mercoledì 22 marzo 2017

Notizie su Killing Floor 2: il Desert Content Pack ( Guardate il trailer )






 Notizie su Killing Floor 2: il Desert Content Pack ( Guardate il trailer )

 

 

 

Notizie su Halo Wars 2 riceve una nuova patch 2 Leggi qui cosa succede "

Halo Wars 2 ha appena ricevuto il suo nuovo DLC Kinsano, ed in concomitanza del contenuto è stata introdotta una patch volta a correggere diversi aspetti dell'esperienza firmata The Creative Assembly e 343 Industries.

L'aggiornamento, nello specifico, corregge diversi aspetti del gioco, come la risoluzione di bug e glitch e un generale bilanciamento relativo alle varie armi presenti, nonché dei personaggi dei diversi schieramenti.

 

Fonte

NOTIZIE SU DARK SOULS 3 LA PATCH 1.1 " LEGGI QUI COSA FA "






Notizie da From Software ha annunciato che pubblicherà la patch 1.1 di Dark Souls III il 24 marzo, con qualche giorno di anticipo rispetto all'uscita del nuovo DLC The Ringed City.


L'aggiornamento prevede l'aggiunta di due nuove mappe PvP, intitolate Dragon Ruins e Grand Roof, il miglioramento del frame rate su PlayStation 4 Pro e altri interventi minori. Potete consultare il changelog completo a questo indirizzo.

L'orario della pubblicazione varierà a seconda della piattaforma di riferimento: su PlayStation 4 e Xbox One sarà disponibile nella notte di venerdì, mentre su PC potrà essere scaricato a partire dalle 10 di mattina.

Vi ricordiamo che il DLC The Ringed City sarà disponibile dal 28 marzo su PC, PlayStation 4 e Xbox One.

Non temere l'oscurità, creatura della cenere. The Ringed City è l'ultimo contenuto scaricabile per Dark Souls III, il seminale gioco di ruolo vincitore del titolo di gioco dell'anno ai Golden Joystick Awards 2016.

Viaggia fino alla fine del mondo alla ricerca della leggendaria città, esplora nuove terre, combatti nuovi boss e nemici e scopri nuove armi, incantesimi e oggetti. Vivi l'ultimo capitolo di una storia oscura, che non poteva nascere se non dalla mente di Hidetaka Miyazaki. Un nuovo mondo. Un ultimo viaggio.

 

 

 

martedì 21 marzo 2017

I AM NOT YOUR NEGRO

I Am not Your Negro
di Raoul Peck
con James Baldwin
USA, 2016
genere, documentario
durata, 95'


Dopo il perbenismo consumatosi nella notte degli Oscar, alla quale il film di Raoul Peck ha peraltro partecipato gareggiando nella cinquina dei migliori documentari, arriva nelle sale "I Am not Your Negro", cruda, quanto appropriata, riflessione sulla condizione della popolazione afro-americana vista attraverso gli occhi e le parole di James Baldwin, romanziere tra i più importati e celebrati della letteratura americana del XX secolo che, negli anni cruciali della lotta per i diritti civili e l'abolizione della segregazione razziale (siamo nel periodo che va dall'inizio degli anni cinquanta alla metà dei sessanta), si impegnò a testimoniare la violenza e le ingiustizie perpetrate nei confronti dei membri della sua comunità da parte della classe dominante.

Baldwin che, nel corso della sua vita ebbe modo di venire a contatto e di dialogare con tutte le figure più importanti del proprio tempo, decise nel giugno del 1979 di raccontare la storia americana traendo spunto dall'esperienza di tre figure che, attraverso il pensiero e le azioni che furono capaci di compiere, rappresentano ancora oggi il principale punto di riferimento della nazione afro americana: stiamo parlando di Medgar Evers, Martin Luther King e di Malcon X di cui Baldwin fu amico e sostenitore e che lo scrittore scelse quale fonte d'ispirazione di "Remember This House", opera incompiuta alla quale Peck si rivolge per rivivere il viaggio compiuto dal protagonista nella parte più oscura e indicibile del paese. Considerato che le pagine del libro in questione non superano le trenta unità, ciò che vediamo sullo schermo è il frutto di una selezione di materiali d'archivio composti da fotografie e filmati d'epoca ma anche di spezzoni relativi a interviste e conferenze tenute dallo stesso Baldwin che sono chiamati a integrare l'esiguità della fonte scritta.

