martedì 17 maggio 2016
WHERE TO INVADE NEXT
04:07
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Where to invade next
di Michael Moore.
USA 2015
genere, documentario
durata, 120'
Essendo, oggi in particolare, discernere pietanza grama da preparare (nonché da assimilare, a volte), intruppati come siamo in tempi sempre più avvezzi a privilegiare istanze sedicenti salutiste sotto forma di piatti a base di accessibilità e divulgazione - e tralasciando le sempre presenti e inflessibili regole fissate dalla dieta dello spettacolo - non è inusuale imbattersi in menu confezionati all'insegna della sapida leggerezza, della speziata essenzialità che invece, dopo qualche assaggio, si rivelano dispensatori di sapori poco gradevoli, oltreché fin troppo noti al palato. Tra i casi tipici di questa sorta di equivoco nutrizionale, è possibile annoverare l'ultima creazione dello chef M.Moore, alle prese stavolta con una ricognizione - Francia, Italia, Tunisia, Germania, Portogallo, Scandinavia, alcuni dei luoghi sotto osservazione - intrapresa allo scopo di analizzare-per-comparare particolari caratteristiche dei vari modi d'intendere ciò che resta (e già questo Moore pare ignorarlo) del cosiddetto stato sociale con la corrispondente declinazione vigente all'interno del sistema USA. Dalla mensa di una scuola elementare normanna, a quella rigorosamente a trazione mediterranea della Ducati; da un impeccabile liceo finlandese, alla Faber-Castell di Norimberga dove si lavora trenta ore la settimana ma si viene retribuiti per quaranta; dalla depenalizzazione totale delle droghe operata in Portogallo, passando per l'avanguardistica reclusione-a-misura-d'uomo nel modello norvegese e le innovative cliniche della fertilità tunisine, per arrivare al redde rationem islandese col proprio sistema bancario, Moore propone, dietro la consueta andatura da voluminoso americano in gita e l'aria in bilico tra il turista ammirato e l'esponente all'erta del fu ceto-medio-riflessivo, un campionario di esperimenti sociali riusciti (o in costante perfezionamento), pavlovianamente, verrebbe da dire, accostati allo sfascio senza appello della prassi a stelle e strisce "che pur parte di quelle idee aveva ispirato".
Ciò che ne scaturisce è un ritratto del regime di vita moderno tutto in orizzontale, in cui al fatale appiattimento di distanza e prospettiva non può che corrispondere un resoconto parziale e, a tratti, distorcente delle cose. Nel senso: se, ed è ovvio, nulla pone in discussione la verosimiglianza delle testimonianze raccolte, è pur vero che una contestualizzazione di fondo schematica e frammentaria (che risulta, tra l'altro, andare persino stretta a taluni casi specifici presi in oggetto, nonché sovente incline ad un elementare intento moralistico-pedagogico - seppur qua e là divertito - circa sorti e progressive caparbie e in azione nonostante tutto), rischia spesso di non far oltrepassare al materiale mostrato i confini sicuri di un consolatorio senso/luogo comune in base al quale, per dire, tutti o quasi, al di qua dell'Oceano, sembrano lavorare, mangiare, sorridere, insomma godersi la vita, mentre la contrapposizione, il conflitto - sale teorico di ogni frammento della realtà sul serio significativo e, maggior ragione, di lavori siffatti - viene perlopiù lasciato ad una sorta di vaga inesorabilità planetaria che trova sulle spalle dei responsabili da-prima-pagina magari comoda ma ridotta superficie d'appoggio, in un gioco di specchi reiterato e senza variazioni che alla lunga stimola più l'acquiescenza che l'indignazione. Se a ciò si aggiunge l'impianto dichiaratamente edificante della messinscena, con tanto di mdp che si sofferma e isola, ad esergo di ogni frammento, in primi piani icastici i volti delle donne e degli uomini, artefici normali di un'eccezionalità negletta, ecco che diventa ancora più evidente il processo di consunzione di un itinerario critico passato dalla desolazione industriale di Flint, Michigan (città natale dell'autore, documentata in "Roger and me" - al tempo con affettuosa ironia e occhio polemico - come teatro e laboratorio di tante crisi a venire e palestra di un linguaggio che, tra alti e bassi, avrebbe trovato nella commistione di provocazione allegra e sintesi - anche di parte - delle contraddizioni contemporanee, la sua cifra espressiva di riferimento), dalle derive psicologiche dei liceali della Columbine, dalla protervia e dallo smarrimento di una nazione intera prima e dopo il settembre fatale (opere, anche queste, tutto sommato non esenti da un certo didascalismo e parimenti segnate dalla presenza a volte eccessiva del loro autore), al ricorso via via sistematico a più che comuni strumenti affabulatori e contropropagandistici, fino alla resa apparente al folklore e ai proclama che, ad esempio, nella forma minima di lepidezze tipo "gli italiani hanno sempre l'aria di aver appena fatto sesso", sembra fare il paio, in veste di beffardo contrappasso e a mo' di polpetta avvelenata, con l'altrettanto pietosa "mission accomplished" del sempre detestato G.W.Bush.
