domenica 21 agosto 2016

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LA FOTO DELLA SETTIMANA




The Lovely Bones di Peter Jackson (USA/GB/Nuova Zelanda) 2009







sabato 20 agosto 2016

LOCARNO 69: INTERCHANGE

Interchange
di Dain Iskandar Said
con Shaheizy Sam, Nicholas Saputra, Prisia Nasution, Iedil Putra
Malesia/Indonesia, 2016
genere, thriller, fantasy
durata, 102'



Kuala Lumpur, giorni nostri. Siamo all'Eden, un locale dove delle drag queen si esibiscono tutte le sere in numeri canori, nei loro vestiti sgargianti e il loro trucco pesante e marcato. Una di loro alla fine dello spettacolo scopre il corpo di una donna mutilato. Sotto la pioggia scrosciante della notturna metropoli arriva il detective Man che si trova davanti a uno strano omicidio rituale.

È l'incipit folgorante di questa sorpresa in Piazza Grande al 69° Festival del Film a Locarno del regista (e scrittore) malese Dain Iskandar Said che ci trasporta in un thriller venato di fantastico, giocando con tutti gli stilemi del cinema di genere. Man chiede aiuto quasi subito all'amico Adam, fotografo della polizia scientifica e dotato di una spiccata sensibilità per le scene del crimine. Man si rende subito conto che l'omicidio è una replica di un altro accaduto cinque mesi prima e ci vede la mano di un serial killer. Adam è momentaneamente a riposo e si diletta a fotografare i vicini dei palazzi intorno al suo appartamento cercando di distrarsi da strani incubi che lo perseguitano. In questo modo conosce la strana Iva, una donna che sembra abbia un oscuro passato. Ben presto i due amici si trovano invischiati negli interessi di alcuni componenti di un'antica tribù del Borneo, resi immortali da fotografie scattate su lastre di vetro e con l'aiuto di un essere divino (un uccello che si trasforma in uomo) cercano di liberarsi da questa maledizione.




"Interchange" non è solo un semplice film di genere, ma ha due temi sotterranei che scorrono sotterranei tra i frame della pellicola. Il primo è il senso di (im)mortalità, come condizione (in)umana che viene trattata secondo la tradizione orale delle tribù locali, dove gli uccelli diventano esseri dal potere simbolico in un'ottica psicoanalitica-religiosa. Essi sono traghettatori verso un altro tempo, spazio, luogo. La trasformazione di questa divinità-uccello (una fenice oppure un uccello del paradiso) in uomo e viceversa, dà il senso drammaturgico del dolore di imprigionamento in uno stato improprio e innaturale. Del resto, le vittime degli omicidi in realtà sono dei suicidi: uccidendo il proprio corpo e rompendo le lastre fotografiche, liberano il loro spirito imprigionato in un'altra dimensione. Questo spazio altro, contemporaneo al proprio, concede un interesse narrativo che spinge verso il finale catartico e liberatorio per Adam, Iva (l'immortale di cui s'innamora) e dell'uomo-uccello. L'altro tema è metacinematografico: il potere della fotografia, dell'immagine, che si fissa su un supporto artificioso attraverso la luce che ruba l'anima a chi è fotografato (credenza di molte tribù all'inizio del XX secolo), fornisce, ancora una volta, un significante al potere del mezzo-cinema, del fermo-immagine come simbolo d'immortalità dell'arte che attraversa il tempo e lo spazio.



Iskandar Said (al suo terzo lungometraggio) cita a piene mani il cinema noir americano (Hawks e Wilder, nelle atmosfere, il poliziotto Man, la dark lady, i locali equivoci, i negozi che nascondono attività losche) e Hitchcock (in particolare, "La finestra sul cortile", nella sequenza di Adam che fotografa il vicinato, e "La donna che visse due volte", nello sviluppo del rapporto tra Adam e Iva), ma riesce con intelligenza a innestare la propria tradizione culturale magico-religiosa delle tribù del Borneo. Ed è interessante assistere a un mutante uccello (apparizione più unica che rara nel cinema) che ha un ruolo determinante nelle sequenze più spettacolari del film.

A conti fatti tutto il supporto tecnico è di buon livello, svelando una cinematografia che rientra ormai in quella Orientale che si rivela ogni anno sempre più interessante da seguire. Certo, il film pecca a volte di alcune ingenuità nella sceneggiatura (in certi dialoghi tra il poliziotto Man e gli altri personaggi) e in alcuni snodi narrativi, sciolti forse un po' troppo facilmente, ma "Interchange" rimane un'opera degna di nota e con molti spunti d'interesse formale e contenutistico.
Antonio Pettierre
(ondacinema.it /speciale 69 festival di Locarno)

LOCARNO 69: JEUNESSE

Jeunesse
di Julien Samani
con Azim Karim, Samir Guesmi 
Francia/Portogallo
genere, avventura, drammatico
durata, 83'


