lunedì 29 febbraio 2016

Uncharted 4: Fine di un Ladro, l'open beta è prevista per questo weekend tutti in Download alle 18:00


 Fonte Eurogamer.it

 

 

 

 

 

Read the news in English

 

 

 

 

 

 

 

L'atteso titolo di Naughty Dog, Uncharted 4: Fine di un Ladro, andrà in open beta il prossimo weekend.

Nella beta potrete provare la componente multiplayer del gioco per due giorni. Infatti La beta avrà inizio alle ore 18:00 CET del 4 marzo e si concluderà il 6 marzo. Si potranno disputare partite Deathmatch a squadre su tre mappe ispirate alle ambientazioni della campagna per giocatore singolo.

Per scaricare la demo vi basterà collegarvi al PlayStation Store.

Notizie su Outlast 2 ispirato ad un evento reale " Mega Spoiler "



Fonte Games.it

 

 

 

 

 

 

Read the news in english

 

 

 

 

 




Outlast 2 si ispira al cosiddetto Massacro di Jonestown del 1978.

 

C'è grande attesa per l'uscita di Outlast 2, e così gli sviluppatori hanno giocato molto sull'alone di mistero, rilasciando pochi e ben mirati dettagli. Oggi, dopo che per mesi hanno ripetuto che la trama di Outlast 2 non era legata a quella del primo capitolo, entrano di più nel dettaglio.

 

 

Philippe Morin, co-fondatore di Red Barrells, ha svelato che Outlast 2 si ispira ad un evento storico realmente accaduto, passato alla storia come Massacro di Jamestown. Il fatto, accaduto nel 1978, ha visto il più grande suicidio di massa mai avvenuto nella storia dell'umanità, nel quale persero la vita 900 persone che facevano parte di una setta. La trama del gioco partirà da questo evento, ma non è stato svelato se ripercorrerà quanto si sa della vicenda, oppure avrà soltanto dei riferimenti.

Si sa soltanto che Red Barrels ha studiato approfonditamente la vicenda, avvenuta negli Stati Uniti, dunque ne vedremo delle belle. Anche perché Morin ha chiuso l'intervista spiegando che stanno realizzando Outlast 2 in modo che l'utente abbia un senso continuo di insicurezza e dica, fra sé e sé "ma cosa diavolo sta succedendo?". Purtroppo per poterlo provare bisognerà attendere la fine dell'anno.

ASTROSAMANTHA - LA DONNA DEI RECORD NELLO SPAZIO

Astrosamantha
di Gianluca Cerasola
con Samantha Cristoforetti
Italia, 2015
genere, documentario
durata, 83'



La felicità sul volto dei genitori nel giorno in cui i sogni dei propri figli verranno a coronarsi. Che sia il conseguimento di una laurea, il tanto atteso legame matrimoniale, la scoperta di una gravidanza, l’emozione di un progetto venuto a realizzarsi, questi attimi resteranno impressi nella memoria. Memoria che Gianluca Cerasola lascia imprimere direttamente nei bit del file digitale che costituisce l’ossatura di Astrosamantha, un piccolo trattato documentaristico sull’auto realizzazione di una donna, in primis, che ha perseguito il proprio sogno senza mai tradirlo, giungendo all’agognata meta, il viaggio spaziale. Quel viaggio che tutti noi, chi da bambino e chi in età adolescenziale, avremmo voluto avere, almeno una volta, la possibilità di intraprendere; la Cristoforetti ci conduce all’interno del proprio miraggio divenuto realtà, lasciandoci assaporare quei momenti di effimera gioia che sembra sfiorare anche la nostra pelle, sottoposta a costanti brividi durante le immagini provenienti direttamente dallo spazio, quando una terra lontanissima dai nostri abituali standard viene ripresa in tutto il suo immenso potere visivo, sia alla luce del giorno che al calare delle tenebre, lasciandoci immaginare la Cristoforetti ed il suo team in continua sospensione sulle nostre vite, aleggiante sulla nostra casa, mentre ci osserva con crescente curiosità prima di avviarsi alle proprie ricerche. Studi che dovrebbero essere il motivo scaturente della missione ma che, nella realtà documentaria costruita dal filmaker, vengono sostituiti dalla continua ricerca di meraviglia nello spettatore per i paesaggi extra-atmosferici messi in scena, dalla ricostruzione della vita nella stazione spaziale internazionale vissuta dal punto di vista di una novellina al primo volo, dalle costanti digressioni in flashback sulla preparazione degli astronauti alla missione ventura. 

Il torpore che potrebbe provenire da alcuni dialoghi viene smorzato dall’ironia, spesso involontaria, della cosmonauta italiana che, oltre a ricoprire con perfezione il ruolo della voce narrante – rimanendo molto più impressa del voice over di Giannini, fuori luogo e quasi più adatta ad un documentario naturalistico, si ritrova costretta nella narrazione a simpatiche digressioni sull’alimentazione a bordo, oltreché sull’analisi dei metodi di deiezione del gruppo di ricerca che, in altre mani, avrebbero sicuramente scaturito effetti di trash ai limiti del sopportabile. Il racconto è articolato a blocchi che sembrano scomparire, tanto abilmente montati, dietro la figura della Cristoforetti, sfuggente ad ogni tipo di idolatria o divismo, ma unica nel suo essere contemporaneamente professionale, al servizio del documentario e ricolma di gioia per l’occasione datale. Dietro alle interviste che si susseguono frenetiche sulle tv nazionali, ai comunicati stampa schermati dalle vetrate per la quarantena prima della partenza, si nasconde il volto di una ragazza solcato da rughe di esultanza spesso contenute a forza, pronte ad esplodere nel momento del lancio del razzo in direzione della stazione spaziale. Giochiamo con lei durante gli esperimenti preparatori, saltiamo insieme a lei nella sala priva di gravità, immaginiamo di levitare oltre le poltrone ed oltrepassare la linea dell’orizzonte che si profila ai limiti del globo terrestre, partecipando con lei di questo incredibile viaggio spaziale. 

L’accompagnamento musicale sembra suggerire un tappeto ideale sul quale scivolare solcando i continenti e le acque terrestri, trasmettendoci l’emotività di cui è prepotentemente impregnata quest’opera davvero originale; Cerasola non realizza un ritratto propagandistico, non ne fascistizza l’immagine ma ne esplora ogni lato emotivo, addentrandosi nell'intimità della donna-astronauta senza mai violarla apertamente. Il documentario diventa qui film, si miscela nelle forme e negli intenti, emoziona al pari di un opera volutamente finzionale, turbando anche gli animi più irremovibili nella loro durezza, trasportando anch'essi nel toccante sogno di ogni bambino. Anche io, da grande, volevo essere un astronauta, Samantha e Cerasola hanno realizzato questo nostro capriccio.
Alessandro Sisti

SHORT TERM 12

Short Term 12
d Destin Cretton
con Brie Larson, John Gallegher Jr, Rami Malek
USA, 2013
genere, drammatico
durata, 97'


Quasi 10 minuti di applausi e pubblico tutto in piedi per celebrare l'impresa di Destin Cretton, giovane regista americano che ha provocato l'emozione più grande in un concorso iniziato un po' in sordina. Per farlo Cretton si è affidato a un cast di attori pressoché sconosciuti e a una storia di disagio giovanile; un po' dalle parti di Gus Van Sant e dei suoi "ragazzi perduti", un po' in quelle di certo cinema indipendente che utilizza la macchina da presa per sondare i lati oscuri del paesaggio americano. Per non lasciarsi confondere e per meglio tratteggiare i caratteri universali della sua vicenda "Short Terms 12" si colloca lontano dalla metropoli, in un luogo imprecisato e definito più che altro dalla casa famiglia da cui il film prende il titolo, in cui Grace e il fidanzato si prendono cura degli adolescenti che entrano nell'istituto per cercare di sconfiggere il malessere che li divora, nel tentativo di rimetterli sulle frequenze del mondo dal quale voglio scappare. Una vita quotidiana senza un attimo di tregua, espressa attraverso un flusso emotivo che non prevede vie di mezzo: la gioia così come il dolore sono facce della stessa medaglia che Grace (Brie Larson) affronta facendo i conti con un passato non dissimile da quello dei suoi giovani pazienti. L'arrivo di Jayden, quattordicenne scontrosa ma piena di talento lo farà riemergere in maniera drammatica e con sviluppi sconvolgenti. 


