sabato 20 gennaio 2018
venerdì 19 gennaio 2018
ESTREMI DEL DESIDERIO: LIZ
09:33
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Estremi del desiderio/Liz
Magari è il senso di rivolta contro la cupa frenesia che ogni giorno tritura un po' di vita in brandelli di un unanime cupio dissolvi, però anestetizza con una sua aspra dolcezza mettere in fila adesso qualcosa su Elizabeth Rosemond Taylor, per tutti, Liz: per chi non si fa fregare, Maggie la gatta. Innanzitutto, Liz/Maggie è sempre stata qui, a fluttuare nei meandri ipotetici del desiderio, in specie per noi che, senza esitazioni, è sempre lei che abbiamo voluto, ben prima che apparisse. Proprio lei. Messa sotto contratto dai vampiri della bellezza quando le sue coetanee dovevano ancora imparare - a scanso di fastidiosi contrattempi - a distinguere il sapone dal dentifricio, lei, di fatto, era già qui. Ed era di nuovo qui, intorno ai diciott'anni, nel suo sacrosanto posto al sole, la schiena mezz'ammaccata dai privilegi maldestri di cavallerizza imberbe: la magnificenza bruna, insolente e indolente, in bella mostra, incontenibile e definitiva, come il nostro tormento. Diciotto anni precoci e procaci, una nuvola di capelli color corvo che, per perdercisi dentro, un esteta malinconico come Baudelaire avrebbe fatto carte false ("Laisse-moi respirer longtemps, longtemps, l'odeur de tes cheveux, y plonger tout non visage..."). E gli occhi impossibili d'ametista, contrariamente all'etimo in grado di stordire come e meglio del whisky delle Ebridi. E' sempre stata qui, Liz. Quindi non se n'è mai andata. Nemmeno dopo i film sbagliati, i matrimoni a grappoli, la grandeur fuori tempo massimo e il cuore stanco.
In una società come la nostra, iperborghese (nelle pose), iperconformista, iperformale, Liz rappresenta il desiderio più divorante: lei è la puttana (in visone, ci mancherebbe) che chiunque, uomo, donna, cyborg, mutante, gnomo, hobbit, silversurfer vorrebbe una volta almeno accanto nel letto per materializzare il sogno (borghese) per eccellenza: l'illusione del raggiungimento della bellezza/armonia attraverso l'abolizione della sua lontananza (una delle unità di misura della perfezione) per il tramite della sua profanazione, del suo abbassamento a oggetto di consumo a-portata-di-mano-della-massa, ossia di realtà ridotta al grado zero di accessibilità.
Nel suo piglio sempre sfuggente, nelle sue pose viziate, nei suoi sorrisi dal fondo enigmatico, Liz incarna il desiderio interdetto alle schiere piccolo borghesi (come da manuale, ipocrite, carogne e retrive fino al midollo): ovvero la Natura trionfante, altera e autosufficiente che - a ben vedere - nemmeno chiede o si cura d'essere ammirata e a cui non si può che opporre la frustrazione di un espediente, di un marchingegno psicologico o dialettico - cioè un tanto di Cultura - che infrangendo, oltraggiando, dissacrando, tenta scompostamente (nei deliri piu sconci) di avvicinare, ossia di controllare il fascino, mettere il guinzaglio all'attrattiva, in generale allaBellezza (Natura al suo meglio), sommo spauracchio per una mentalità che la teme, fondata com'è sulla razionalità, ossessionata dal controllo, indottrinata al rigore e alla rispettabilità.
Liz è la quintessenza e l'ennesima potenza di questo dissidio del desiderio: venustà conturbante, aplomb altamente sofisticato e miraggio senza approdo, delusione eterna del possesso esclusivo e totale. Davvero, Maggie la gatta, a conti fatti: sensuale e obliqua, appetitosa e infida, maliarda e doppia, con un margine vuoto, una specie di silenzio profondo tra sé e il suo offrirsi che aggiunge una nota quasi struggente - oltreché masochistica - al desiderio di lei e ne fa il contraltare perfetto di Marilyn, della sua esuberante carnalità, al contrario fin troppo evidente, fin troppo disponibile, ovvia quasi, nella sua estrazione popolare/proletaria e come passibile di esaurimento un istante dopo l'ipotetica conquista. Senza complicazioni, in ogni caso, soprattutto senza trappole: la girl next door che Liz non avrebbe mai potuto (né voluto) essere. Buona per gl'ingenui, insoddisfacente per gl'incontentabili, questi ultimi vessati pure dai non pochi fantasmi dislocati qua e là nel Cinema come interpreti involontari (?), comunque non meno fascinosi della speciale malìa che da lei s'irradia, da Liz/Maggie: quella aristocratica della Connelly; quella da adolescente afflitta della Rider; quella tipicamente britannica, quindi un tanto rigida, della Beckinsale. Persino quella tamarra della Fox. Come si vede, Liz è ancora qui. Difficilmente - fortunati noi - ci libereremo di lei.