Ancora prima di entrare nel merito della storia e dei suoi significati "Jeunesse" aveva attirato la nostra attenzione per un cast che comprendeva due tra gli attori più interessanti del cinema francese. Parliamo di Azim Karim protagonista di "Les Combattants" in assoluto uno dei film più belli della scorsa stagione e di Samir Guesmi che avevamo appena applaudito nella commedia "L'effetto acquatico" della compianta Solevi Anspach. In più il film di Julien Samari annoverava tra i suoi crediti nientedimeno che il grande Joseph Conrad, ricalcato per ambientazioni, spirito d'avventura e introspezione psicologica, e perché di fatto la sceneggiatura rielaborava uno dei suoi libri. Almeno nella trama bisogna dire che "Jenusse" fa le cose per bene, rispettando il suo modello con una struttura da romanzo di formazione che racconta del giovane Zico, desideroso di imbarcarsi su una nave mercantile per conoscere il mondo e diventare adulto e però costretto a scoprire sula propria pelle e su quella dei suo compagni il costo di tale scelta. Realizzato in regime d'economia con uno stile di ripresa che rinuncia alle immagini di ampio respiro tipiche delle produzioni americane per concentrarsi sugli spazi angusti delle cabine della nave e sui volti di chi le abita, le scelte del regista in questo caso poteva favorire un interpretazione meno scontata del campione conradiano. E invece lungi da tutto questo "Jeunesse" in termini cinematografici si accontenta di essere un surrogato della grandi produzioni hollywoodiane, ottenendo come unico risultato quello di evidenziare i limiti della sua natura low cost. Un difetto suggellato nella sequenza conclusiva dalla mancata corrispondenza tra l''epica romantica che scandisce la voce over del protagonista e la qualità televisiva (nonostante un suggestivo uso del colore) delle immagini che le commentano. Per un film del genere e per il concorso si tratta di un vero e proprio autogol.
(http://ift.tt/1OTkBh2 69 festival di Locarno)

venerdì 19 agosto 2016

LOCARNO 69: DANS LA FORET

Dans la foret
di Gilles Marchand
con Jérémie Elkaïm, Timothé Vom Dorp, Théo Van de Voorde 
Francia, 2016
genere, horror
durata, 103' 


Fuori dalla Foresta
Tom, un bambino di otto anni sta giocando con delle composizioni di legno. Le impila uno sopra alle altre, in precario equilibrio mentre discute con una donna le prossime vacanze che farà con il padre in Svezia, divorziato dalla madre e che non vede da quando era molto piccolo. Siamo in una stanza arredata con essenzialità, l'atmosfera è calma, ma ambigua. Il bambino si esprime a fatica, nei suoi occhi si legge un certo timore. La donna gli dice che è fortunato a passare delle vacanze nella foresta. L'incipit di "Dans la forêt" è folgorante e ti fa percepire immediatamente che assisteremo a una storia piena di mistero e di mancate spiegazioni razionali.

Gilles Marchand è un affermato sceneggiatore francese che ha lavorato con Laurent Cantet, Valérie Donzelli, Cédric Kahn e Dominik Moll e al suo terzo lungometraggio da regista. La Donzelli e Moll hanno ricambiato la collaborazione con Marchand: la prima è tra i produttori del film, mentre il secondo è co-sceneggiatore di "Dans la forêt".

Il film del regista e sceneggiatore francese è opera che indaga sulla psicologia infantile, sulle paure della crescita, sul rapporto con un padre distante e poco conosciuto. Tom ha un fratello più grande, Benjamin, che è già più autonomo e adulto e proprio lui ha un rapporto di sfida con la figura paterna che non riconosce fino in fondo, arrivando ad affermare che dubita sia il vero padre. Lo sguardo di Tom, al contrario, è affascinato dal padre che percepisce come un altro da sé e, allo stesso tempo, parte di sé, in continua fascinazione scopica, dove il timore e la paura lo paralizzano e immobilizzano in una contemplazione dell'adulto come corpo/oggetto/territorio (s)conosciuto. Tutto il film quindi viene visto attraverso lo sguardo dei bambini, in particolare quella di Tom con un allineamento della visione dello spettatore: osserviamo lo sviluppo diegetico attraverso il vissuto psichico del bambino e la sua visione distorta, (de)strutturata della realtà.

"Dans la forêt" è diviso, sostanzialmente, in tre parti molto equilibrate tra loro e in un crescendo di suspense e di allarme psicologico che tiene incollato lo spettatore alla poltrona. La prima parte assistiamo all'arrivo dei due bambini in Svezia, ai primi approcci con il padre, alla visita nel laboratorio dove lui lavora. Sarà qui che Tom vede per la prima volta uno strano essere dalla faccia deforme, con un foro in faccia al livello della bocca e il volto deformato. La scoperta del "diavolo" da parte del bambino non lo farà scappare, ma cercare di capire da dove proviene quell'essere e perché solo lui lo può vedere. Tutta questa parte è messa in scena in interni, spazi chiusi, asettici, claustrofobici, geometrici. La messa in quadro avviene filmando porte, finestre, vetrate, soglie da attraversare in un labirinto senza uscita dalla visione.