Il soggetto che Cretton porta sullo schermo è di per sé incandescente e difficile da raccontare, perché il dolore di un'adolescenza maltrattata e ferita, pur nella sua bruciante attualità, continua ad essere oggetto di facile retorica e di una condivisione che sfocia spesso in un paternalismo che non lascia traccia. Qui, invece, a discapito di un intreccio convenzionale, incentrato sull'interazione di un gruppo di persone che cerca di convivere in un'armonia delegittimata da una serie di non detti che pesano come macigni (abusi, abbandono, indifferenza, senso di colpa, inadeguatezza) riesce ad emergere con sorprendente verità il crogiolo di opposte pulsioni che squarcia l'esistenza di un'umanità "interrotta". Cretton con sorprendente finezza psicologica e senza mai calcare la mano nella resa di situazioni che altrove, pensiamo al cinema di Larry Clark ("Marfa Girl", 2012) ma non solo, diventerebbero oggetto di ossessione voyeuristica, riesce a farci sentire la violenza e l'afflizione dei protagonisti in una continua alternanza di stati d'animo e di tensione che i volti degli attori sono capaci di esprimere senza proferir parola. Immerso in una luce delicata e a tratti crepuscolare, girato con stile controllato ma in grado di lasciare spazio ad un'improvvisazione evidente nei continui aggiustamenti della macchina da presa sulla natura recalcitrante e sfuggente dei personaggi, "Short Term 12" compie il suo capolavoro quando dimentica di essere cinema ed inizia a respirare con i battiti dell'esistenza.

Un processo non facile che Cretton riesce a realizzare guardando il mondo con gli occhi dei suoi personaggi, evitanto di scadere nell'accondiscendenza o peggio ancora nella facile sociologia. Un mix di equilibrio e spontaneità che deve molto all'immedesimazione di Brie Larson, da questo momento favorita per il premio come migliore attrice e perfetta nel delineare la lotta interiore di Grace, eroina di un quotidiano faticoso e logorante, in un'altalena di felicità e disperazione. Sviluppato dall'omonimo corto realizzato nel 2009 e vincitore del premio della giuria al Sundance Film Festival, "Short Term 12" è fortemente candidato alla vittoria finale. Al di là di ciò, speriamo lo si possa vedere presto anche in Italia.
pubblicata su ondacinema.it

domenica 28 febbraio 2016

News: Slashy Souls: il titolo mobile di Bandai Namco ispirato a Dark Souls (Video)


 

Fonte Eurogamer.it

 

 

 

 

 

Bandai Namco, il produttore di Dark Souls, ha pubblicato oggi, in collaborazione con GameStop, un inaspettato gioco mobile chiamato Slashy Souls e ispirato ai capolavori di From Software.

Bandai Namco tiene a precisare che si tratta esclusivamente di un'ispirazione e che Slashy Souls non è stato sviluppato dallo stesso studio di Dark Souls.

Slashy Souls è una rivisitazione in stile 16-bit e a scorrimento orizzontale della serie ideata da Hidetaka Miyazaki, ma in salsa endless runner adatta all'ambiente mobile.

Slashy Souls è disponibile per Android e iOS e di seguito potete vedere un video gameplay pubblicitario.

Avete visto l'ultimo oscuro trailer di Dark Souls III?

Fonte: Polygon

 

 

Oggi alle 11:00 Missioni Extra in The Following " Vi aspetto :-)



Ciao Ragazzi

ho Finito the following mi rimangono alcune missione extra da fare, siete invitate alle 11:00 in diretta live streaming sul canale gameplays1973Channel l'unico canale che propone le video guide fatte in Diretta insieme a Voi

Qui sotto potete vedere le 10 video guide del Gioco in Modalità storia finita al 100% 

PUBBLICATE LE 10 VIDEO GUIDE DI THE FOLLOWING " GRAN FINALE "







CIAO RAGAZZI 


ABBIAMO FINITO IL GIOCO, VI AUGURO UNA BUONA VISIONE A TUTTI ALLEGHERÒ SOPRA LA PLAY.LIST DEL GIOCO IN HD. 

LA FOTO DELLA SETTIMANA








Brooklyn di John Crowley, USA 2015

Siete tutti invitati il 12 Aprile alla Prima diretta livestreaming di Dark souls 3 (video)


Siete tutti invitati il 12 Aprile alla Prima diretta livestreaming di Dark souls 3 http://ift.tt/213jdxu Twitch.tv (TwitchTV) Youtube-Gaming
Pubblicato da Videotutorialgameplay su Domenica 28 febbraio 2016


















 Siete tutti invitati il 12 Aprile alla Prima diretta livestreaming di Dark souls 3 ragazzi alle 09:30 am Sarà una lunga diretta live vi aspetto ok guardate il (video)




GODS OF EGYPT

Gods of Egypt
di Alex Proyas
con Gerard Butler, Nicolaj Coster-Waldau, Abbey Lee, Courtney Eaton
USA, 2016
genere: Avventura
durata: 100'



Ambizione, eroismo, magia e mitologia convergono in questa straordinaria avventura, diretta da Alex Proyas. Una vicenda spettacolare, un film che riesce a tenere incollato lo spettatore alla poltrona sia per la sua componente action, sia per i suoi formidabili effetti speciali.
Le ambientazioni, i costumi, la musica e la mitologia vengono curate nei minimi particolari, con palazzi sfarzosi, monumenti celebrativi, piramidi e vestiti molto decorati che immergono lo spettatore in un'atmosfera che ricorda molto l’Egitto dei faraoni.per quanto riguarda l’interpretazione, il cast riesce ad immedesimarsi abbastanza bene nei personaggi, mostrandoci degli dei caratterizzati da vizi e virtù del tutto umane, a partire da Gerard Butler, interprete dello spietato Seth, il dio del caos nella mitologia egizia e una delle maggiori divinità del periodo Predinastico, con la funzione di benigna divinità dei morti. L’attore, di origini scozzesi, appare nelle vesti di un perfido tiranno, mosso dal solo desiderio di rivincita nei confronti del fratello Osiride: vuole governare tutto il creato e vendicandosi del flagello che gli è stato inflitto da Ra, che gli ha tolto la possibilità di procreare, poichè il suo destino sarebbe stato quello di combattere contro il gigantesco demone Apofis per il resto dei suoi giorni.
Tra i molti aspetti positivi, in "Gods of Egypt", però, si notano anche piccole falle. Per esempio, la tradizione mitologica non sempre viene riportata fedelmente: l’enigma della sfinge è stato completamente stravolto. Ma questi sono elementi che si possono anche trascurare, se non si è esperti in materia. Il finale abbastanza scontato, con un lieto fine abbastanza superficiale e forzato ed è troppo simile a "Prince of Persia".
Tralasciati questi piccoli punti a sfavore, "Gods of Egypt" resta comunque un buon film, in cui azione, magia e avventura riescono a combinarsi perfettamente, dando vita a una pellicola emozionante e gradevole.
Lo spietato Dio delle Tenebre, Set, ha usurpato il trono facendo precipitare nel caos l'impero, un tempo pacifico e prospero. La sopravvivenza del genere umano è in pericolo ma un uomo eroico, chiederà aiuto al potente dio Horus, e intraprenderà un viaggio per salvare il mondo e il suo grande amore. Un'epica battaglia contro Set e i suoi seguaci porterà dei e mortali nell'oltretomba mettendo a dura prova il loro coraggio.
Riccardo Supino

sabato 27 febbraio 2016

ALLE 10:00 DIRETTA LIVESTREAMING THE FOLLOWING PT 10





CIAO RAGAZZI : QUI IN ALTO TUTTE LE VIDEO GUIDE PUBBLICATE SU THE FOLLOWING BUONA VISIONE A TUTTI

ORMAI MANCANO POCHE MISSIONI, NEL FINIRE LA STORIA PRINCIPALE. VI ASPETTO OGGI RAGAZZI SUL MIO CANALE :-)

ECCO I 2 GIOCHI DI MARZO CHE COMPRERÒ COSA NE PENSATE GUARDATE I (VIDEO)








PRIMO VIDEO= USCITA PRIMO MARZO 2016 " SPERO CONDIVIDIATE LA MIA SCELTA :-)





SECONDO VIDEO= USCITA 23 MARZO 2016 SPERO CONDIVIDIATE ANCHE QUESTA MIA SCELTA :-)




SONO IN DIRETTA SU SPECIAL DARK SOULS 2 + DLC +NG 7 PARTE 4










OK CONTINUIAMO LA NOSTRA SFIDA, SPERO DI RIUSCIRE NELL'INTENTO DI SCONFIGGERE ELANA LA REGINA DELLO SQUALLORE, DEVO AMMETTERE ONESTAMENTE CHE L'IMPRESA SEMBRA ARDUA MA NON IMPOSSIBILE SPERO DI RIUSCIRVI VI ASPETTO PER LA DIRETTA LIVESTREAMING RAGAZZI :-)

