martedì 4 settembre 2018

Fortnite: Sprofondo Stantio subirà altre modifiche con l’arrivo dell’aggiornamento 5.40 " Ecco il nuovo edificio "



Fortnite è in fibrillazione per l’inizio dell’evento High Stakes, ma l’aggiornamento 5.40 si sta facendo attendere più del previsto. Grazie ad alcuni fan molto attenti, abbiamo però scoperto che l’update, oltre all’evento, introdurrà anche dei cambiamenti allo Sprofondo Stantio.
Stiamo parlando del grosso cratere formatosi in seguito alla caduta del meteorite all’inizio della Stagione 4. Da allora è andato incontro a numerosi mutamenti, e altri sono in arrivo. Durante il reveal stream della modalità a tempo Getaway, inclusa nel prossimo evento High Stakes, gli spettatori hanno scattato uno screenshot della mappa di gioco che ha messo in evidenza il cambiamento dello Sprofondo Stantio.
Per la precisione, come potete vedere voi stessi, con la patch 5.40 verrà introdotta una nuova area aperta a nord della fabbrica. Non è chiaro, al momento, di cosa si tratta precisamente. Per questo dovremo attendere l’aggiornamento, che probabilmente arriverà giovedì 6 settembre 2018.

lunedì 3 settembre 2018

VENEZIA 75 - THE FAVOURITE


The Favourite
di Yorgos Lanthimos
con Emma Stone, Rachel Weisz, Olivia Colman, Nicolas Hoult
UK, Irlanda, 2018
durata, 120'




Quando si ha a che fare con Yorgos Lanthimos si deve mettere in conto una buona dose di eccentricità e provocazioni. A tracciare un solco tra lui e gli altri c'è, però, il fatto che nel cinema dell'autore greco questi pungoli non rimangono semplici aneddoti, ma sono il segnale di una sostanza che si relaziona alle cose umane, traguardate nei loro aspetti più indicibili e scabrosi. Si badi bene, qui non ci si riferisce solo ai contenuti dei film che, di per sé, costituiscono uno degli elementi vincenti del pacchetto, ma anche al modo in cui essi sono fatti. Se prendiamo come paragone il suo nuovo film, "The Favourite", ambientato nella corte della monarchia inglese di inizio Ottocento, e lo confrontiamo con la maggior parte dei lungometraggi aventi come sfondo il medesimo soggetto, a spiccare non è certo il degrado morale e la decadenza dei reali inglesi e dei loro accoliti. Si può, anzi, dire che il tema degli intrighi di corte, con la consueta alternanza di alleanze e tradimenti, spesso è bastato per giustificare la messa in opera di questo genere di film. In effetti, anche quella di Lanthimos non differisce per nulla da tale schema, avendo come protagonista la rivalità tra Lady Sarah Churchill, (Rachel Weisz, attrice feticcio del regista) favorita della regina Anna e fautrice per interposta persona della guerra a oltranza contro la Francia, e Abigail Masham (Emma Stone), nobildonna caduta in disgrazia e per questo determinata a risalire la china, scalzando la rivale dai privilegi che si è conquistata. Come si può immaginare anche in "The Favourite" cattiverie e colpi bassi si sprecano: basti pensare a quelli messi in atto dalla spregiudicata Abigail per conquistarsi il diritto di giacere nel talamo della regina, soddisfacendone gli appetiti sessuali, come pure alle trame cospiratrici del politico Robert Harley (Nicholas Hoult) acerrimo nemico di Lady Sarah e disposto a tutto per toglierla di mezzo e prenderne il posto accanto alla sovrana.


Le convenzionalità di genere, però, finiscono qui, poichè per Lanthimos la ricostruzione di costume e le consuetudini della vita aristocratica non sono il fine bensì il punto di partenza, o meglio, una delle possibili prospettive dalla quale continuare a declinare la poetica sui rapporti di forza all'interno di strutture regolate da gerarchiche e consuetudini strettamente fissate. Se, in altre occasioni, l'osservazione del regista aveva trovato il proprio campo d'applicazione all'interno dell'istituto famigliare, con "The Favourite" a essere sotto la lente d'ingrandimento ne è una sorta di variabile allargata che tiene conto non solo dei legami biologici ma anche delle relazioni acquisite per altre vie, nelle quali il rapporto tra servi e padroni non è solo figurato ma reale, nella misura in cui nel corso della vicenda lo mettono in pratica la regina con la sua protetta e a sua volta Lady Sarah con la disinvolta cugina e ancora quest'ultima con la fragile sovrana. Nelle mani Lanthimos questo triangolo diventa un moltiplicatore di casistiche umane create dal continuo riposizionamento dei ruoli (di vittima e carnefice) a cui vengono sottoposti gli incontenibili personaggi. Ma tutto ciò non sarebbe sufficiente a giustificare la fama del regista, che al gusto estetico e allo sguardo da entomologo aggiunge la capacità di creare immagini cariche di senso rispetto al pensiero di cui si fa promotore.