TFK
giovedì 18 gennaio 2018
VENEZIA 74: ELLA & JOHN
04:10
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Ella e John
di Paolo Virzì
con Hellen Mirren, Donald Sutherland
Italia, 2017
genere, drammatico
durata,
Nel battage pubblicitario che ha preceduto l’anteprima del nuovo film di Paolo Virzì, i produttori hanno insistito sul fatto che “Ella & John” fosse stato il primo film del regista realizzato oltre oceano, dimenticandosi che il cineasta livornese aveva già frequentato gli Stati Uniti, dirigendo nel 2002 lo sfortunato “My Name is Tanino”. Questo per dire che seppur italianissima, la commedia del nostro non era del tutto estranea agli umori del paesaggio americano. Con ciò non vuol dire che “Ella & John” non presentasse segni di discontinuità - rispetto al resto della sua cinematografia - individuabili nello spirito profondamente americano dei personaggi raccontati da Virzì. Ella e John, interpretati rispettivamente dall’inglese Helen Mirren e dal canadese Donald Sutherland, ne hanno a tal punto che per l’addio alla vita, decidono di affrontare un ultimo viaggio, mettendosi in strada a bordo del mitico leisure seeker, il caravan che da sempre è stato testimone del loro amore, e che adesso diventa il simbolo di una fuga dal mondo effettuata nella maniera più tipica della loro cultura, che è appunto quella della trasferta on the road, effettuata per raggiunge la Florida, alla volta della casa di Hemingway (altro pilastro delle cultura americana) , di cui John, professore di letteratura americana, è da sempre appassionato.
Scritto a più mani (oltre a Virzì e all’Archibugi firmano la sceneggiatura Francesco Piccolo e Stephen Amidon) “Ella & John” ci presenta un Virzì sotto tono, forse bloccato dalla paura di andare sopra le righe e di non riuscire a cogliere lo spirito di un paesaggio umano, peraltro in larga parte simile a quello pensato per “La pazza gioia”. Ella e John infatti sono parenti stretti di Beatrice e Donatella, elementi fuori dal coro, e per questo artefici di una fuga precipitosa, contraddistinta, in entrambi i casi da una patologia mentale che trasferisce sullo schermo una precarietà allo stesso tempo vitale e malinconica. Sia ben chiaro, il regista toscano non sbaglia nulla, affidandosi all’esperienza degli attori ed evitando di fare degli Stati Uniti un paesaggio da cartolina. Così facendo, però da l’idea di rinunciare ad una parte di se, limitandosi a seguire le indicazione di attori e sceneggiatura. Priva di guizzi, la sua regia si accontenta del minimo sindacale, deludendo le aspettative di chi vedeva in “Ella & John” l’opportunità di una consacrazione internazionale da parte dell’autore.
mercoledì 17 gennaio 2018
News: Microsoft si prepara all'importante evento dell'E3 2018 - Parla Phil Spencer annunciando "cambiamenti positivi"
02:30
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A quanto pare non è mai troppo presto per prepararsi all'importante evento dell'E3: nella sua recente apparizione nel podcast di Major Nelson, il responsabile di Xbox, Phil Spencer, ha dichiarato che Microsoft apporterà alcune modifiche alla conferenza dell'E3 2018.
Stando a quanto riportato da Gamingbolt, Spencer ha dichiarato: "non credo che ne abbiamo già parlato, ma penso che ci saranno dei cambiamenti positivi all'E3. Potrebbe essere divertente per noi, sarà un bel cambiamento."
Le parole del boss di Xbox potrebbero voler dire moltissime cose, quindi non sappiamo al momento a quali cambiamenti si riferisca Spencer. Probabilmente si tratterà di un cambio di format per la conferenza oppure nei piani di Microsoft rientra la volontà di focalizzarsi maggiormente su titoli di punta.
Fonte
martedì 16 gennaio 2018
IL FILM DELLA SETTIMANA: L'ORA PIU' BUIA
14:41
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Affezionato ai film in costume Joe Wright conferma l’attaccamento al genere avendo cura (dopo il tonfo di “Pan - Viaggio nell’isola che non c’è”) di tornare a una delle realtà storiche che gli aveva dato maggior soddisfazione quando si era trattato di utilizzarla come sfondo delle vicende narrate in “Espiazione”. Alla stregua del film tratto dal romanzo di Ian McEwan anche il nuovo lavoro si colloca nel cuore del secondo conflitto bellico, raccontando - come dice il titolo - uno dei momenti più bui della storia inglese contemporanea. A renderlo tale non è solo la minaccia dell’invasione nazista all’alba degli avvenimenti che videro la Germania mettere sotto scacco l’intera Europa, ma anche la trepidazione per le sorti dell’esercito di sua Maestà, bloccato sulla spiaggia di Dunquerque e sotto tiro del fuoco nemico. Ampliando i risvolti che stavano alla base del film di Nolan e raccontandoli in maniera speculare attraverso le decisioni prese dal primo ministro inglese Winston Churchill, “L’ora più buia” è il frutto di un’idea opposta a quella di “Dunkirk”. Tanto il film di Nolan derogava alle regole del cinema classico, sostituendo la centralità dei personaggi con una rappresentazione della guerra uscita direttamente dal subconscio di uno dei suoi partecipanti, tanto quello di Wright ne restaura le regole, consegnandoci un protagonista a tutto tondo, raccontato con le forme del biopic più tradizionale. Il Churchill di Gary Oldman (premiato con il Golden Globe per la migliore performance maschile in un film drammatico), infatti, non è solo il deus ex machina del film, colui senza il quale non ci sarebbe alcuna storia, ma, nel trionfo della mimesi interpretativa messa in atto dall’attore britannico - tanto camaleontica quanto di maniera - ma la risultante di un cinema in cui ciò che appare conta di più di quello che non si vede.
Carlo Cerofolini
DATA USCITA: 18 gennaio 2018
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Martin McDonagh
ATTORI: Gary Oldman, Lily James, Kristin Scott Thomas, Stephene Dillane
PAESE: Gran Bretagna, 2018
DURATA: 114 Min
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
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