GOOD KILL

venerdì 26 febbraio 2016

Oggi in diretta 11:00 SPECIAL DARK SOULS 2 + DLC +NG 7 PARTE 4






CIAO RAGAZZI 

CONTINUA LA MIA VIDEO GUIDA DI SPECIAL DARK SOULS 2 + DLC +NG 7 PARTE 4 IL GIOCO E SCHIFOSAMENTE DIFFICILE SIAMO ARRIVATI AL PRIMO DLC STIAMO AFFRONTANDO "ELANA LA REGINA DELLO SQUALLORE" DEVO AMMETTE CHE MI STA FACENDO SUDARE NON PENSAVO FOSSE COSI FORTE, MA SONO CONVITO DI RIUSCIRE A SCONFIGGERLA, POI CI CONCENTREREMO SUL DRAGO, E POI SUI TRE GUERRIERI IL BOSS SECONDARIO DEL DLC 

RICORDO SEMPRE A TUTTI CHE IL MIO CANALE È L'UNICO CANALE CHE PROPONE LE VIDEO GUIDE FATTE IN LIVESTREAMING " ISCRIVETEVI

PUBBLICATE 9 VIDEO GUIDE THE FOLLOWING " SCOPERTE ARMI LEGGENDARIE "






CIAO RAGAZZI PER FAVORE LEGGETE IL POST COMPLETAMENTE GRAZIE :-)

ORMAI SIAMO QUASI AGLI SGOCCIOLI  IL GIOCO NELLA MODALITÀ STORIA STA FINENDO, MANCA DAVVERO POCO PENSO ALTRI 2 O 3 VIDEO E CONCLUDO, POI MI POTRÒ  CONCENTRARE PRIVATAMENTE NELLE ALTRE MISSIONE CHE MI RIMANGONO DA FARE SU IL GIOCO DI BASE DYING LIGHT " INTENDO LE SFIDE E LE VARIE MISSIONE SECONDARIE, IDEM PER IL DLC THE FOLLOWING " HO DECISO DI FERMARMI QUANDO AVRÒ CONCLUSO LA MODALITÀ STORIA. FARE TUTTE LE MISSIONE E SFIDE CI VORREBBE UNA VITA, QUESTO MI LEVEREBBE DEL TEMPO PER I GIOCHI NUOVI CHE ASPETTO AD ESEMPIO IL DLC DI FALLOUT 4 " E I GIOCHI NUOVI DEL MESE DI MARZO CHE DEVO ANCORA PRENDERE!!  QUINDI SPERO MI CAPIATE SE MI FERMERÒ OK RAGAZZI :-) 

IL CLUB

Il Club
di Pablo Larrain
con Roberto Farías, Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking
Cile, 2015
durata, 98’


È ormai palese ai più come l’istituzione Chiesa non solo sia inefficace nel rimuovere le presunte mele marce dalle proprie gerarchie ma di come queste vengano protette da una estesa rete organizzata ed iper-omertosa. Se dunque con “Il caso spootlight” la ricostruzione degli episodi di cronaca faceva evincere il fatto che parlare di casi isolati – si sta parlando, ovviamente, della piaga dei preti pedofili – fosse uno sminuire pericolosamente il problema, ne “El Club” l’argomento viene trattato in maniera totalmente diversa nonostante il regista non sia dimentico di ciò di cui parlavamo poche righe fa.

In una casa, in Cile, vivono in ritiro quattro preti sconsacrati  accuditi da una suora; all’arrivo di padre Lazcano seguirà quello di un uomo, Sandokan, che da fanciullo era stato vittima proprio del neo-arrivato. La rappresentazione della vita segreta/isolata ma protetta dagli ordini superiori, quindi, da un lato richiama appunto all’omertà del mondo ecclesiastico che procede in maniera diametralmente inversa a ciò che sarebbe invece ragionevole fare, dall’altro – ed è questa la vera forza del film – permette al regista di rappresentare i peccatori come una sorta di setta composta da uomini incessantemente lussuriosi e quindi quanto mai lungi dal pentimento come postulato fondamentale dell’uomo di fede nella visione cattolica. Non trovando spazio all’interno dei personaggi, dunque, la colpa si trasfigura nel personaggio di Sandokan, presenza reale ma che i protagonisti – e parallelamente chi guarda – avvertono come fosse un fantasma pronto a far riemergere ciò che la ragione ha taciuto.

Attraverso trovate visive che tendono a lasciare soli e senza scampo i personaggi – si pensi ad esempio dell’assenza di classici controcampi a favore di inquadrature frontali – Pablo Larrain costringe i propri caratteri al confronto diretto con la pena da cui volevano fuggire senza lasciargli scampo.
Antonio Romagnoli

giovedì 25 febbraio 2016

Video: Dying Light + The Following PS4 ITA WALKTHROUG - LET'S PLAY PT 8 " TROVATO IL TEMPIO DEL SOLE "



Ciao Ragazzi

Manca davvero pochissimo nel finire la storia del gioco!! Poi potrò concentrarmi sulle missione secondarie + le Varie Sfide del Gioco!!

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Lo chiamavano Jeeg Robot
di Gabriele Mainetti
con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Elena Pastorelli
Italia, 2015
genere, fantascienza, avventura, azione
durata,





Trovare qualcosa di positivo nella crisi che attanaglia il paese può sembrare irriguardoso nei confronti delle persone che ne stanno pagando il prezzo più alto. E' pur vero però che la storia ci ha insegnato di come il progresso e il miglioramento della specie siano stati spesso il frutto di situazioni traumatiche e rivoluzionarie, capaci anche in maniera violenta di mettere in discussione le regole dello status quo che le avevano precedute. Alla pari delle altre istituzioni anche il cinema non è esente da scossoni e prova a reagire come può alla mancanza di fiducia nelle sorti del paese. Gabriele Mainetti per esempio lo fa da par suo affidandosi ad un pool di semi esordienti che comprende tra gli altri Menotti e Simone Guaglione, co-autori della sceneggiatura che ha dato vita alla storia di Enzo Ceccotti (un ottimo Claudio Santamaria), pregiudicato di borgata che il contatto con una sostanza misteriosa trasforma in una specie di super eroe. Trattandosi di un film girato in Italia e ambientato per lo più nell'area di Tor Bella Monaca, borgata romana al centro delle cronache per episodi collegati all'instabilità del sua mescolanza sociale, il progetto di  "Lo chiamavano Jeeg Robot" risultava fin dall'inizio tanto originale quanto coraggioso. A renderlo tale è innanzitutto l'idiosincrasia dei produttori italiani, abituati a considerare la fantascienza come un brand ad uso esclusivo del cinema americano e quindi per antonomasia restii a investire i propri soldi in film destinati a diventare, secondo il loro punto di vista, parenti poveri dei grandi blockbuster americani. Secondariamente, circoscrivendo il campo alla genesi del film in questione, la decisione di Mainetti di confrontarsi con i colleghi americani nel rispetto dei codici del genere, ma senza la deferenza che ci si sarebbe potuti aspettare da un esordiente si fonda sulla scelta di argomentare in modo personale intorno a una cultura che mette a sistema l'immaginario pop sul tipo di quello cosiddetto low brow, rintracciabile in alcuni film di recente produzione ("La solita commedia - Inferno" e "Italiano medio), con specificità linguistiche (l'uso del dialetto romano) e di costume profondamente connaturate con la specificità del territorio in cui la storia si svolge.


Così facendo, "Lo chiamavano Jeeg Robot" lavora allo stesso tempo in due direzioni: da una parte, si preoccupa di mantenere fede ai capisaldi del genere di riferimento, costruendo la mitologia del suo eroe attraverso le fasi classiche che contraddistinguono la scoperta e la presa di coscienza dei super poteri, incentrate quest'ultime, per la maggior parte sulle difficoltà del protagonista di adattarsi al cambiamenti e alle responsabilità che da questi poteri derivano; dall'altra, ponendosi in antitesi nei confronti delle certezze tipiche dei prodotti americani, traditi, per cosi dire, dal campionario di personaggi e di situazioni che fanno da contraltare al perfezionismo espressivo e iconografico che solitamente si accompagna a questo tipo di storie. Una scelta secondo noi vincente, perché è difficile rimanere insensibili sotto il profilo del divertimento e della partecipazione alle continue commistioni di generi, culture e specialità artistiche che a partire dal recupero del repertorio musicale anni ottanta (su tutti gli hit di Anna Oxa reinterpretati dal personaggio di Luca Marinelli) e di una star della canzone  "popolare ed eclettica" come Renato Zero, finiscono per caratterizzare visivo, centrato sui continui riferimenti al manga giapponese che da il titolo al film. E, per non parlare poi, dei rimandi a quel tipo di commedia italiana che amava raccontarsi attraverso le maschere di un'umanità mostruosa e ferale, qui capitanata da cattivo (Lo zingaro) interpretato dal nuovo zelig del nostro cinema Luca Marinelli, impegnato in una versione trash del Brian Ferry dei Roxy Music, "Lo chiamavano Jeeg Robot" può contare inoltre anche sullo stupore sensuale e smarrito di Ilenia Pastorelli (un altro volto nuovo) nella parte della ragazza interrotta (Alessia) di cui Enzo si innamora e che lo aiuterà a trovare la sua strada. Blindato da una sceneggiatura pressoché perfetta, "Jeeg Robot" è talmente diverso da quello che il cinema ci ha abituato a vedere che solo per quello andrebbe premiato dalla scelta del pubblico.
(pubblicata su ondacinema.it)

Notizie su #Uncharted4, Naughty Dog pubblica una nuova versione del trailer






Fonte Eurogamer.it



















Read the news in English















Il trailer di Uncharted 4 pubblicato ieri da Naughty Dog ha fatto molto discutere e ha messo Ubisoft nella condizione di muovere accuse di plagio nei confronti di Naughty Dog.

