martedì 5 febbraio 2019

Oggi Demon's Souls Festeggia il Decimo Compleanno " Possibile Remake del Gioco che lo chiedono i Fan, ma la Decisione Finale Spetta a Sony Interactive Entertainment #Demonssoulsremake






Oggi 5 febbraio 2009 Demon's Souls usciva in Giappone su PlayStation 3, per poi arrivare a fine anno negli Stati Uniti e in Europa e Australia nel giugno dell'anno successivo, dopo un processo di localizzazione piuttosto lungo e complesso.

Il gioco diretto da Hidetaka Miyazaki, si è subito imposto in Giappone come prodotto di culto a causa della difficoltà estrema che ha messo in ginocchio anche i giocatori più esperti. In Occidente Demon's Souls ha registrato vendite inizialmente piuttosto tiepide ma il passaparola si è rivelato fondamentale per il successo del gioco anche in Europa e Stati Uniti, inoltre è proprio da questo seme che From Software è partita per dare origine alla seri che ha sdoganato il genere: Dark Souls.
 In ogni caso, i diritti di sfruttamento dell'IP appartengono a Sony Interactive Entertainment, unica compagnia autorizzata a decidere il futuro del brand.








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lunedì 4 febbraio 2019

DRAGON TRAINER 2 - IL MONDO NASCOSTO

Dragon Trainer – Il mondo nascosto
di Dean DeBlois
con Jay Baruchel, America Ferrera, Cate Blanchett
USA, 2019
genere, animazione
durata, 104’



Nell’ultimo capitolo della trilogia, “Dragon Trainer – Il mondo nascosto”, ritroviamo Hiccup e Sdentato sempre più uniti, ma alle prese con nuovi problemi e nuove avventure.
Avevamo lasciato il giovane protagonista al comando di Berk, diventata fin troppo affollata da draghi, costantemente salvati dagli ormai ex cacciatori. In particolare, a seguito di una missione, i giovani non si accorgono della presenza di una Furia chiara (sottospecie della Furia Buia) in grado di poter diventare invisibile. Purtroppo il drago in questione viene consegnato al malvagio cacciatore Grimmel il Grifaio che decide di utilizzarla come esca per catturare Sdentato. E sembra proprio riuscire nel suo intento in quanto il capo dei draghi rimane folgorato dalla Furia Chiara tanto da seguirla in ogni dove. Contemporaneamente Grimmel fa visita a Hiccup facendogli presente che intende portargli via Sdentato. Il giovane pensa, quindi, che l’unica soluzione sia quella di spostare i draghi e tutti gli abitanti di Berk in quello che suo padre stava cercando: un mondo nascosto. Ma la sua idea si rivela ben presto non essere la soluzione più indicata. Dovrà, perciò, ricorrere ad altri stratagemmi per far fronte ai vari problemi e fortunatamente potrà contare sui suoi amici, sui consigli della madre, su quelli di Astrid e sulla collaborazione con Sdentato e gli altri draghi.
Con questo terzo capitolo sembra che la “favola” di Dragon Trainer voglia virare in una direzione diversa dal solito. Il protagonista resta il giovane Hiccup che deve fare i conti con il potere, ormai da tempo ereditato dal padre, e con tutti gli incarichi che ne derivano. Ma, nonostante ciò, alla fine dei conti, risulta essere Sdentato il protagonista incontrastato di questa specifica vicenda. Il pubblico guarda con i suoi occhi, viaggia con lui alla scoperta di nuovi luoghi (fisici e metaforici), ride e si commuove con lui. 


L’incontro tra Sdentato e la Furia Chiara permette di sperimentare e approfondire molte sfaccettature del personaggio, ma anche, e soprattutto, molti temi. Vediamo per la prima volta uno Sdentato diverso e distratto perché innamorato. E l’amore è proprio uno dei temi portanti di questo film, insieme all’amicizia e al tentativo di far coesistere entrambi nello stesso momento. Può Sdentato innamorarsi senza dimenticare Hiccup? La conclusione alla quale si giunge al termine è un’interessante riflessione sull’importanza di valori quali amore e amicizia, alla base di ognuno di noi.
C’è, poi, oltre ai temi trattati, un’attenzione particolare (e maggiore rispetto ai primi due film) per quanto riguarda l’aspetto tecnico, con un’animazione più ricercata e precisa.
Non è mai semplice concludere una trilogia con un’opera che rimanga, per quanto possibile, sullo stesso livello delle precedenti, ma con “Dragon Trainer – Il mondo nascosto” questo non avviene perché il film rappresenta la degna conclusione di un meraviglioso viaggio, non solo in un mondo particolare, ma anche come metafora della vita stessa, nella quale si riflette, si ride, ci si diverte, ma, alcune volte, ci si commuove. 
Veronica Ranocchi

IL PRIMO RE


Il primo re
di Matteo Rovere
con Alessandro Borghi, Alessio Lapice
Italia, 2019
epico, storico
durata, 127’


753 A.C.. Alba è la città più forte del Lazio e governa i suoi territori attraverso la paura e la schiavitù che utilizza come strumento di controllo. Il Tevere è alle prese con periodiche esondazioni che trasformano le campagne in palude e che costringono gli uomini ad una vita nomade o semi-sedentaria all’interno delle foreste.
Roma è soltanto un nome inventato senza significato e poco più: una speranza di libertà, un utopico luogo a cui destinare le preghiere di un popolo disperato. Ancora per poco però.

