martedì 5 marzo 2019

Dati alla Mano Apex Legends - Asfalterà #Fortnite ( Raggiunti in un Mese 50 Milioni di Giocatori ) 😀👍





Respawn Entertainment ed EA hanno certamente raggiunto il proprio obbiettivo con Apex Legends, il nuovo Battle Royale free to play rilasciato esattamente un mese fa. Il titolo ha infatti superato la soglia di 50 milioni di giocatori, dopo aver toccato i 25 milioni nella prima settimana.
Ad annunciarlo, come sempre, è Vince Zampella, CEO di Respawn Entertainment, il quale ha condiviso tramite Twitter la propria riconoscenza con i fan che stanno supportando il gioco. Il tweet contiene anche una serie di statistiche, all'interno di un video, su quanto raggiunto dai giocatori in questo mese.


Esprimo un Parere Personale Epic Games non ha amcora capito che il Gioco sta diventando Monotono, secondo un Mio Parere dovrebbero aggiungere Più Mappe, inserire anche i dungeon, Modificare Salva il Mondo da Poterlo giocare anche in Single Play, ( Sapete benissimo che non lo potete finire senza l'aiuto di altri giocatori)  - Spero sinceramente che ci arrivino a fare questi cambiamenti?


lunedì 4 marzo 2019

IL COLPEVOLE - THE GUILTY


Il colpevole - The Guilty
di Gustav Möller 
con Jakob Cedergren 
Danimarca, 
genere, thriller


durata, 85'


Quando il cinema si concentra all’interno di un unico ambiente, raccontando le sue storie in uno spazio concentrato e geograficamente discontinuo rispetto al resto del paesaggio siamo soliti assistere a una trasfigurazione del visibile che, senza perdere di vista trama e personaggi, fa dell’inquadratura la rappresentazione di mondi interiore. Il colpevole - The Guilty del danese  Gustav Möller non sfugge alla regola, esasperando la dimensione totalizzante dell’assunto in ragione del fatto che la vicenda dell’operatore telefonico ed ex agente di polizia Asger Holm (il Jakob Cedergren di Submarino) è collocata in un arco di tempo definito dall'intervallo che intercorre tra la chiamata della donna in mano al suo sequestratore e l’esito dei tentativi di salvarla messi da parte dell’uomo, anche lui, come si conviene in questi casi, perseguitato dai fantasmi di un passato che gli tolto famiglia e onorabilità. Una corsa contro il tempo in cui la frenesia dell’azione e la suspense del thriller non sono la conseguenza di pedinamenti e depistaggi ne la conseguenza di un indagine tradizionalmente organizzata ma piuttosto il risultato del groviglio emotivo scaturito dal rincorrersi di voci, umori e speranze messe in circolo dalla ostinata determinazione del protagonista.

Per l’efficacia con cui è costruito Il colpevole -The Guilty potrebbe accontentarsi  di sciorinare la verosimiglianza dei suoi meccanismi narrativi ma così non è perché oltre alla sorprese riservate dalla trama sul finire del film c’è n’è un’altra più sottile ma chiara, relativa al cortocircuito tra verità e apparenza e al gioco di specchi che si stabilisce tra le parti in causa, foriera di colpe e sensi di colpa equamente distribuiti e di metafore esistenziali che sfociano nella sociologia quando Il colpevole arriva a dimostrare come computer e cellulari siano oramai diventati i depositari della nostra coscienza. Simulacri di universi di cui quello del film è la versione più nera. Da vedere.
Carlo Cerofolini


The Outer Worlds Obsidian fornisce nuovi dettagli sul Gioco







Come riporta PC Gamer, il titolo presenterà modalità differenti, sia per chi vuole solo godersi la trama, sia per chi cerca una sfida di più ampia portata. Se siete tra questi forse sarete interessati alla modalità Supernova, una sorta di modalità sopravvivenza (già apparsa nelle serie Fallout) in cui dovrete tenere a bada fatica, fame e sete. Ignorate questi indicatori ed andrete in contro a pensanti malus. Come in tutti i giochi di ruolo, sarà possibile reperire nuovi equipaggiamenti esplorando e depredando i nemici, alcuni trasporteranno oggetti specifici ma gli sviluppatori assicurano che potrete imbattervi anche nel loot casuale. Come da tradizione, Obsidian reputa molto importanti i compagni di squadra, in The Outer Worlds non solo potranno essere equipaggiati a dovere dal giocatore, ma commenteranno anche le varie situazioni, parleranno tra loro o interverranno nelle conversazioni con altri PNG.