Per risolvere la situazione la società responsabile dello sviluppo di Uncharted 4 ha deciso di mettere in circolazione un nuovo trailer privo dell'artwork incriminato, che era stato preso da Assassin's Creed.

Il video, caricato sul canale YouTube di PlayStation, potete vederlo qui di seguito.

 

 

 

Alle 15:00 Diretta Livestreaming The Following PT 8


Ciao Ragazzi 

 

 

Manca Pochissimo alla Fine del dc The Following, finità la storia principale poi ci dedicheremo alle missione secondarie, e alle sfide con L'auto, la stessa cosa la proporrò in dying light normale avendo finito la storia al 100% faro le missione secondarie e tutte le varie sfide cosa ne dite ragazzi ve gusta :-)

mercoledì 24 febbraio 2016

News: Il terzo episodio della saga di Cars si farà


Fonte Gamesurf

 

 

 

 

 

Read the news in English

 

 

 

 





Il terzo episodio della saga di Cars si farà, e alla regia ci sarà Dan Scanlon. Il nome è conosciuto perché già regista di Monster University. Con molta probabilità Scanlon, in Pixar dal 2001, sarà affiancato nientemeno che da John Lasseter.

Aspettiamo conferme ufficiali da parte di Disney.

Vietato Sbavare: Nuovo Video trailer per Dark Souls 3 " Occhio Mega Spoiler "


Nuovo Video trailer per Dark Souls 3
Vietato Sbavare: Nuovo Video trailer per Dark Souls 3 " Occhio Mega Spoiler "
Pubblicato da Info5stelleblogpost su Mercoledì 24 febbraio 2016


Il 12 aprile è sempre più vicino e il canale YouTube ufficiale BANDAI NAMCO Entertainment Europe ha pubblicato un nuovo trailer dedicato a Dark Souls 3. Questo breve filmato, intitolato True Colors of Darkness, ci mostra alcuni dei nemici che incontreremo nel corso della nostra avventura Mi raccomando vietato Sbavare ok Occhio Mega Spoiler 

Annunciata la data d'uscita di Senran Kagura: Estival Versus PS4 (Video 18 +)








Fonte Gamesurf

La primavera si scalda, con l'annuncio della data d'uscita di Senran Kagura: Estival Versus, il piccante e gustoso sexy action game di Marvelous Entertainment.

 

 

 Il titolo arriverà il 18 marzo, su PS4 e PS Vita, e vedrà le nostre eroine godersi una vacanza in un'assolata spiaggia... rovinata subito da combattimenti furibondi!

 

 

 

 

ANOMALISA

Anomalisa,
di Charlie Kaufman e Duke Johnson
con David Thewlis, Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan
Usa, 2015
genere, animazione
durata, 90’

Analizzare un sentimento complesso come l’amore è uno dei momenti più delicati nella stesura di una sceneggiatura, spesso preda di cliché e banalismi che ne annullano ogni effetto emotivo, scadente non di rado nel più becero romanticismo fine a se stesso. Toppare su un elemento di tale portata determina la repentina destrutturazione dell’intera verosimiglianza del racconto e provoca un effetto domino tale da sortire l’effetto inverso alla volontà iniziale degli autori. Kaufman è uno di quei pochi, raffinati interpreti di un certo modo di scrivere cinema che, in punta di penna, tentano di riscrivere la storia di questo sentimento nella rappresentazione cinematografica contemporanea, rifuggendo svolgimenti melensi e ovvi, preferendovi una narrazione ricca di spunti e mai autoconclusiva, che permetta allo spettatore di mantenere il cervello attivo nella visione, lasciandogli la facoltà di ricostruire o meno gli eventi rappresentati. Sin dall’apprezzatissimo Eternal sunshine of the spotless mind, Kaufman ha dimostrato di avere la rara abilità di poter affrontare, senza peli sulla lingua ed allo stesso tempo con una dolcezza senza pari, il valzer del corteggiamento, dell’innamoramento e le successive fasi di questo benessere/malessere in maniera non trita, alterando il normale flusso narrativo in una continua lotta emotiva interna sia ai protagonisti che allo spettatore. 



Chiunque abbia vissuto una storia d’amore intensa, giunta ormai al suo culmine, potrà immedesimarsi nelle vicissitudini che accadranno a Michael; ogni relazione giunge al suo apice per poi stabilizzarsi su livelli di normalità quasi annichilente, opprimente per molti che spesso, nel viverla in queste condizioni avvertono il bisogno di dare una sterzata alle stesse. Giustamente o errando non ci è dato saperlo, perché lo sguardo di Kaufman non è moraleggiante; il regista-autore lascia fluire gli eventi non intervenendo in alcuna maniera su di essi, non mostrando il proprio punto di vista, pur evincibile dall’atmosfera cupa ed ossessiva con la quale confeziona tale opera. La storia si apre programmaticamente con il movimento di macchina che sarà la cifra stilistica dell’intero film, quel piano sequenza in cui la camera carrella dall’esterno all’interno del velivolo in cui viaggia il protagonista. Michael continua il suo viaggio verso il cambiamento in taxi, lasciando riecheggiare nello sfondo eventi collaterali Manniani e corse notturne di stregonesca memoria così care all’horror nostrano, per poi approdare nell’albergo in cui gli occhi dell’uomo torneranno nuovamente a brillare. Il corridoio da attraversare per giungere all’agognato, soave e melodioso suono che sembra così diverso dalle voci udite in precedenza, è talmente lungo da sembrare infinito; illuminato fotograficamente in modo ineccepibile è un preambolo alla scoperta della possibilità di poter tornare ad amare. Kaufman amalgama le voci di tutti i personaggi incontrati dal protagonista e le fa doppiare ad un unico attore (indistintamente per caratteri maschili e femminili), permettendo alle corde vocali di Lisa di vibrare e produrre una melodia, piuttosto che un discorso, lasciando scivolare alle spalle di Michael il torpore emotivo in cui stava vivendo e dandogli una scossa violenta, inaspettata, ormai inattesa. 

Lisa è l’emozione che mancava da tempo, il brivido assente dalla sua pelle, il battito di un cuore ormai assopito, il collante che gli permetterà di tenere uniti i cocci di una intera esistenza (ben rappresentata dalle crepe che si affastellano sul volto dell’uomo che, in uno dei momenti più riusciti, sembra sul punto di prorompere in una pioggia di emozioni). Anomalisa è in grado di toccare corde dell’animo umano che altri film con attori in carne ed ossa e, potenzialmente più espressivi di modellini per stop-motion, non sono in grado di smuovere. L’insicurezza di Lisa e la sua titubanza iniziale vengono meno nella scena di sesso più dolce e delicata che si possa ricordare, dove la camera si allontana dal letto quasi con pudore, lasciando l’intimità ai due amanti. Anomalisa è un anomalia esso stesso, un particolarissimo gioiellino che si avvicina al capolavoro, senza mai volerlo rivendicare platealmente, ma culminante in un finale di rara cupezza ed ansietà.
Alessandro Sisti

Oggi alle 11:00 continua l'ultimo viaggio SPECIAL DARK SOULS 2 + DLC +NG 7





READ THE NEWS IN ENGLISH







CIAO RAGAZZI

OGGI CONTINUO LA MIA ULTIMA SFIDA DI DARK SOULS 2 SCHOLAR OF THE FIRST SIN IN MODALITÀ NEW GAME PLUS (NG 7) COMPRESO I  DLC. QUETA SFIDA SARÀ MOLTO DIFFICILE VISTO CHE HO RAGGIUNTO IL LIVELLO MAX DI DIFFICOLTÀ DI DARK SOULS 2. MA QUESTO RENDE MOLTO ESALTANTE GIOCARE VI ASPETTO RAGAZZI


QUI ALLEGO I SUE VIDEO PUBBLICATI DI QUESTA MIA ULTIMA SFIDA





News: Parliamo di #Alienation " Possibile giocone dell'anno"



Fonte Eurogamer.it


















Read the news in English


















In questo momento ci troviamo a Londra e siamo appena usciti dall'evento organizzato da Sony per la presentazione della propria line-up digitale. Il primo titolo a cui abbiamo deciso di dedicarci è Alienation, ultima fatica di Housemarque, team che fino ad ora non ha mai deluso. Dopo averci fatto passare ore incollati alla PlayStation 4 e alla PSVita con Super Stardust HD, dopo averci fatto vivere la tensione di un'apocalisse zombie su scala mondiale con Dead Nation, dopo aver spopolato prima su PS4 e poi su Vita con Resogun, questo solidissimo team torna a mettersi alla prova con un nuovo twin stick shooter multiplayer.