TFK
Manca 2 giorni a For Harbor di Fallout 4 " Oggi alle 11:30 in Diretta Live "
01:36
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Ciao Ragazzi
Sono Pronto ad affrontare il Nuovo Dlc di Fallout 4 For Harbor se siete interessati potete seguire la diretta di Oggi dove parleremo del gioco e della sua Difficoltà, ma nel mentre che mancano ancora 2 giorni ne approfitto per potenziare ulteriormente il mio personaggio :-)
Giù allego il trailer del gioco for harbor di fallout 4 buona visione a tutti
domenica 15 maggio 2016
PERICLE IL NERO
23:38
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Pericle il nero
di Stefano Mordini
con Riccardo Scamarcio, Marina Fois, Gigio Morra
Italia, Belgio, 2016
genere, drammatico
durata, 105'
Cerano diversi modi per portare sullo schermo il romanzo di Giuseppe Ferrandino che da il titolo al film. Nel libro dello scrittore campano la storia è ambientata tra Napoli e Pescara, le città scelte in cui si snoda la vicenda di Pericle, faccendiere di un boss camorrista che un bel giorno è costretto a darsi alla macchia per sfuggire alla vendetta del datore di lavoro che lo deve sacrificare per scongiurare il giro di vite innescato dalla morte di un membro di un clan rivale. E sempre alla fantasia dello scrittore campano va assegnata l’originalità della storia caratterizzata dal rituale del protagonista che si guadagna il companatico sodomizzando le sue vittime dopo averle tramortite con mezzi di fortuna. Un particolare che aiuta a capire l’interesse di Abel Ferrara, più volte sul punto di girarne una versione con Riccardo Scamarcio rimasto nel progetto sia in veste d’attore che, in coabitazione con Valeria Golino, di responsabile ultimo dell’intero ambaradan. Ed è proprio la presenza di Stefano Mordini in cabina di regia e dei Fratelli Dardenne coinvolti in chiave produttiva a farci pensare che quella appena vista sia solo una delle traduzioni possibili di “Pericle il nero” che rispetto alle atmosfere sulfuree evocate dal cinema di Ferrara opta per un adattamento di segno opposto tanto sul piano formale quanto su quello drammaturgico. In questo senso a fare la differenza sono in ordine di importanza la scelta di ambientare la storia prima in Belgio e poi in Francia, con l’anonimato urbano della città di Liegi e la desolazione esistenziale della marina invernale della cittadina di Calais a raffreddare il pathos scaturito dalla rapidità dell’escalation di violenza che si abbatte sul protagonista e dal senso di abbandono conseguente alla consapevolezza di Pericle (orfano di entrambi i genitori) di essere stato rinnegato dal suo padre putativo. E, in secondo luogo, uno stile di regia che potremmo definire sociale per le caratteristiche di pedinamento e di scoperta ambientale perseguite da uno sguardo che fa di tutto per non esaltare il potenziale emotivo e spettacolare di un plot che si colloca nei dintorni di quel mob movies inaugurato dal “Gomorra” di Matteo Garrone, e oggi più che mai in voga grazie al successo dell’omonima serie televisiva.
Così oltre agli inseguimenti e alle sparatorie lasciate debitamente fuori campo, “Pericle il nero” si distingue anche per la capacità di far convivere le atmosfere da tragedia shakesperiana insite nella tensione incestuosa e nel desiderio di sangue che si respira all’interno del consesso famigliare di cui Pericle in qualche modo è parte in causa con le caratteristiche da romanzo di formazione della struttura narrativa che sottotraccia ma in maniera evidente mette insieme un excursus esistenziale di scoperta e di prese di coscienza che cambieranno per sempre la vita del protagonista. Un equilibrio che a livello visivo si traduce nel ricorso a un’alternanza di primi piani e campi lunghi capaci di portarci dentro l’universo del protagonista, facendocene condividere il dramma e le vicissitudini, e subito dopo di farcene prendere le distanze, quasi a voler restituire il destino del personaggio al mondo che lo ha generato. Pur con qualche debolezza di scrittura quando si tratta di raccontare l’incontro di Pericle con quella che potrebbe essere la sua nuova famiglia, “Pericle il nero” è un film convincente che tra i suoi meriti ha quello di regalarci un ottimo Riccardo Scamarcio, perfettamente calato nel fisico e negli umori di un personaggio dal sapore dostoevskijano.