Sulla scia di Sorrentino a cui Lanthimos non è secondo per la costruzione di universi visivi autosufficienti, "The Favourite" reinventa gli spazi del potere, fotografandoli a lume di candela (come a uso tempo aveva fatto Stanley Kubrick con "Barry Lyndon") e fendendoli con carrellate letali come quelle che trasformano i corridoi del palazzo in un pista da corsa dove far sfrecciare la regina in "carrozzella". Fatta salva la tendenza a compiacersi della propria bravura, cosa che in certi passaggi non lo esentano dall'essere fin troppo prolisso, le immagini di Lanthimos suggeriscono relazioni (come quella in cui la ripresa dal basso che accomuna Sarah e Abigail è rivelatrice della medesima natura delle due donne), svelano caratteri (ci riferiamo alle scene relative alle sessioni di tiro, indicative della personalità proditoria e rapace delle agoni) certificano patologie (suggerite dalla deformazione visiva presente in alcune inquadrature). Detto che, se non fosse per la mancanza di stringatezza della seconda parte, "The Favourite" figurerebbe ai vertici della filmografia dell'autore, era dai tempi della "Marie Antoinette" di Sofia Coppola che non vedevamo un film in costume sbarazzino e sfrontato come quello in questione. Da non perdere.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)

domenica 2 settembre 2018

VENEZIA 75 - ROMA

Roma
di Alfonso Cuaron
con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Nancy Garcia, Jorge Antonio
Messico, 2018
genere, drammatico
durata, 135'

Tra le perplessità suscitate dal cinema destinato a un uso esclusivamente casalingo c'è sempre stata quella relativa ai condizionamenti causati dalle dimensioni del formato che secondo i detrattori obbligava i registi a cambiare i fondamentali del linguaggio cinematografico epurandolo da riprese in cui gli attori non fossero stati vicini alla mdp. A questo proposito la Mostra del cinema si inserisce nella perigliosa discussione proponendo un titolo come "Roma", fatto apposta per smentire la suddetta affermazione. Fra quelli destinati da Netflix alla kermesse festivaliera il film di Cuaron non solo è quello che meno degli altri sembra farsi influenzare da limitazioni di ordine tecnico stilistiche, ma risulta addirittura brillante nella scelta di molte delle soluzioni formali adottate per l'occasione. 

A cinque anni di distanza da quello che era stato il suo più grosso successo, il regista messicano torna a Venezia, questa volta in competizione, con un film che solo in apparenza risulta più facile rispetto al precedente. Certo, affermare che un film basato sui ricordi della propria giovinezza sia più complicato della messa in scena di un naufragio nell'orbita terrestre appare esagerato anche perché "Gravity" riusciva a coniugare la verosimiglianza degli effetti speciali a un ritratto a tutto tondo dei suoi personaggi. E' peraltro vero che anche "Roma" racconta in qualche modo la metabolizzazione di un lutto, quello del regista bambino e dei suoi fratelli nei confronti del padre medico che li ha abbandonati, come pure quello di un intero paese - il Messico - che nell'estate del '71 si trovò a piangere la morte di alcuni studenti uccisi dalla polizia mentre manifestavano il proprio dissenso verso la politica repressiva del governo. 

La cosa però più interessante di "Roma" (titolo che prende il nome dal quartiere borghese dove Cuaron viveva da bambino) è il modo con cui il regista decide di raccontare la storia. Il nodo centrale è la scelta di esserne protagonista per interposta persona, e cioè attraverso il personaggio di Cleo la tata indios che si prese cura di lui e dei suoi fratellini. Lo spostamento del punto di vista narrativo non solo permette al regista di allontanare gli eccessi di emotività che di solito appesantiscono l'oggettività del resoconto, ma gli mette sul piatto d'argento il principio al quale informare la struttura del lungometraggio. Il fatto di sostituire con Cleo coloro che dovrebbero essere i veri protagonisti di "Roma", per la maggior parte del tempo relegati sullo sfondo o ai margini del quadro, costituisce per lo spettatore la guida necessaria a raccordare le varie emotività del film. Succede, infatti, che, nelle varie sequenze, il tema centrale sia lasciato fuori campo e filmato con precaria visibilità, salvo senza però precludergli la possibilità di rientrare in gioco attraverso piccoli dettagli della sua fenomenologia. 