Basta una rapida occhiata per individuare immediatamente il tocco di Housemarque in Alienation. La quantità e la qualità di effetti particellari che invadono lo schermo durante le partite è impressionante, pur non risultando mai eccessiva e dannosa per la qualità dell'esperienza. L'idea di base è quella di partire dal buon lavoro svolto con Dead Nation per creare uno sparatutto multiplayer ipnotico e capace di trasformarsi in una vera e propria droga, grazie all'integrazione di elementi simili a quelli che hanno decretato il successo di Borderlands e Destiny.

Ogni giocatore è libero di creare la propria classe personalizzata partendo dalle tre disponibili e attivando le abilità attive e passive più indicate in base all'approccio scelto. A questo, ovviamente, si affianca la scelta di un'arma adeguata al compito che si vuole svolgere in combattimento.

1

Il gioco di squadra è fondamentale per superare le situazioni più complicate.

I personaggi possono essere sviluppati in tanti modi differenti, in modo da creare le varianti tradizionali delle classi che siamo abituati a vedere in altri titoli multiplayer con un'impostazione di questo tipo. Combinando le varie opzioni a disposizione, per esempio, si può creare il tank ideale in grado di sopportare una gran quantità di danni lasciando campo libero ai compagni di squadra, nella selvaggia caccia all'alieno.

Rispetto a quanto accadeva in Dead Nation le creature contro coi si combatte in Alienation sono più veloci e spesso in grado di rispondere al fuoco con armi di ogni genere. Durante la nostra partita abbiamo affrontato una missione ambientata in una mappa innevata popolata da alieni di ogni tipo, decisi a farci la pelle con ogni mezzo a disposizione. Nel corso della missione ci siamo imbattuti in una serie di mini-boss in grado di sparare proiettili a ricerca, in massicci alieni dotati di un pericoloso mortaio, e in tante altre creature che alternavano attacchi corpo a corpo con altri approcci offensivi.

Il sistema di controllo ricorda molto da vicino quello di Dead Nation, con il movimento affidato allo stick sinistro e la mia a quello destro, mentre il tasto R2 viene usato per aprire il fuoco. Per favorire gli spostamenti nell'area di gioco questa volta si possono anche scavalcare alcuni ostacoli, lasciando spazio a nuove strategie di combattimento. Con il tasto L1 si usa un pratico scatto associato a un indicatore della stamina, con R3 si ricarica l'arma, con L2 si usa uno degli strumenti equipaggiati (nel nostro caso si trattava di una granata che poteva esser fatta detonare a comando) e con R1 si sferra un utile attacco corpo a corpo.


 2


Nonostante le somiglianze con Dead Nation bastano pochi istanti per rendersi immediatamente conto di quanto Alienation sia diverso dal suo predecessore. La minor pesantezza dei movimenti, i tempi di ricarica gestiti diversamente e la libertà di poter sparare senza dover necessariamente puntare all'headshot modificano in modo evidente l'esperienza, rendendola fresca a coinvolgente. Tutto è molto intuitivo, e dopo pochi passi ci siamo immediatamente trovati a nostro agio, pronti a spaccare qualche testa aliena. Girovagando per la mappa si trovano casse contenenti oggetti più o meno rari, e dei drop chiamati Core, che servono per modificare le armi.

Se ricordate bene, la crescita e il potenziamento dei personaggi era uno dei punti deboli di Dead Nation. Troppo lineare e poco ispirato, il sistema di progressione del vecchio twin stick shooter in salsa zombie aveva davvero poco da dire, dettaglio che non è sfuggito agli sviluppatori. In Alienation l'evoluzione dei personaggi sarà affidata all'attivazione di skill e abilità attive e passive, oltre che ai già citati Core.

I Core, in sostanza, permetteranno di attribuire alle armi bonus e capacità specifici che aiuteranno a rendere i giocatori ancor più efficienti nei rispettivi ruoli. Nella build da noi provata, per esempio, aggiungendo un Core appena raccolto allo shotgun del nostro tank abbiamo ottenuto una nuova abilità che attivava automaticamente un utile scudo quando venivamo circondati dai nemici.


 3

Tutto questo si affianca a un gameplay già adesso molto divertente, soprattutto in multiplayer. Il gioco supporterà il drop in e il drop out libero fino al raggiungimento di un massimo di 4 giocatori in contemporanea, permettendo di fatto di imbastire partite con gli amici senza alcuna difficoltà. Il fatto che le abilità possano essere sempre ridistribuite liberamente, inoltre, permette anche di creare il party perfetto a seconda delle esigenze e di chi si unirà al gruppo.

Se il team di Housemarque riuscirà a creare un end game all'altezza, c'è il serio rischio che Alienation si trasformi in una vero e proprio cult. Non vediamo l'ora di mettere le mani sulla versione finale del gioco!

martedì 23 febbraio 2016

PUBBLICATE 7 VIDEO GUIDE DI THE FOLLOWING






CIAO A TUTTI 

LA NOSTRA VIDEO GUIDA PROCEDE BENE, ORMAI MANCA POCHISSIMO NEL FINIRE LA STORIA PRINCIPALE, POI CI DEDICHEREMO ALL'ESPLORAZIONE + LE VARIE MISSIONI SECONDARIE + LE VARIE SFIDE CON L'AUTO!! 

 

RICORDO SEMPRE A TUTTI CHE IL MIO CANALE GAMEPLAYS1973CHANNEL È L'UNICO CANALE CHE PROPONE LE VIDEO GUIDE IN LIVESTREAMING "ISCRIVITI "  BUONA VISIONE A TUTTI SOPRA POTETE VEDERE I SETTE VIDEO PUBBLICATI :-) SEMPRE IN CONTINUO AGGIORNAMENTO!!

Notizie su DOOM: Bethesda ci spiega il multiplayer





Fonte Games.it

 

 

 

 

 

 

 

 Read the news in English

 

 

 

 

 

 

 



Come gli utenti appassionati di DOOM sicuramente sapranno, nel gioco che uscirà il prossimo maggio avremo sia una componente single player che una multiplayer. Gli sviluppatori di Bethesda si soffermano oggi in particolare su quest'ultima, nel seguente comunicato stampa.

doom-bethesda-multiplayer

Come l'appassionante campagna in singolo, il multigiocatore di DOOM è un continuo susseguirsi di sparatorie. I giocatori non hanno il tempo di fermarsi a riprendere fiato, nascondersi o appostarsi dietro gli angoli: è caos multigiocatore allo stato puro.


Sviluppato in collaborazione con Certain Affinity, il multigiocatore è già stato collaudato in occasione della Quakecon e in una serie di Alfa a numero chiuso. Solo di recente, però, abbiamo potuto metter mano a una modalità appena svelata: Via della Guerra.


Si tratta della classica modalità "re della collina" rivisitata in stile DOOM, con la differenza che il punto di cattura si muove in senso circolare sulla mappa seguendo un percorso predefinito. Allo stesso tempo, una runa demoniaca in grado di rovesciare le sorti della partita si muove lungo lo stesso percorso, ma in senso opposto.


I giocatori possono correre verso il potenziamento e trasformarsi in un demone ammazza-Marine, assiepati intorno al punto di cattura per difendere o rubare il controllo, oppure girovagare per la mappa a caccia di nemici. Tutto questo rende Via della Guerra una modalità dinamica e frenetica come la campagna in singolo, per un divertimento senza limiti.