La seconda parte si svolge in un'enorme e intricata foresta, dove il padre conduce i figli in un capanno sperduto. La terza parte inizia dalla fuga di Benjamin alla richiesta di aiuto dopo la presa di coscienza delle stranezze del padre e la sua fuga con Tom attraverso piccoli laghi all'interno della foresta.

Dentro la ForestaSe apparentemente tutto il resto del film si svolge in gran parte in esterni, l'entrata nel groviglio verde e oscuro è un penetrare all'interno di una massa labirintica che metaforicamente rappresenta il mondo dell'inconscio infantile di Tom. Il padre svela al figlio che lui possiede dei poteri, che può vedere ciò che gli altri non percepiscono. Tom però vede solo il "diavolo" che li segue nella foresta, l'uomo nero non identificato, grumo di oscurità che nasce da altra oscurità. Esempio di Id che emerge dal subconscio di Tom e si materializza, si esteriorizza, rendendo concrete le sue paure infantili.

I buchi nel terreno, nei grandi alberi, sono buchi neri, pieni di oscurità insondabile come solo la mente umana può immaginare e riempiere con le proprie ansie e timori. La foresta è in realtà uno spazio chiuso, molto più circoscritto nella sua infinitezza e indeterminatezza spaziale che la rendono fine a se stessa, in un luogo eterno, senza soluzione di continuità. Il padre è insonne e il bambino lo osserva vagare nella notte come un animale disperato, chiuso in una gabbia che si è costruito con le proprie mani, preso dalle sue ossessioni di controllo e di trasmettere ai figli la paura della civiltà "esterna" al mondo naturale e violento della foresta.

Il diavolo in corpoDopo che Benjamin fugge, approfittando della venuta di tre giovani campeggiatori, il padre si inoltra con Tom nella profondità della foresta, trascinandosi follemente dietro il figlio e una barca per attraversare i vari specchi d'acqua. La visione dell'"uomo nero" si intensifica e il padre incoraggia Tom a non averne paura, a parlargli, a porgli delle domande. La suspense raggiunge il suo acme quando si ha la totale corrispondenza della figura del padre con il "diavolo", ma Tom non ne ha più paura, anzi lo comprende, lo accarezza, gli sta vicino, capendo fino in fondo la sofferenza del Padre/Uomo.

Il foro spalancato al posto della bocca diventa quindi la materializzazione dell'urlo munchiano, della disperazione dell'Uomo di fronte agli orrori del mondo cosiddetto "civile" e la scelta volontaria all'isolamento, alla fuga nel territorio dell'inconscio rappresentato dalla foresta. Solo in questo momento la Creatura/Padre libera il Figlio, lasciandolo tornare dalla madre e dal fratello, ma con una presa di coscienza del proprio ruolo di essere umano che non crede più al "diavolo" (che non esiste) e conscio del male che lo circonda.

Gilles Marchand crea un'opera complessa, stratificata, che può dare adito a molti livelli di lettura, a una miriade di sensazioni, a tutte le sfumature dell'angoscia, visti attraverso occhi infantili. Una messa in scena controllata e ponderata, un equilibrio tra forma e contenuto che fanno di "Dans la forêt" un film tutto da scoprire e che avrebbe meritato maggiore attenzione nella programmazione al Festival di Locarno.
Antonio Pettierre
pubblicata su http://ift.tt/1OTkBh2 69 festival di Locarno

mercoledì 17 agosto 2016

News: il Nuovo trailer di South Park: Scontri Di-Retti







FONTE





Anche il nuovo parto videoludico della mente di Matt Stone e Trey Parker è presente a Colonia con un nuovo trailer: South Park: Scontro Di-Retti sarà sugli scaffali il 6 Dicembre e comprenderà una copia gratuita del Il Bastone della Verità.

 

 

 

 

Inoltre, ecco alcune interviste con gli sviluppatori, di cui una simpaticissima al "naso":

 

 

Guardate il nuovo trailer dedicato a Resident Evil 7










In attesa di mostrare qualcosa di più succoso al Tokyo Game Show, Capcom approfitta della GamesCom per mostrare un nuovo trailer dedicato a Resident Evil 7. Il video mostra manco a dirlo l’ennesima visita alla residenza Baker in quel della Lousiana, dove a quanto pare il male ha deciso di piazzare le tende.   

Ricordiamo che il lancio di Resident Evil 7 è atteso a Gennaio del 2017 su PC, Xbox One e Playstation 4. A proposito di Resident Evil, avete già letto la nostra anteprima del gioco?