorizzare i Mostri nuovi che ci sono in Più " La Modalità Classica è Molto Molto Più difficile il Motivo presto detto, non puoi aumentare le Abilità, non Puoi Potenziare le Armi, puoi solo utilizzare le chiavi è la Ciliegina sulla torta ai solo 7 salvataggi 

 

 

 

Notizie interessanti su " Call of Duty: WW2 " Leggi qui

 

 

Activision e Sledgehammer Games hanno svelato che le versioni PlayStation 4 e PC del nuovo Call of Duty: WW2 potranno essere pre-scaricate sulle due piattaforme tramite PlayStation Store e Steam a partire da stasera (tra le 19:00 e le 20:00). Il pre-load su Xbox One è attivo già da alcuni giorni.

 

 

 Tramite il suo blog ufficiale, il team di sviluppo dell'FPS che ci porterà a combattere nella Seconda Guerra Mondiale ha diramato alcune novità legate proprio alla versione PC del titolo. L'esperienza di gioco è stata ampimente migliorata rispetto alla Beta, mentre il sistema anti-cheat ha subito un notevole potenziamento e sarà attivo e pienamente funzionante dal day-one. Inoltre, è stato annunciato il supporto all'HDR e il FOV aumentato. Concludiamo dicendo che le Carte Steam non verranno per nulla supportate.

 

Fonte

Notizie su Fortnite: Battle Royale - all'aggiornamento Fortnitemares " Tutto quello che devi sapere "


 

 

Epic Games ha aggiornato la Battle Royale di Fortnite con un grande update che di fatto, introduce diversi elementi importanti alla modalità "arena" del suo gioco.

 

 

La patch 1.8 rende disponibili alcune meccaniche importanti, tra cui la personalizzazione e un sistema di progessione per i personaggi, oltre alla possibilità di selezionare il proprio personaggio preferito. Tutti i dettagli della patch sono stati diramati tramite il sito ufficiale di Epic Games:

La patch 1.8 introduce le funzioni di personalizzazione, che vi consentiranno di modificare il vostro stendardo, lo strumento da raccolta (come il piccone), il personaggio o il deltaplano e scegliere il vostro aspetto! Inoltre, l’aggiornamento include i primi elementi del nostro sistema di progressione e mostra come sarà implementato nella Battaglia reale di Fortnite. Infine, abbiamo inserito un negozio di oggetti accessibile direttamente dal gioco!

Giocate e sarete premiati!

Il nostro primo approccio al sistema di progressione consiste in sfide giornaliere da completare per incrementare il livello dell’account stagione e ottenere premi. Inoltre, riceverete nuove decorazioni per lo stendardo per ogni avanzamento di livello fino al 49, superato il quale inizierete ad accumulare prestigio.

Potrete ottenere due premi semplicemente completando le sfide e avanzando di livello: uno stendardo (livello 10) e un deltaplano (livello 25). Saranno vostri a titolo definitivo.

Fateci sapere ciò che vi piace e cosa invece non vi convince, fornendoci consigli su come migliorare queste meccaniche da qui in avanti!

Nota: questi premi non saranno più disponibili al termine della stagione, ma potrebbero tornare più avanti! Approfittatene finché potete.

Gli oggetti estetici e la progressione sono due aspetti del gioco che continueremo ad ampliare e migliorare.

Beh, che tipo di oggetti estetici sarà possibile acquistare per personalizzare l’esperienza?

Ottima domanda! Nel negozio degli oggetti troverete un ampio catalogo di oggetti e personaggi:

Strumenti da raccolta

Deltaplani

Personaggi

Controllate ogni giorno, perché l’offerta giornaliera cambia... quotidianamente. Le novità in primo piano, invece, saranno aggiornate ogni settimana!

 

 

 

giovedì 26 ottobre 2017

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2017: THE BREADWINNER

The Breadwinner
di Nora Towney
Canada, Irlanda, Lussemburgo 2017
genere, animazione
durata, 94'



Nell’accezione della lingua anglosassone il termine breadwinner ha una valenza che rimanda all’importanza del capo famiglia come procacciatore del benessere necessario a soddisfare i bisogni del resto del gruppo. Un ruolo che, nell’Afghanistan dell’ortodossia Talebana (siamo nel 2011 alla vigilia dell’entrata in guerra con la coalizione occidentale) spetta all’undicenne Paryana, la quale, dopo l’incarcerazione del padre, è costretta a fingersi un maschio per poter guadagnare quel pane essenziale alla sopravvivenza di madre sorella e fratellino. Assistente di Tomm Moore nella regia de “The Secret of Kells” e  “La canzone del mare”, l’irlandese Nora Towney riprende le estetiche del suo maestro per raccontare una storia d’amore e di amicizia sullo sfondo di uno dei momenti più bui della storia dell’uomo. Costruendo una trama che - nel rispetto della cultura afghana - si sviluppa attraverso la moltiplicazione dei segmenti narrativi, alternando il filone principale, costituito dagli sforzi della bambina per tenere insieme la sua famiglia con l’altro, costituito dalle favole che Parvena racconta al fratellino, “The Breadwinner” prende le distanze dalla verosimiglianza dell’animazione aericana, scegliendo una stilizzazione (pittorica) delle figure e degli ambienti in grado di donare ai personaggi il surplus d’umanità e di poesia. Regalo per grandi e piccini “The Breadwinner” inaugura al meglio la sezione Alice nelle città 2017. 
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)