Sarà anche possibile costruire relazioni con loro, tuttavia se i vostri ideali non dovessero combaciare, alcuni di essi potrebbero anche decidere di lasciare il vostro gruppo. Come già annunciato, il gioco non sarà un open world puro (piuttosto si baserà su macro aree in stile The Witcher 3), questo perché gli sviluppatori volevano creare un mondo compatto e garantire alta rigiocabilità.







DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

Domani è un altro giorno
di Simone Spada
con Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Anna Ferzetti
Italia, 2019
genere, commedia
durata, 100 minuti


Dopo l’acclamatissimo “Hotel Gagarin”, Simone Spada si ripresenta dietro la macchina da presa per un film tutt’altro che semplice. “Domani è un altro giorno” è una commedia tragica (o una tragedia comica) che vede protagonisti due amici, Tommaso e Giuliano, che si conoscono da una vita, ma che, per vari motivi, hanno preso strade diverse. Si rincontrano, volutamente, a causa di un evento molto spiacevole: la malattia di Giuliano. Tommaso, ormai da anni residente in Canada con la propria famiglia, riesce, solo in onore dell’amicizia che lo lega a Giuliano, a prendere l’aereo, del quale ha un’enorme paura, per volare fino a Roma a “fare compagnia” all’amico per quattro giorni molto intensi. In quest’occasione i due riescono, per quanto possibile, rievocando vecchi ricordi e vivendo delle piccole avventure, a far fronte ad alcune problematiche e a cercare di sorridere.
Insieme a loro anche lo spettatore si trova quasi costretto a sorridere, vivendo quella che è una situazione triste e irreversibile, come qualcosa di leggero. Riesce a vedere il meglio e il “divertente” come fa Giuliano che, nonostante il suo destino già scritto, sembra inizialmente non arrendersi, ma quasi rincuorare Tommaso anziché il contrario.
I due attori protagonisti (Mastandrea nel ruolo di Tommaso e Giallini in quello di Giuliano) riescono perfettamente a coinvolgere e coinvolgersi in un ritmo che rimane il medesimo dall’inizio fino alla fine del film. Il continuo tono tragicomico che aleggia tra i due personaggi e, in generale, nella narrazione, sta a significare che si tratta di situazioni verosimili e fa si che il pubblico possa riuscire ad immedesimarsi non tanto nei protagonisti e nelle situazioni, ma nella quotidianità e nel modo di rapportarsi a determinati eventi o avvenimenti.

Il tema trattato da Simone Spada non è un tema nuovo, basti pensare al recente “Euphoria” di Valeria Golino (che, fra l’altro, vede proprio Mastandrea nel ruolo di uno dei due fratelli protagonisti, che deve far fronte ad una malattia), ma soprattutto al film argentino “Truman”, del quale è il remake. Nonostante ciò, però, il regista riesce a dare quel qualcosa in più allo spettatore nel momento in cui non mostra pietismi, ma la realtà così com’è e, quindi, talvolta divertente, talvolta meno.
Al di là di una piccola e breve svolta di trama, non troppo inaspettata, ma che si poteva forse evitare, “Domani è un altro giorno”, accompagnato nelle scene finali dalla voce di Noemi che ripropone il grande omonimo successo canoro di Ornella Vanoni, è un film “completo” in quanto fa piangere, sorridere, ma soprattutto riflettere. E non è cosa da poco.
Veronica Ranocchi

domenica 3 marzo 2019

LA CASA DI JACK


La casa di Jack
di Lars con Trier
con Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman
Francia, 2018
genere, drammatico
durata, 155’