Nell'ultima sessione abbiamo presentato anche i moduli hack, oggetti consumabili monouso che si possono ottenere progredendo nel gioco. Più si gioca, più moduli hack si ottengono (ma non sono legati alle microtransazioni). Il nostro preferito tra quelli che sono stati svelati è Timer di rifornimento, utile per visualizzare i timer di rigenerazione dei potenziamenti.


"Sapendo che un pezzo di corazza sarà sulla mappa tra 10 secondi, abbiamo tutto il tempo di organizzarci per prenderlo appena compare," spiega Stratton. Gli altri moduli hack includono Punizione (mostra posizione e salute dell'ultimo nemico che ci ha uccisi), Scout (al nostro rientro, rivela tutti i nemici per qualche secondo), Segni vitali (visualizza le barre d'energia dei nemici) e Brama di potere (segnala tutti i potenziamenti nelle vicinanze). Tutti questi moduli hack hanno dei timer, ma quello attivo si interrompe in caso di morte: così possiamo usare il tempo rimasto nel modulo, oppure sceglierne un altro prima di rientrare (senza perdere il tempo residuo nel modulo precedente).


Stratton vede più di un'analogia tra i moduli hack e il "sesto senso" che solo i migliori atleti sembrano sviluppare. "I moduli hack aumentano il livello di consapevolezza di ciò che accade intorno a noi e, se utilizzati al meglio, ci rendono più efficaci," afferma Stratton. "I giocatori più bravi vedono queste cose quasi per istinto. Comunque sia, i moduli hack non incidono sul bilanciamento del gioco potenziando le armi o cose di questo tipo."

Ciao a Tutti Parliamo di dark souls 3, le mie valutazione da fan Leggete qui.





 

READ THE NEWS IN ENGLISH




Ciao amici prima che voi iniziate a leggere le mie valutazione sul gioco dei Souls " Voglio Ricordare a Tutti quanti che il 12 Aprile alle 09:30 AM andrò in Diretta Livestreaming sul gioco di dark souls 3 " Premesso che sarà una lunga diretta visto che voglio finirlo insieme a voi, scoprire il più possibile sul gioco!! ma come sappiamo tutti quanti il vero dark souls 3 inizierà quando si giocherà la Modalità New Game Plus!! Ora Basta alle ciance qui le mie valutazioni sul gioco della serie souls Buona Lettura a Tutti.

 




 Parliamo di dark souls 3 le mie valutazione da fan del Genere


Sono passati ormai cinque anni dalla pubblicazione del primo Dark Souls, e sette dal rilascio del primo titolo della saga "Souls", se così possiamo chiamarla. Da allora è partita l'ascesa di From Software, piccola azienda videoludica giapponese prima conosciuta unicamente per titoli di stampo orientale riservati ad un pubblico perlopiù di nicchia quali Armored Core o Tenchu.


Tra i meriti di Hidetaka Miyazaki ci sono quello di essere riuscito a rendere popolari dei videogiochi dalla difficoltà impegnativa e quello di essere riuscito a raccontare delle storie in un modo unico, senza usare cut-scene o dialoghi diretti, bensì lasciando sempre un velo di mistero e delle domande che trovano risposta solo attraverso un'attenta osservazione e speculazioni personali.

Un nuovo cimitero


Il primo Dark Souls fu quasi un fulmine a ciel sereno, il secondo capitolo ha fatto storcere il naso a molti dei fan più accaniti - anche perché, ricordiamolo, non era sotto la direzione artistica di Miyazaki -, ed ora, ad un anno dell'uscita di Bloodborne, che a modo suo è riuscito a rinnovare gameplay e stile di gioco della saga, ci prepariamo a ricevere delle risposte. Anche se probabilmente Dark Souls III, con la sua lore, ci lascerà con ulteriori dubbi e domande.

 

 


Poco più di una settimana fa è stato pubblicato l'opening cinematic sul canale Youtube ufficiale della Bandai Namco, e tra meno di due mesi potremo finalmente metter mano sul titolo. Per il momento possiamo solo parlarvi di quanto è stato mostrato e delle nostre aspettative al riguardo.

Per prima cosa, ovviamente ci ritroveremo in una landa inedita chiamata Lothring: i collegamenti con Lordran e Drangleic non sono ancora ben definiti, ma una cosa è certa: questa volta l'ambientazione sarà molto più cupa dei predecessori. L'esperienza di Bloodborne avrà di certo influenzato l'estetica del nuovo gioco, ma ovviamente sono altri i motivi che hanno spinto a questa scelta: a quanto pare la desolazione sarà un punto ancora più cardine rispetto al passato. Da quanto visto nei filmati, avremo a che fare con strutture di pietra possenti, cavalieri perduti e tanta, tanta cenere, in contrapposizione con la fiamma.

Gameplay dal passato


In termini di gameplay, da me Giocato ci troveremo di fronte ad un ibrido tra Dark Souls II e Bloodborne: il combat system sarà di sicuro più frenetico e punitivo, ed avremo a che fare con armi dai moveset unici e ben definiti. Insomma, tutto quello che mancava al capitolo di transizione. Una cosa è certa: come al solito dovremo studiare per bene le aree che andremo ad affrontare, imparando dalle morti e tenendo sempre gli occhi aperti in cerca di trappole ed imboscate, che di certo non mancheranno.









Dark Souls 3 Parliamo della Beta test che fortunatamente ho potuto giocare :-) 


Per quanto riguarda il comparto grafico, assisteremo al primo "Souls" pensato unicamente per next-gen: dopo l'esperienza di Bloodborne e non possiamo che aspettarci che un alto livello di dettaglio, anche se il gioco girerà ad un massimo di 30 fps anche su PC, e la cosa ci ha fatto storcere non poco il naso. In ogni caso, From Software ha dimostrato di poter imparare dai propri errori: speriamo di non vedere più cadaveri che si animano senza alcuna ragione fisica e texture a bassa risoluzione, ma siamo abbastanza sicuri che la nostra fiducia è ben riposta. Anzi, l'ambiente di Dark Souls III promette davvero di essere d'impatto.


In definitiva, Dark Souls III ha tutte le carte in regola per diventare un titolo memorabile ai livelli del primo della serie: la promessa di innovare e migliorare una formula già ben affermata è davvero accattivante, e tutto ciò, unito alla mente ed alle idee di Miyazaki difficilmente potranno deludere le nostre rosee aspettative. Non ci resta che aspettare questi due mesi che ci separano dal lancio. Siete invitati tutti sul mio canale Gameplays1973channel per la diretta Live ok Ragazzi :-)

 

 

Notizie su #Fallout4, ecco gli obiettivi del DLC Automotron leggi qui



Fonte vg247.it
















Read the news in English


















In queste ore sono apparsi su Steam gli Achievements dei DLC di Fallout 4, che potrebbero rivelare nuove informazioni sulle espansioni del gioco di Bethesda.

I nuovi obiettivi sono solo cinque, e relativi al DLC Automotron che sarà rilasciato a marzo. Potete vedere voi stessi i nuovi Achievements collegandovi alla pagina Steam di Fallout 4.

 

 

Sembra quindi che il primo dei 3 DLC annunciati per Fallout 4 includerà un totale di 3 missioni e qualche nuova attrezzatura da sfruttare.

Vi ricordiamo che a partire dal 1 marzo, il prezzo del Season Pass aumenterà notevolmente. Avete quindi ancora pochi giorni a disposizione per ottenerlo a 29,99€.

Sapevate che il supporto ufficiale per le mod arriverà su PC ad aprile?

One Piece Burning Blood: nuovo trailer e un nuovo personaggio Marshall D. Teach. Meglio conosciuto come Barbanera,




Fonte Games.it




















Read the news in English















BANDAI NAMCO Entertainment Europe è lieta di svelare nuovi dettagli sulla modalità Guerra Suprema di One Piece Burning Blood. Preparatevi a rivivere questa battaglia epica attraverso intensi scontri e nuove cut scene.

L’intera guerra avrà una grafica in stile anime per un’immersione totale e le immagini dall’anime di ONE PIECE illustreranno ogni parte della saga.
Inoltre in questo scontro, sarai in grado di scegliere tra 4 diversi percorsi: Rufy, Barbabianca, Akainu e Ace. Per una migliore esperienza di gioco, i differenti stili di combattimento dipenderanno dalle situazione che incontrerete: 1 VS 1, 2 VS 2, 1 VS 3, etc.

 

Ultimo ma non meno importante, siamo felici di annunciare che un nuovo personaggio si unirà al cast: Marshall D. Teach. Meglio conosciuto come Barbanera, usa i suoi terrificanti poteri derivati dal frutto Rogia Dark-Dark per attirare tutto sotto il suo controllo.

One Piece Burning Blood sarà disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PlayStation Vita dal 3 giugno 2016. La versione PC arriverà sempre a giugno 2016.