“Il primo re” è l’ultimo film di Matteo Rovere – al cinema tre anni fa con “Veloce come il vento” – e come si può intuire facilmente dal titolo è la trasposizione cinematografica dell’ascesa dei due gemelli più famosi della storia: Romolo e Remo.
Separati dalla nascita dalla madre ma legati da un vincolo di sangue fraterno indissolubile, i due sono dei semplici pastori erranti che vivono alla giornata e che si ripetono come un mantra che prima o poi troveranno il loro pezzo di terra dove mettere le proprie radici.

Il film si limita a due soli accenni al passato dei fratelli, lasciando spazio più ai personaggi e alle loro diversità caratteriali che alla leggenda che li avvolge. Aspro di dialoghi nella prima parte (ma fortemente carico di simboli e significati), man mano che trascorrono i minuti si intravede sempre più con maggiore chiarezza il quadro che il regista ha disegnato per lo spettatore, dove religione e potere finiscono per legarsi a doppio filo l’uno con l’altro.
In tal senso il background letterario ed epico ne è la prova: la narrazione è governata dalla tradizionale contrapposizione alla base del mondo classico tra la PIETAS (umiltà e devozione alla volontà degli dei) simboleggiata da Romolo ed il peccato di UBRIS di Remo, uomo moderno che non affida il proprio destino agli dei ma crede nel libero arbitrio.

Un gioco di conflitti, di evoluzioni e di cambiamenti, con il loro legame di sangue che sarà strumento di difesa nel momento di bisogno e arma fratricida quando il dolce gusto del potere avrà inebriato la mente di Remo.

Alessandro Borghi è un prodotto che funziona, sia cinematograficamente parlando che a livello di incassi, e su questo non c’erano dubbi. Un plauso maggiore questa volta va a lui e agli altri membri del cast se si pensa che tutto viene recitato in protolatino, lingua antecedente del latino arcaico…scelta difficile ma che sicuramente dà un tocco di originalità in più al racconto.
La vera sorpresa è però l’ottimo Alessio Lapice (conosciuto ai più per aver interpretato Alfredo Natale nella seconda stagione di “Gomorra”), alle prese con un personaggio difficile che inizialmente sembra essere destinato ad un parte quasi da sparring-partner al più esperto Borghi, ma che in realtà sarà l’ago della bilancia nel finale per decretare il destino dei due gemelli ed il successo cinematografico del loro conflitto.
Un film d’autore che non delude ma che francamente non lascia senza fiato.
Lorenzo Governatori


PUBBLICATO IL BANDO DELLA CALABRIA FILM COMMISSION PER LE PRODUZIONI AUDIOVISIVE




Pubblicato il nuovo bando della Fondazione Calabria Film Commission di incentivi pubblici per l’attrazione di produzioni audiovisive e cinematografiche nazionali e internazionali nel territorio della Regione Calabria.

On line, sul sito della Fondazione www.calabriafilmcommission.it, l’avviso pubblico scadrà il prossimo 2 marzo 2019

Possono presentare domanda di ammissione al contributo, per la prima fase, entro e non oltre il 2 marzo 2019 le reti di produzione cinematografica e/o audiovisiva aventi sede in Italia (codici ATECO 59.11 o 59.12), in uno dei Paesi dell’Unione Europea (classificazione equivalente NACE Rev. 2 59.11) o in un Paese extraeuropeo a condizioni di reciprocità.

Possono inoltre presentare domanda di ammissione al contributo, per le sole categorie “Cortometraggi” e “Documentario”, gli stessi soggetti di cui sopra unitamente alle associazioni culturali senza scopo di lucro, quest'ultime escluse per le categorie precedenti.