Siamo negli USA degli anni '70. Jack è un serial killer dall'intelligenza elevata: lo seguiamo nel corso di quelli che lui definisce 5 incidenti. La storia viene letta dal suo punto di vista: egli ritiene che ogni omicidio debba essere un'opera d'arte conclusa in se stessa. Jack espone le sue teorie e racconta i suoi atti allo sconosciuto Verge, il quale non si astiene dal commentarli.
A quattro anni di distanza da “Nymphomaniac - Volume 2”, Lars Von Trier torna con il suo cinema, in cui genio e follia continuano a contendersi lo schermo.
Per leggere questo film, tuttavia, è necessario andare molto più indietro, fino al 2007, quando a Von Trier e a una trentina di altri suoi colleghi venne chiesto di girare un cortometraggio in occasione del 60esimo del Festival di Cannes legato all'idea di cinema. Il regista danese immaginò se stesso a una prima cannesiana di un suo film con accanto uno spettatore americano e spocchioso che, dopo aver continuamente disturbato la visione con i suoi commenti, gli chiedeva che lavoro facesse e Lars, imperturbabile, rispondeva: "Uccido!". Estraeva un'ascia e gli spaccava la testa per poi riprendere a vedere il suo film. 
"Io uccido" è la stessa frase che pronuncia Jack a un certo punto del film in un'esternazione che vorrebbe essere liberatoria. Jack è un ingegnere che avrebbe voluto essere architetto perché, per lui, i secondi scrivono la musica mentre i primi si limitano a leggerla. Von Trier in questo film, ancora una volta, si sdoppia: si potrebbe affermare che vuole essere architetto e ingegnere dell'esistenza e lo fa attraverso le due figure di Jack e di Verge, così come in “Melancholia si identificava nelle due protagoniste, una razionale e l'altra umorale.

Come il negativo della pellicola rappresenta per lui il lato oscuro della luce, così da sempre con i suoi film si spinge a guardare in quell'oscurità che si nasconde nell'animo umano e che può essere ammantata di quella razionalità perversa che ha fatto commettere all'umanità i crimini di massa più efferati.
L'arte può esprimersi nella sensibilità estrema di Glenn Gould, come nell'estetica delle rovine di Albert Speer: tuttavia, quando si traduce in corpi in decomposizione non c'è paragone con la vinificazione che tenga. Von Trier, come sempre, non ha mezze misure: ci mette davanti all'orrore, al sangue, alla putrefazione della carne. Fa poi uccidere delle donne a Jack per poter ironicamente rispondere ai commenti di chi lo legge come un misogino all'ennesima potenza. 

Soprattutto, però, fa propria, pessimisticamente, la lettura sartriana dell'esistenza, implicitamente, citando il finale di "A porte chiuse" con quel "L'inferno sono gli altri" che viene esplicitato nella sequenza in cui Jack chiede a una sua vittima di gridare per ricevere aiuto. 
C'è questo e molto altro (finale compreso) in un film che, però, fa risuonare un campanello d'allarme. Von Trier rischia di diventare il manierista di se stesso: le citazioni colte, il divertissement con i cartelli sorretti da Dillon, lo stesso uso della camera a mano ricalcano, senza davvero innovarlo, il già visto. Le pur sempre stimolanti strutture che Lars costruisce sullo schermo necessitano di materiali nuovi e vivi. 
Riccardo Supino

LA FOTO DELLA SETTIMANA

Cinico TV, di Ciprì e Maresco (Italia, 1992-1996)


HOME VIDEO: A STAR IS BORN



IN ITALIA IN DVD, BLU-RAY™ E 4K ULTRA HD
DAL 12 FEBBRAIO



A Star is Born
di Bradley Cooper
con Bradley Cooper, Lady Gaga
USA, 2018
genere, drammatico
durata, 


L'esordio alla regia di Bradley Cooper è ricco di storia e di riferimenti in parte dovuti alla popolarità del testo da cui il regista, insieme a Will Fetters ed Eric Roth, ha ricavato la sceneggiatura. La storia della star del rock Jackson Maine che si innamora di Ally, aspirante cantante, di cui decide di promuovere il talento facendone una stella del firmamento musicale, affonda le radici nell'omonimo film diretto da William A. Wellman nel 1937. Quello di Cooper è il terzo remake della pellicola in parola figurando, nel computo delle versioni già realizzate, una prima, uscita nel 1954, con James Mason e Judy Garland nelle parti principali, e un'altra, datata 1976, interpretata da Kris Kristofferson e, soprattutto, da Barbra Streisand. Il rinnovato interesse mostrato dai produttori nel corso degli anni è presto detto: le vicissitudini di Ally e delle sue "colleghe", sbucate dal nulla e assurte al massimo successo risultano a dir poco paradigmatiche rispetto alla mitologia costruita attorno al sogno americano, di cui la vicenda in questione costituisce la quintessenza. Senza contare che l'importanza del format rispetto alle caratteristiche della messinscena è testimonianza del fatto che a essere ricordati non sono i nomi dei registi quanto piuttosto quegli degli attori, veri e propri custodi dell'immortalità dei personaggi e della loro performance. Da non sottovalutare è poi l'ambientazione del film, il quale, svolgendosi nell'ambito dello spettacolo e ragionando sui meccanismi dello star system, fornisce a Hollywood l'irrinunciabile opportunità di rappresentarsi in un'esaltazione virtuosa e spettacolare delle proprie peculiarità, utile ad alimentare la sua leggenda. 