 

 

News: La campionessa di Hearthstone , Hafu, parla dei casi di sessismo e delle molestie subite




Fonte Eurogamer.it

 

 

 

 

 

 

 

Read the news in English

 

 

 

 

 




Hafu è uno dei migliori giocatori di Hearthstone Arena ma è allo stesso tempo una donna che in molti casi è stata vittima di casi di sessismo e di vere e proprie molestie.

A raccontarlo la stessa Hafu nel corso di un'intervista pubblicata da Fusion e riportata da PC Gamer. Nel corso di questo video la ragazza ha parlato dei problemi incontrati nel mondo degli eSport ma anche semplicemente nel corso delle dirette sul proprio canale Twitch.

In passato Hafu era una pro nel circuito di World of Warcraft ma ha lasciato la competizione a causa di "incidenti" come, per esempio, la presenza di un team chiamato "Gonna Rape Hafu at Regionals" (letteralmente "Stupreremo Hafu ai regionali"). La situazione su Twitch, per quanto in parte meno grave, non è però priva di problemi.

"Quando hai 70.000 persone che seguono la diretta e tutto ciò che vedi sono cose terribile dette sul tuo conto inizi a pensare: perché competo?" spiega Hafu. "Gli spettatori sanno premere dove fa male giusto? E quando mostri una debolezza le persone continuano a premere."

Secondo i commenti su Reddit, la streamer non sarebbe vittima di molestie perché donna ma semplicemente perché fa streaming e gestire abusi fa parte del mestiere. Una spiegazione a dir poco ridicola ma che sembrerebbe in un certo senso giustificare un comportamento vergognoso, un comportamento che a quanto pare rimane tale solo fino a quando si rimane anonimi comodamente seduti di fronte a un PC.

Un altro caso, insomma, che dimostra uno dei lati negativi più evidenti dell'utilizzo di internet: il sentirsi forti nella propria anonimità.

Cosa pensate della vicenda di Hafu e più in generale di questo tipo di comportamenti?

 

 

lunedì 22 febbraio 2016

ONDA SU ONDA

Onda su onda
di Rocco Papaleo
con Alessandro Gassmann, Rocco Papaleo, Massimiliano Gallo
italia, 2015
genere, commedia
durata,




Che si svolga sulla terra ferma, com'è accaduto in talune occasioni, o che si avventuri oltreoceano, come succede nel suo ultimo lavoro, il cinema di Rocco Papaleo assegna al mare una funzione narrativa importante, declinata, a seconda dei casi, quale elemento del paesaggio destinato a influenzare le scelte di personaggi, ispirati all'azione in virtù della sua sola presenza o come luogo dell'anima, compartecipe nel definire l'escalation emozionale proposto dal copione. Così capitava sia in "Basilicata Coast to Coast" in cui le indicazioni idrografiche riferite nel  titolo servivano a dare corso al sogno di una vita, misurato nella distanza - da costa a costa - coperta dalla band per arrivare nella sede del concorso musicale, sia in "Una piccola impresa meridionale" in cui la marina antistante al faro in disuso diventava la custode del segreto che affliggeva il tormentato protagonista. Giunto al suo terzo lungometraggio il regista lungi dall'invertire la tendenza ne rincara la dose allorché la distesa oceanica che separa l'Italia dal Sud America oltre a presentare le caratteristiche appena elencate non è più uno spazio lambito dalle esistenze dei personaggi ma ne diventa parte integrante per il fatto di essere l'unica opzione possibile per raggiungere Montevideo, sulla cui rotta è diretta la nave mercantile a bordo della quale si incontrano Gegè, cantante in disarmo determinato a non lasciarsi sfuggire l'occasione di guadagnarsi l'ingaggio del concerto che ne sancirà l'addio dalle scene e Ruggero, il cuoco dell'equipaggio che dopo aver rinunciato a qualsiasi tipo di socialità guarda il mondo dall'oblò della sua cabina.



Detto che la trama del film si divide in due parti, con la seconda d'ambientazione cittadina incentrata sugli sviluppi di un sodalizio destinato a consolidarsi in ragione dell'accordo che spingerà Ruggero a recitare la parte dell'amico, presentandosi a Gilda Mandarino nelle vesti del cantante che la donna stava aspettando per completare l'allestimento dell'evento, "Onda su onda" alcuni dei temi prediletti dal regista a cominciare dalla presenza del viaggio, inteso sia come espediente utile alla progressione narrativa e, in un'accezione squisitamente intima, quale sintomo di un ‘inquietudine che nei film di Papaleo è sempre il preludio di un qualche tipo di cambiamento e di rinascita. Seguito ma solo per motivi di trascrizione da quello dell'amicizia, a differenza di altre occasioni proposto al di fuori di relazioni collettive e individuato nelle differenze - fisiognomiche e caratteriali- di due interpreti (lo stesso Papaleo e  un ottimo Alessandro Gassmann) tanto distanti quanto ineccepibili nel dare forma e pure sostanza agli stilemi di un buddy movie all'italiana che prende quota nella capacità degli interpreti di mescolare dramma e commedia con depistaggi come quelli che vediamo nella sezione finale in cui amore e morte si danno continuamente il cambio restituendo il senso di sconfitta e di ineluttabilità di cui la storia è impregnata con malinconica leggerezza. Un valore che "Onda su onda" in parte spreca con momenti in cui i toni farseschi e caricaturali dei leit motiv rappresentati dagli inserti musicali dell'orchestrina che accompagna Gegè e dagli scketch di Massimiliano Gallo nel ruolo di un comandante della nave in crisi d'autostima rappresentano dei diversivi troppo scontati per risultare divertenti.
pubblicato su ondacinema.it
                

PUBBLICATE 6 VIDEO GUIDE DI THE FOLLOWING " SCONFITTO BOSS BEELZEBUFO "






CIAO RAGAZZI 

 

CONTINUA LA NOSTRA MISSIONE SU THE FOLLOWING OGGI ABBIAMO SCONFITTO UN'ALTRO BOSS DI NOME BEELZEBUFO, MA ONESTAMENTE È STATO FACILE SCONFIGGERLO. NON ERA PARAGONABILE AL PRIMO BOSS HOLLER CHE CI AFFATTO SU DARE, QUESTO È STATO UNA PASSEGGIATINA DI SALUTE SCONFIGGERLO DA COME VEDRETE DAL VIDEO

RICORDO SEMPRE A TUTTI CHE IL CANALE GAMEPLAYS1973CHANNEL È L'UNICO CANALE CHE PROPONE LE VIDEO GUIDE FATTE IN LIVESTREAMING " ISCRIVETEVI "




News: Far Cry Primal - Leggi la Recensione




Fonte Games.it



















Read the news in English



















Recensione di Gianluca “DottorKillex”Arena - versione testata xbox one

Tra le software house più prolifiche degli ultimi anni, con numerose uscite annuali su più piattaforme, Ubisoft non sembra risentire di un calendario così affollato, tanto che, a nemmeno un anno e mezzo dal buon successo di Far Cry 4, ci propone un inatteso ritorno alle origini per il brand Far Cry, con uno spin off ambientato nell'Età della Pietra ad opera di Ubisoft Montreal.

Spesso accusata di proporre prodotti troppo simili tra loro, la software house transalpina risponde mescolando le carte in tavola, e confeziona un prodotto che affianca, con grande naturalezza, elementi innovativi ad altri familiari.

Andiamo a vedere quanto mi è piaciuto Far Cry Primal.










Tre tribù, un solo territorio

Come se non fosse già abbastanza coraggioso concentrarsi solamente sul single player (scelta poi rivelatasi azzeccatissima), Ubisoft, pur conscia delle difficoltà intrinseche nello sviluppare un intreccio ambientando il gioco nella preistoria, ha lavorato sui personaggi e sull'atmosfera piuttosto che sull'intreccio, che, infatti, risulta debole se confrontato con quelli del terzo e del quarto episodio: le vicende ruotano attorno alle verdeggianti colline di Oros, una landa incontaminata nella quale, apparentemente, c'è spazio tanto per la fauna quanto per diverse tribù di uomini.

Ma la nostra specie, si sa, è guerrafondaia, egoista e violenta, e così, senza un apparente motivo vista la grande disponibilità di risorse, due tribù si contendono il territorio, ovvero i Wenja e gli Udam.

Takkar, l'alter ego del giocatore, appartiene ai primi, quasi ridotti all'impotenza dagli Udam, scimmieschi nell'aspetto e anche nelle abitudini, nonché cannibali per hobby: dopo una caccia al mammut finita nel peggiore dei modi, il nostro si imbatte in Sayla, una Wenja come lui, che vive nascosta in una grotta per paura degli Udam: dopo essersi guadagnato la fiducia della ragazza salvandola dall'improvviso attacco di una tigre dai denti a sciabola, Takkar si rende conto che il suo popolo può vincere la paura, e con essa gli Udam, solo unito, perché la forza è nei numeri.