di Stefano Mordini
con Riccardo Scamarcio, Marina Fois, Gigio Morra
Italia, Belgio, 2016
genere, drammatico
durata, 105'
Cerano diversi modi per portare sullo schermo il romanzo di Giuseppe Ferrandino che da il titolo al film. Nel libro dello scrittore campano la storia è ambientata tra Napoli e Pescara, le città scelte in cui si snoda la vicenda di Pericle, faccendiere di un boss camorrista che un bel giorno è costretto a darsi alla macchia per sfuggire alla vendetta del datore di lavoro che lo deve sacrificare per scongiurare il giro di vite innescato dalla morte di un membro di un clan rivale. E sempre alla fantasia dello scrittore campano va assegnata l’originalità della storia caratterizzata dal rituale del protagonista che si guadagna il companatico sodomizzando le sue vittime dopo averle tramortite con mezzi di fortuna. Un particolare che aiuta a capire l’interesse di Abel Ferrara, più volte sul punto di girarne una versione con Riccardo Scamarcio rimasto nel progetto sia in veste d’attore che, in coabitazione con Valeria Golino, di responsabile ultimo dell’intero ambaradan. Ed è proprio la presenza di Stefano Mordini in cabina di regia e dei Fratelli Dardenne coinvolti in chiave produttiva a farci pensare che quella appena vista sia solo una delle traduzioni possibili di “Pericle il nero” che rispetto alle atmosfere sulfuree evocate dal cinema di Ferrara opta per un adattamento di segno opposto tanto sul piano formale quanto su quello drammaturgico. In questo senso a fare la differenza sono in ordine di importanza la scelta di ambientare la storia prima in Belgio e poi in Francia, con l’anonimato urbano della città di Liegi e la desolazione esistenziale della marina invernale della cittadina di Calais a raffreddare il pathos scaturito dalla rapidità dell’escalation di violenza che si abbatte sul protagonista e dal senso di abbandono conseguente alla consapevolezza di Pericle (orfano di entrambi i genitori) di essere stato rinnegato dal suo padre putativo. E, in secondo luogo, uno stile di regia che potremmo definire sociale per le caratteristiche di pedinamento e di scoperta ambientale perseguite da uno sguardo che fa di tutto per non esaltare il potenziale emotivo e spettacolare di un plot che si colloca nei dintorni di quel mob movies inaugurato dal “Gomorra” di Matteo Garrone, e oggi più che mai in voga grazie al successo dell’omonima serie televisiva.
Così oltre agli inseguimenti e alle sparatorie lasciate debitamente fuori campo, “Pericle il nero” si distingue anche per la capacità di far convivere le atmosfere da tragedia shakesperiana insite nella tensione incestuosa e nel desiderio di sangue che si respira all’interno del consesso famigliare di cui Pericle in qualche modo è parte in causa con le caratteristiche da romanzo di formazione della struttura narrativa che sottotraccia ma in maniera evidente mette insieme un excursus esistenziale di scoperta e di prese di coscienza che cambieranno per sempre la vita del protagonista. Un equilibrio che a livello visivo si traduce nel ricorso a un’alternanza di primi piani e campi lunghi capaci di portarci dentro l’universo del protagonista, facendocene condividere il dramma e le vicissitudini, e subito dopo di farcene prendere le distanze, quasi a voler restituire il destino del personaggio al mondo che lo ha generato. Pur con qualche debolezza di scrittura quando si tratta di raccontare l’incontro di Pericle con quella che potrebbe essere la sua nuova famiglia, “Pericle il nero” è un film convincente che tra i suoi meriti ha quello di regalarci un ottimo Riccardo Scamarcio, perfettamente calato nel fisico e negli umori di un personaggio dal sapore dostoevskijano.
Disponibile il nuovo DLC per XCOM 2 intitolato Alien Hunters (Guarda il Video)
23:07
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Fonte Gamesurf
Dopo una serie di customizzazioni incredibili, seguite da numerose mod dedicate, la software house Firaxis ha rilasciato un nuovo contenuto aggiuntivo per il suo XCOM 2, intitolato Alien Hunters.
Siete pronti per mietere nuove vittime aliene? Il prezzo del DLC è di 10€ ed al suo interno troverete nuove personalizzazioni per i vostri soldati xcom, con tante modifiche interessanti al gameplay.
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