Uno schema che si ripete non solo nelle situazioni di routine, ma anche nei momenti topici come possono esserlo la sequenza della manifestazione repressa nel sangue, di cui inizialmente sentiamo solo le grida, e gli spari che entrano dalle finestre del negozio in cui si trova Cleo e poi nella scena del parto in cui, nonostante i motivi di interesse siano legati alla sopravvivenza del nascituro rispetto allo stato di salute di chi lo ha messo alla luce, è della seconda che distinguiamo la sagoma e non del primo, mostrato volutamente sfocata. Più in generale, esiste il desiderio del regista di andare alla ricerca del tempo perduto ricreandolo non in modo compiuto ma attraverso le sensazioni suscitate dalle grida dei bambini, dal loro muoversi all'interno della casa, dai rumori della città che esplodono quando "Roma" decide di uscire dalla casa dei protagonisti per riversarsi sulle strade del quartiere affollate di persone e nella campagna desolata e brulla limitrofa alla città dove vivono poveri e indigenti. 

Con un'operazione simile a quelle realizzata da Christopher Nolan per "Dunkirk", l'autore messicano fa dei personaggi delle figure prive di un vero e proprio spessore biografico - basti pensare a una delle sequenze introduttive in cui il padre è presentato senza mai mostrarne il volto, ma mettendo insieme una serie i primi piani su dettagli che gli appartengono - ma elementi complementari alla rievocazione di uno stato d'animo individuale e collettivo in cui in primo piano sono le sensazioni e i sentimenti delle persone che li hanno vissuti. In questo senso "Roma" più che mostrarci una storia ce la fa sentire, stimolandoci a parteciparvi con i nostri sensi, a partire da quelli che coinvolgono i nostri occhi perché il film di Cuaron, girato in un bianco e nero dal sapore metafisico, è innanzitutto un'opera da vedere, indipendentemente dal formato. Tra i candidati alla vittoria finale, "Roma" è un film che può servire a superare i pregiudizi nei confronti delle nuove piattaforme di distribuzione.
Carlo Cerofolini
(pubblicato su ondacinema.it)

News: #Fortnite - Anticipazioni sulla patch 5.40 che Annuncia l'evento High Stakes -


Notizie Riguardante L'evento High Stakes " Ecco cosa dovete Sapere " 



L'evento High Stakes avrà inizio la prossima settimana e introdurrà una nuova modalità a tempo denominata Getaway, un inedito set di sfide create appositamente per l'occasione e il Wild Card, un nuovo costume. I dettagli su High Stakes al momento sono ancora molti pochi, tuttavia siamo certi che nuove informazioni non tarderanno ad arrivare e, secondo quanto mostrato nel corso dello streaming di questa notte, il tema dell'evento sarà incentrato su rapine e furti.

in occasione del PAX West, Epic ha inoltre anticipato alcune delle novità che arriveranno con l'aggiornamento 5.40 tra cui modifiche alla tempesta che nella fase finale della partita arrecherà danno anche alle costruzioni. La revolver inoltre sarà temporaneamente disabilitata e sarà implementato un nuovo e misterioso veicolo.





Video: Compio un Impresa Titanica: Sconfiggere il Cavaliere della Nebbia con il Patto dei Campioni senza subire alcun Danno







Video: Compio un Impresa Titanica: Sconfiggere il Cavaliere della Nebbia con il Patto dei Campioni senza subire alcun Danno " Sono davvero in Pochi ad essere riusciti in questa impresa quasi impossibile da realizzare" Ma io ci sono Riuscito 😄








sabato 1 settembre 2018

MR LONG


Mr Long
di Sabu
con Chen Chang, Shô Aoyagi, Yiti Yao
genere, drammatico
durata, Giappone, Germania, Cina, Taiwan, 2017



Kaohsiung, Taiwan. Il Famoso mercato notturno di Liuhe a fare da cornice alla notte di un giorno qualunque: un mix di sapori ed etnie dove perdersi guidati dai propri sensi in mezzo al caos delle luci della città.
Sulla strada principale gli ambulanti scolano e friggono le specialità appartenenti alla propria cultura culinaria, mentre nel retro di un magazzino una banda di rapinatori attende con ansia (ed invano) l’arrivo dell’ultimo componente per dividersi il bottino. 