Come se non bastassero i violenti Udam, capitanati dall'enorme Ull, a circa metà dell'avventura entra in gioco una terza tribù, gli Izila, maestri del fuoco non meno pericolosi degli Udam, decisi a dire la loro per il dominio delle terre di Oros.

Nonostante l'intera vicenda si riveli un affresco amaro sulla natura dell'uomo (e su quanto questa non sia cambiata poi tanto nel corso di dodicimila anni) e possa contare su un paio di personaggi davvero sopra le righe (tra cui uno sciamano fuori di testa e un vecchio storpio che accoglie Takkar orinandogli addosso), l'aspetto narrativo risente della banalità dello scopo finale e della linearità degli eventi, rivelandosi, probabilmente, l'aspetto meno riuscito della produzione.

D'altronde, non si può sempre dar vita a personaggi del calibro di un certo Vaas Montenegro...

 

  Vedi le foto: Far Cry Primal

The beastmaster

I due cardini su cui poggia il gameplay di Far Cry Primal sono rappresentati dall'equipaggiamento, così differente da tutti i Far Cry fin qui usciti, e dalla capacità del protagonista di domare le bestie, così da schierarle al suo fianco in combattimento: vediamoli nel dettaglio.

Ovviamente privo di qualsiasi arma da fuoco, il sistema di combattimento di Far Cry Primal  rappresenta benissimo la violenza e la fisicità dell'Età della Pietra, offrendo al giocatore un ventaglio di armi non convenzionale per uno sparatutto open world ma perfettamente in linea con l'ambientazione: l'arco, la clava (sia ad una mano sia nella variante a due mani) e la lancia saranno gli assidui compagni d'avventura, ognuno con un uso ed un feeling specifico.

L'arco, di gran lunga il mio preferito, consente di tenere un basso profilo, si rivela utilissimo quando c'è da andare a caccia e consente di mantenere le distanze dalle prede, spesso pronte a diventare cacciatori.

La clava apre a soluzioni inedite per la saga, avvicinando il battle system a quello degli ultimi Elder Scrolls di Bethesda o di Dying Light, con una perdita generale in precisione ma una grande soddisfazione quando si maciulla un cranio con un colpo particolarmente violento.

La lancia offre il meglio di sé quando viene lanciata, diventando letale sulla media distanza, ma è probabilmente la meno indicata al corpo a corpo quando si è attaccati da più nemici, eventualità che si verificherà molto più spesso di quanto crediate.

Il feeling delle armi è ben ricreato, e ognuna avrà il suo ruolo all'interno dell'avventura, a seconda delle esigenze: la possibilità di appiccare il fuoco a tutte e tre le armi, poi, consente varianti tattiche insospettabili, sia quando c'è da razziare un accampamento nemico, mettendolo, letteralmente, a ferro e fuoco, sia quando, sfruttando il propagarsi delle fiamme sulle superfici, si possono colpire bersagli in maniera indiretta.

L'altra grande novità è rappresentata dalla possibilità di ammaestrare e schierare poco meno di venti bestie, che vanno dal semplice lupo fino alla famigerata tigre dai denti a sciabola: dopo averli attirati con un'esca e resi docili, questi animali si riveleranno i migliori amici del protagonista, difendendolo da attacchi nemici, avvisandolo della presenza di pericoli in zona e attaccando bersagli a comando.

Ognuno di essi possiede caratteristiche peculiari, che lo rendono particolarmente indicato per certe situazioni: gli orsi attirano su di essi l'attenzione del nemico, ma sono poco indicati per lo stealth, vista la mole, mentre le pantere nere, ad esempio, possono sbranare un soldato nemico senza che nessuno dei suoi compagni se ne accorga.

A questi fedeli compagni di viaggio si aggiunge la possibilità di richiamare un enorme gufo e vedere attraverso i suoi occhi: oltre a marcare i nemici, così da offrire uno spaccato del campo di battaglia, una volta sbloccati gli appositi perk, il pennuto diviene una macchina da guerra volante, che cala sui nemici con una furia sconosciuta alla sua controparte reale.

Vista la grandissima varietà di opzioni disponibili, giocare Far Cry Primal al livello di difficoltà normale sarebbe un'offesa per il lavoro svolto dal team di sviluppo: l'estrema facilità di questo livello non consente di apprezzare il peso della catena alimentare e la sensazione di sentirsi impotenti, magari di notte, dinanzi ad un enorme orso delle caverne.

Fatevi quindi un favore ed optate quantomeno per il livello Difficile, dove ogni colpo conta e difficilmente potrete gettarvi nella mischia come foste dei Rambo preistorici.

Tra tante buone idee, ci sono anche delle cosucce da rivedere, che comunque non impattano in maniera eccessiva sulla godibilità del prodotto: qualche inciampo nelle routine di intelligenza artificiale degli animali addomesticati (in particolare il pathfinding e la scelta automatica dei bersagli), la scarsa utilità di un paio di alberi delle abilità rispetto agli altri e la ripetitività di fondo delle numerose attività secondarie.

Sull'altro piatto della bilancia, oltre a quanto già descritto, ci sono poi missioni di caccia di alto rango estremamente godibili (memorabile la caccia all'orso sfregiato), un ciclo giorno – notte ben fatto, con animali e finanche piante rinvenibili solamente durante le ore notturne, e le consuete attività di management della base, che stavolta prende le fattezze del villaggio Wenja che andremo a costruire e popolare.

 

  Vedi le foto: Far Cry Primal

Età della Pietra

Giocato su Xbox One, Far Cry Primal sorprende, anche sul versante tecnico, per la solidità della performance e la pulizia del codice: durante le numerose ore di test, non solo non ho mai notato cali di framerate, nemmeno nelle situazioni più concitate, ma non mi sono imbattuto in alcun tipo di bug, fatta eccezione per le bizzarre routine di intelligenza artificiale già menzionate.

A differenza dei due Far Cry precedenti, Ubisoft Montreal ha potuto concentrarsi solamente sulla campagna per giocatore singolo, una scelta che, a conti fatti, si rivela vincente anche a livello tecnico, perché è evidente che il team di sviluppo abbia disposto di una maggiore quantità di tempo per rifinire il comparto tecnico e assicurarsi che tutto filasse per il verso giusto.

I risultati si vedono: la direzione artistica riesce nell'intento di immergere il giocatore in un mondo selvaggio, violento, ma nel contempo assai affascinante, e la solidità dei modelli e delle costruzioni poligonali assicurano credibilità e verosimiglianza a bestie, uomini ed ambientazioni.

L'impressione di trovarsi realmente diecimila anni prima dell'avvento di Cristo è rafforzata anche dal mastodontico lavoro svolto sulla colonna sonora e sul doppiaggio: invece di limitarsi al consueto inglese, che si sarebbe rivelato poco credibile in un contesto come quello di Far Cry Primal, Ubisoft ha consultato un team di antropologi, storici e linguisti per ricreare un ceppo linguistico indoeuropeo (le terre di Oros che fanno da sfondo al gioco sono localizzate nell'Europa centrale) e far sì che le tribù del gioco si esprimessero con esso.

Corredata da sottotitoli in italiano ben fatti, questa scelta aumenta incredibilmente il grado di immersione del giocatore nel mondo di gioco, conferendo al prodotto un sapore ancora più primitivo e crudo.

Menzione d'onore per il team di localizzazione, che meriterebbe un oscar per aver descritto il cinghiale (uno dei numerosi esemplari di fauna da poter cacciare) un “grosso maialo setoloso”. Applausi.

 

  Vedi le foto: Far Cry Primal

Commento finale

Come si evince dalla recensione, Far Cry Primal mi è piaciuto molto: è riuscito a sorprendermi in diverse circostanze, cosa non facile nel mondo dei videogiochi odierno, portando una ventata di aria fresca all'interno della saga di Far Cry e proponendo al giocatore un'ambientazione credibile, affascinante, selvaggia.

Alla cura per il setting si aggiungono la consueta generosità di contenuti che ha fin qui contraddistinto la saga, un sistema di combattimento viscerale e una grande libertà di approccio per il giocatore.

La scelta di dedicarsi al solo single player, coraggiosa ma sensata, dona all'ultima fatica Ubisoft Montreal una cura per i dettagli superiore a quella dei titoli che l'hanno preceduta, che già si erano rivelati giochi di ottimo livello: il segreto del successo sta tutto qui.