In seguito alla prima fase, l'avviso riaprirà a partire dal 17 maggio fino al 1 Ottobre 2019 la seconda fase. E comunque, fino alla data di esaurimento delle risorse destinate al presente avviso. 

giovedì 31 gennaio 2019

LA FAVORITA

La favorita
di Yorgos Lanthimos
con Olivia Cole, Emma Stone, Rachel Weisz
Grecia, 2019
biografico, storico
durata, 120'



Quando si ha a che fare con Yorgos Lanthimos si deve mettere in conto una buona dose di eccentricità e provocazioni. A tracciare un solco tra lui e gli altri c'è, però, il fatto che nel cinema dell'autore greco questi pungoli non rimangono semplici aneddoti, ma sono il segnale di una sostanza che si relaziona alle cose umane, traguardate nei loro aspetti più indicibili e scabrosi. Si badi bene, qui non ci si riferisce solo ai contenuti dei film che, di per sé, costituiscono uno degli elementi vincenti del pacchetto, ma anche al modo in cui essi sono fatti. Se prendiamo come paragone il suo nuovo film, "The Favourite", ambientato nella corte della monarchia inglese di inizio Settecento, e lo confrontiamo con la maggior parte dei lungometraggi aventi come sfondo il medesimo soggetto, a spiccare non è certo il degrado morale e la decadenza dei reali inglesi e dei loro accoliti. Si può, anzi, dire che il tema degli intrighi di corte, con la consueta alternanza di alleanze e tradimenti, spesso è bastato per giustificare la messa in opera di questo genere di film. In effetti, anche quella di Lanthimos non differisce per nulla da tale schema, avendo come protagonista la rivalità tra Lady Sarah Churchill, (Rachel Weisz, attrice feticcio del regista) favorita della regina Anna e fautrice per interposta persona della guerra a oltranza contro la Francia, e Abigail Masham (Emma Stone), nobildonna caduta in disgrazia e per questo determinata a risalire la china, scalzando la rivale dai privilegi che si è conquistata. Come si può immaginare anche in "The Favourite" cattiverie e colpi bassi si sprecano: basti pensare a quelli messi in atto dalla spregiudicata Abigail per conquistarsi il diritto di giacere nel talamo della regina, soddisfacendone gli appetiti sessuali, come pure alle trame cospiratrici del politico Robert Harley (Nicholas Hoult) acerrimo nemico di Lady Sarah e disposto a tutto per toglierla di mezzo e prenderne il posto accanto alla sovrana.

Le convenzionalità di genere, però, finiscono qui, poichè per Lanthimos la ricostruzione di costume e le consuetudini della vita aristocratica non sono il fine bensì il punto di partenza, o meglio, una delle possibili prospettive dalla quale continuare a declinare la poetica sui rapporti di forza all'interno di strutture regolate da gerarchie e consuetudini strettamente fissate. Se, in altre occasioni, l'osservazione del regista aveva trovato il proprio campo d'applicazione all'interno dell'istituto famigliare, con "The Favourite" a essere sotto la lente d'ingrandimento ne è una sorta di variabile allargata che tiene conto non solo dei legami biologici ma anche delle relazioni acquisite per altre vie, nelle quali il rapporto tra servi e padroni non è solo figurato ma reale, nella misura in cui nel corso della vicenda lo mettono in pratica la regina con la sua protetta e a sua volta Lady Sarah con la disinvolta cugina e ancora quest'ultima con la fragile sovrana. Nelle mani di Lanthimos questo triangolo diventa un moltiplicatore di casistiche umane create dal continuo riposizionamento dei ruoli (di vittima e carnefice) a cui vengono sottoposti gli incontenibili personaggi. Ma tutto ciò non sarebbe sufficiente a giustificare la fama del regista, che al gusto estetico e allo sguardo da entomologo aggiunge la capacità di creare immagini cariche di senso rispetto al pensiero di cui si fa promotore.


Sulla scia di Sorrentino a cui Lanthimos non è secondo per la costruzione di universi visivi autosufficienti, "The Favourite" reinventa gli spazi del potere, fotografandoli a lume di candela (come a uso tempo aveva fatto Stanley Kubrick con "Barry Lyndon") e fendendoli con carrellate letali come quelle che trasformano i corridoi del palazzo in un pista da corsa dove far sfrecciare la regina in "carrozzella". Fatta salva la tendenza a compiacersi della propria bravura, cosa che in certi passaggi non lo esentano dall'essere fin troppo prolisso, le immagini di Lanthimos suggeriscono relazioni (come quella in cui la ripresa dal basso che accomuna Sarah e Abigail è rivelatrice della medesima natura delle due donne), svelano caratteri (ci riferiamo alle scene relative alle sessioni di tiro, indicative della personalità proditoria e rapace delle agoni) certificano patologie (suggerite dalla deformazione visiva presente in alcune inquadrature). Detto che, se non fosse per la mancanza di stringatezza della seconda parte, "The Favourite" figurerebbe ai vertici della filmografia dell'autore, era dai tempi della "Marie Antoinette" di Sofia Coppola che non vedevamo un film in costume sbarazzino e sfrontato come quello in questione. Da non perdere.
Carlo Cerofolini
pubblicata su ondacinema.it)