GOOD TIME

Good Time
dei fratelli Safdie
con Robert Pattison, Ben Safdie, Jennifer Jason Leigh
USA, 2017
genere, drammatico
durata, 99'


Guardando il nuovo film dei fratelli Safdie, non si può fare a meno di pensare a Martin Scorsese, e a come il suo cinema abbia contribuito a formare l’immaginario cinematografico della città di New York. Come succedeva in “Taxi Driver” anche la grande mela ritratta dai due registi è una specie di far west metropolitano in cui ogni uomo è lupo all’altro uomo e dove, alla stregua di quanto accadeva a Travis Bickle, anche il personaggio interpretato da Robert Pattison si ritrova insonne e solitario a girovagare per le strade di una città ombrosa e ostile. Rispetto ad altre rappresentazioni della realtà newyorkese quella di “Good Time” mantiene un rapporto con il proprio entroterra (urbano) simile a quello del capolavoro scorsesiano: i Safdie, infatti, filmano la città con la stessa dedizione che si riserva all’oggetto amato senza impedirsi di trasferire sullo schermo la rabbia e la repulsione per il degrado umano del contesto umano e relazionale. Ad essere aggiornato è semmai l’attitudine delle persone ed i ritmi (frenetici) che scandiscono le giornate, e soprattutto, le notti americane. Così, se Bickle, dall'alto dei suoi principi moralizzatori finiva comunque per funzionare come principio ordinatore di una società caotica e corrotta, il rapinatore interpretato da Pattison ne diventa al contrario il detonatore pronto a farla esplodere. Movimentata dai sintetizzatori di Oneohtrix Point Never e sporcata dalle luci psichedeliche di Sean Price Williams la New York dei fratelli Safdie  è una gabbia fisica e mentale che bracca i personaggi, colorandone i corpi e le facce con le colpe dei suoi peccati peggiori. Senza un attimo di tregua, “Good Time” arriva alla fine consegnando allo spettatore uno dei film più belli della stagione e un Robert Pattinson al meglio delle sue possibilità. 
Carlo Cerofolini

mercoledì 25 ottobre 2017

VIA DELLA FELICITA'

Via della felicità
di Martina Di Tommaso
Italia, 2017
genere, documentario
durata, 68'


In uno dei suoi film più belli e toccanti Gianni Amelio ci metteva in guardia sulla presunzione di considerarci diversi dalle migliaia di immigrati che all’inizio degli anni novanta lasciavano l’Albania per sbarcare sulle coste pugliesi. Profetico nel considerare il problema dell’immigrazione centrale per le sorti del nostro paese, Lamerica (1994) aveva il merito tra le tante cose di ricordarci come non meno di novant’anni prima i nostri antenati facessero la stessa cosa, imbarcandosi alla volta degli Stati Uniti.


A distanza di quasi trent’anni Via della felicità, di Martina Di Tommaso, sembra chiudere il cerchio della profezia di Amelio, proponendoci la vicenda di Emma, madre single decisa a trasferirsi in Germania insieme ai propri figli, nella speranza di trovare una vita migliore di quella lasciata in Italia. Trattandosi di una storia vera e di personaggi che partecipano al progetto nella parte di se stessi, quello di Di Tommaso è un documentario che mescola realtà e finzione, ove per quest’ultima si intende non la messa in discussione dell’autenticità di ciò che vediamo sullo schermo, quanto un’idea di regia capace di ordinare il materiale raccolto dall’autrice all’interno di una cornice narrativa logica e coerente. In questa maniera, l’energia vitale di Elisa, disposta a non arrendersi anche di fronte alle difficoltà di ambientamento – la necessità di imparare una nuova lingua e il dovere di inventarsi un mestiere – trova corrispondenza in un viaggio di formazione che, prendendo atto in corso d’opera delle trasformazioni sociali del paese, analizza il problema da un punto di vista nuovo e in qualche modo più vicino allo spettatore.