Per quanto lecito ai fini dell'analisi, il confronto con i lungometraggi sopra menzionati è però viziato da una matrice comune che in qualche modo favorisce un punto di vista interno e, quindi, meno efficace a rivelare la vera natura di "A Star is Born". Più utili ai fini della comprensione sono invece gli spunti forniti da un altro film presente alla scorsa Mostra del cinema di Venezia ("A Star is Born" era stato selezionato per il fuori concorso) ovvero "Vox Lux" di Brady Corbet. Come Cooper anche Corbet si serve della musica per raccontare un'esperienza fuori dal comune, mettendo al centro della propria speculazione una cantante - Celeste, nei cui panni troviamo Natalie Portman - chiamata a confrontarsi con le conseguenze del successo. Etichettati come music drama, "Vox Lux" nelle sue caratteristiche di prodotto indipendente ha un antagonismo con la materia trattata che l'altro non ha: non solo nei confronti di Celeste, della quale non ha remora di denunciare opportunismo e mancanza di talento ma anche rispetto al concetto stesso di successo, decostruito al punto tale da dimostrarne l'assenza di reali presupposti. Di tutt'altra pasta è fatto "A Star is Born" che, pur non disdegnando di flirtare con la morte (come fa in maniera ben più cupa "Vox Lux"), quando si tratta di fare i conti con l'afflizione del tormentato rocker, è pero investito di un'aura di romanticismo destinato a essere l'asse portante del film, unità di misura con cui giudicare non solo la storia d'amore tra i due protagonisti, tanto tormentata quanto impareggiabile per complicità artistica e sentimentale, ma anche il mondo che li circonda. E, se nel primo caso tale predisposizione si confà alla straordinarietà degli avvenimenti che scandiscono la relazione tra le parti in causa, basti pensare alle coincidenze che portano Jackson e Ally a incontrarsi nel locale di drag queen in cui la ragazza si esibisce (in una splendida versione de "La vie en Rose"), così non accade nel momento in cui bisogna dare conto di tutto il resto: per esempio, del prezzo da pagare alle regole dello spettacolo, al quale mondo Cooper per primo appartiene e che per questo non riesce fino in fondo a criticare, come pure del paesaggio umano con cui i protagonisti entrano in contatto, espressione di un ottimismo che è più il modo di accattivarsi i favori delle tante minoranze presenti sul territorio americano anziché il risultato di un attento studio sociologico. 

D'altro canto "A Star is Born", a cominciare dalla scommessa del contemporaneo debutto - nei rispettivi settori - di Cooper e Lady Gaga, chiede al suo pubblico un atto di fede verso la morale della storia (the show must go on), dopo il quale, anche i difetti appena enunciati finiscono per fare parte del gioco. In questo senso apprezzabile è la regia, improntata a una classicità non estranea alla lezione di Clint Eastwood (mentore di Cooper e inizialmente designato a occuparsi del progetto) e quindi attenta a non andare mai sopra le righe - soprattutto nella direzione degli attori - e attraversata da un fondo di malinconia che in questo caso e, nonostante tutto, riesce a tenere il film con i piedi per terra. Senza particolari picchi (i primi minuti, in cui il ritorno alla vita di Jackson è scandito da un montaggio progressivamente meno frammentato e da long take che permettono di apprezzarne per intero la sua figura, rimangono nella memoria) ma neanche con cadute di stile, "A Star is Born" riesce a tenere desta l'attenzione per tutta la durata della visione. Le performance musicali di Cooper e Lady Gaga, così come l'alchimia della loro intesa davanti alla mdp, fanno dimenticare certe incongruenze, rendendo la passione dei personaggi alquanto credibile. Per un film d'amore è il massimo che si possa ottenere ed è per questo che non saremmo sorpresi di ritrovare "A Star is Born" tra i favoriti per i prossimi Oscar. Ai due attori una nomination non gliela toglie nessuno.

Carlo Cerofolini

(pubblicata su ondacinema.it)