Inizia così il film “Mr. Long” del regista Sabu, una pellicola emozionante, un viaggio all’interno dell’animo dei due protagonisti: il killer Long (interpretato dall’ottimo Chang Chen), sicario silenzioso al servizio della malavita taiwanese, e la giovane Lily, ex prostituta, tossica e madre del piccolo Jun, personaggio fondamentale che fa da collante fra i due principali filoni narrativi.
A creare le giuste condizioni, come spesso accadrà per tutta l’opera, è un evento spiacevole ed inatteso. In questo caso il sicario è costretto a scappare dal Taiwan dopo un lavoro andato male dal quale ha rischiato più volte di rimanere ucciso, e trova rifugio in paesino abbandonato del Giappone.  A salvare la vita del protagonista è la curiosità di Jun, bambino altruista ed instancabile lavoratore, che con il supporto della comunità locale aiuterà il killer ferito a ricostruirsi una nuova vita. Long viene così accolto da questa famiglia con la classica concezione orientale di ospitalità dove tutti fanno il possibile per dare una nuova opportunità al forestiero, il quale si riscoprirà cuoco per i suoi nuovi amici e padre per il piccolo. L’arrivo del sicario nella piccola e monotona cittadina è uno spiraglio di luce per quest’ultimo, una figura apparentemente abbandonata a sé stessa senza un padre e con la madre bloccata a letto schiava dalla droga, ma che troverà in Long un’ancora di salvezza, un porto sicuro dove poter sostare nei momenti di maggiore difficoltà.

È un lavoro preciso e minuzioso quello del regista giapponese, dove anche le scene di azione vengono svolte in stile “minimal” per dare maggior voce (anche se in questo caso le parole vengono usate pochissimo) ai soggetti e porre l’enfasi della scena sul loro modo di essere e sulla loro storia.
Il film che ne esce fuori è una sorta di saggio sociologico sull’amicizia e sull’affetto, con lunghi e toccanti spezzoni di accoglienza e di amore contrapposti a scene che mettono in risaluto gli aspetti più crudi e malvagi dell’essere umano. 
E così lo spettatore finisce inevitabilmente per emozionarsi insieme ai protagonisti, trascinato in questo maremoto narrativo dove le onde degli imprevisti invertono di continuo la corrente e sovrastano tutto ciò che incontrano…un po’ come la vita, imprevedibile, che tutti colpisce e che nessuno salva.
Lorenzo Governatori


Notizia per i fan Hollow Knight arriva nel 2019 su PS4 e Xbox One il Gioco ispirato a Dark Souls






Lo studio indipendente Team Cherry ha annunciato oggi che Hollow Knight, il loro titolo di successo per Nintendo Switch, sarà disponibile anche per Xbox One e PS4 nel corso della primavera del 2019 in una edizione fisica.

Il gioco sarà pubblicato da Skybound Games, che si occuperà inoltre di portare anche Death's Gambit di White Rabbit su Xbox One e Nintendo Switch tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019. Anche questa produzione sarà protagonista di una release fisica su tutte e tre le console di Microsoft, Sony e Nintendo.

"Hollow Knight e Death's Gambit rappresentano il meglio dello sviluppo indipendente", ha commentato in una nota riportata da Gaming Bolt Ian Howe, CEO di Skybound Games. "Sono davvero felice di poter collaborare con Team Cherry, Adult Swim e White Rabbit per portare i loro videogiochi sugli scaffali al dettaglio."



"Skybound ci ha sorpreso per la loro esperienza e per l'attenzione al dettaglio, e non vediamo l'ora di poter consegnare ai giocatori una versione definitiva di Hollow Knight", recita invece una nota diffusa da Team Cherry. "Prima della release fisica per queste piattaforme, Hollow Knight riceverà il suo terzo e ultimo DLC Gods and Glory il 23 agosto".

Si prospetta una fine del 2018 piuttosto movimentata per Skybound, che porterà alcuni dei migliori indie dell'anno su altre console in versione fisica. Che ne pensate della notizia? Siete felici del fatto che Hollow Knight e Death's Gambit saranno disponibili su un numero maggiore di piattaforme?








( LEGGI ARTICOLO CORRELATO)


Hollow Knight come Dark Souls? Secondo il director si ispirano agli stessi capolavori