Con il carico d’umanità conseguente alla contagiosa determinazione che ne scandisce l’azione, la figura di Elisa sfugge agli stereotipi di certa italianità, proponendosi nell’esemplare forza d’animo e per la capacità di rimandare al mittente l’indulgenza e il pietismo che normalmente fanno da corollario al tipo di difficoltà affrontate dalla donna. A Di Tommaso il plauso di averle raccontate senza retorica e con l’equilibrio che deve avere una storia dove privato e politico si contendono l’attenzione della macchina da presa.  Proiettato in anteprima mondiale a Firenze, in concorso al 58° Festival dei Popoli.
Carlo Cerofolini
(pubblicata su taxidrivers.it)

martedì 24 ottobre 2017

ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA IL CINEMA E' ANCHE FUORI DALLE SALE


Se è vero che tutte le strade portano a Roma il celebre adagio assume una valenza più specifica nella settimana entrante perché dal 26 ottobre al 5 novembre si svolgerà a Roma l’edizione 2017 della Festa del Cinema diretta da Antonio Monda. Al terzo anno di direttorato Monda mantiene inalterata l'idea di una manifestazione che, attraverso il cinema e i prestigiosi eventi ad esso collegati, faccia da vetrina per la città, rilanciandone l’immagine internazionale. In questo contesto appare azzeccata l'iniziativa di Italo, la compagnia ferroviaria privata che, approfittando dell’evento romano, ha lanciato l'idea di un tour nei luoghi cult dei film ambientati a Roma. Un’idea utile a convogliare la curiosità dei milioni di visitatori che ogni giorno si riversano per le strade della metropoli ma che serve anche per stimolare la curiosità di chi è abituato a considerare la bellezza a portata di mano e che invece si ritrova davanti a un tesoro ancora inesplorato e di cui può usufruire senza spendere una lira. Per chi ne volesse tenere conto conviene dare un’occhiata all’infografica contenente le sei tappe per diventare cineturista per un giorno, tra colossal hollywoodiani, film d’autore e premi Oscar.

Se volete andare a Roma in treno, magari proprio nei giorni della Festa del Cinema, Italo propone numerose offerte low cost da valutare ovviamente in base alla data e alla città di partenza. Oltre al cineturismo, poi, ci sono tante altre idee alternative per visitare Roma lontano dai consueti itinerari: ad esempio avete mai visitato il quartiere Coppedè o i mercati di Monti e Porta Portese? Sono da provare. La città eterna è sempre una scoperta!


QUESTA SERA ANDREMO IN DIRETTA LIVE SU FORTNITE SALVA IL MONDO " MODALITÀ STORIA "








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domenica 22 ottobre 2017

LA FOTO DELLA SETTIMANA

"Can't buy a thrill".Walter Backer 20/02/1950 - 30/09/2017  

sabato 21 ottobre 2017

RITORNO IN BORGOGNA

Ritorno in Borgogna
di Cedric Kaplish
con Pio Marmai, Ana Girardot, Francois Civil
Francia, 2017
genere, commedia, drammatico
durata, 113'


Considerato che, alla pari di altre cinematografie, anche quella francese arriva in Italia con il contagocce e attraverso una selezione che premia soprattutto i prodotti più leggeri, sorprende in positivo il fatto di ritrovare tra le uscite settimanali il nome di Cedric Kaplish, regista transalpino tra i più eclettici della sua generazione per la capacità di muoversi tra generi e produzioni di diverso segno. In questo contesto, “Ritorno in Borgogna” rischia di apparire quasi autobiografico nella carriera del regista poiché il ritorno a casa di Jean, uno dei protagonisti, costretto a lasciare l’Australia per accorre al capezzale del padre morente e, successivamente, per aiutare i fratelli nella conduzione dei vigneti di famiglia, è, allo stesso tempo, anche quello dell’autore, il cui ultimo film, risalente al 2013 (“Rompicapo a New York”), era stato girato - a differenza di questo, - sul suolo americano. 


Sarà stata la lontananza dal set, o forse la presa di coscienza del tempo che passa, fatto sta che “Ritorno in Borgogna”, pur presentando le caratteristiche tipiche dei film di Kaplish, - a cominciare dalla partecipazione corale dei personaggi all’evoluzione della storia - introduce nella filmografia del regista consapevolezze nuove, che riguardano tanto la narrazione, sviluppata con passo da cine romanzo, quanto la drammaturgia dei personaggi che, un po' per il lutto provocato dalla scomparsa del genitore, un po’ per il senso di inadeguatezza che ne contraddistigue le relazioni interpersonali, si colora di sfumature più drammatiche e seriose rispetto a quelle tratteggiate nei lavori precedenti. Ciò non toglie che essendo un film di Kaplish, anche “Ritorno in borgogna” è maggiormente propenso a intrecciare i fili che regolano le esistenze dei personaggi piuttosto che affondare il coltello nei problemi della realtà contemporanea. La quale, pur facendo capolino attraverso gli echi della crisi economica e le problematiche lavorative inerenti alla conduzione dell’azienda vinicola da parte dei tre fratelli, deve comunque sottostare allo swing narrativo del regista, sempre pronto a cambiar musica, alternando senza soluzione di continuità ambienti, situazioni e tipi umani. A venirne fuori è una sorta di soap opera d’autore, in cui Kaplish, senza ruffianeria ma con tanto mestiere, ci coinvolge nelle vicende del film e nelle scelte del sodalizio familiare. Per gli amanti del regista francese “Ritorno in Borgogna” è un film da non mancare.
Carlo Cerofolini