Continuamente in bilico tra una dimensione personale e intimista, derivata dalla scelta di adottare una forma di racconto propria del Journal intime e un'altra, oggettiva e storiografica in cui gli elementi documentali (tra cui inserti tratti da altrettanti film) si inseriscono per confermare o ampliare le tesi del protagonista, "I Am not Your Negro" non si accontenta di rileggere la storia, mostrandola, ma si cimenta nella qualità posseduta da Baldwin di rendere semplici realtà molto complesse, in una sorta di referto psicologico in cui lo spettatore riesce a comprendere a quale grado di aberrazione e di mancanza di umanità fossero costretti tutti coloro che ieri come oggi vengono discriminati per il colore della pelle. Erigendosi a testimone del proprio tempo con la consapevolezza di non essere egli stesso esente da colpe e ingenuità, Baldwin non risparmia nessuno, smascherando con la logica dei suoi ragionamenti miti apparentemente intoccabili come quello dei fratelli Kennedy, accusati di rimanere volutamente sulla superficie del problema o della stessa comunità nera, divisa sul da farsi e in parte afflitta dagli stessi problemi del suo avversario. 

E a essere messi sotto la lente di ingrandimento sono, per usare le parole dello stesso scrittore, anche "l'apatia morale e la morte dello spirito che è presente nel mio paese". A venire a galla non è solo la capacità del protagonista di leggere il proprio tempo e di prevederne gli sviluppi con anni di anticipo ma è l'efficacia con cui "I Am not Negro" riesce a ribaltare le prospettive della Storia, portandoci a vivere la questione razziale dalla parte e nell'animo di chi ne è vessato al fine di far "sentire" quale sia il dramma di coloro che, non potendo fare a meno di sentirsi cittadini americani, sono costretti a guardarsi le spalle da chi invece li dovrebbe tutelare. Slogan del tipo "La mescolanza delle razze è comunismo" e affermazioni come "Dio perdona l'omicidio e l'adulterio ma è in collera contro chi è a favore dell'integrazione" rivolte a Dorothy Counts, la prima ragazza di colore ammessa in una scuola per soli bianchi, entrano dentro la pelle e lì rimangono insieme all'invito - rivolto da Baldwin alla popolazione di razza bianca - di fare i conti con i propri fantasmi per individuare e sconfiggere le cause di una cattiveria che rischia di compromettere le sorti del paese.
(pubblicata su ondacinema.it)

lunedì 20 marzo 2017

MIDNIGHT SPECIAL

Midnight Special
di Jeff Nichols
con Michael Shannon, Kirsten Dust, Sam Shepard, Jaeden Lieberher
USA, 2016
genere, fantascienza, drammatico
durata, 111'



Una delle cose che salta subito all'occhio nei film di Jeff Nichols è la cifra di un'autorialità che si manifesta innanzitutto in fase di sceneggiatura. A differenza di molti colleghi che come lui possono dirsi autori dei propri film Nichols aggiunge la costante non così diffusa a riferibile al fatto di essersi scritto per proprio conto le storie dei lungometraggi che ha diretto. Questo caratteristica, lungi dall'essere un mero dato statistico incide non poco nell'economia dei risultati sia in termini formali che di contenuti. "Midnight Special" ingiustamente dimenticato dai distributori italiani dopo il suo passaggio (in concorso) a Berlino 2016 ci permette di entrare nel merito del discorso a partire dalla scelta di genere operata dal regista americano che per il suo quarto film si confronta con il cinema di fantascienza raccontando di un bambino dotato di poteri sovrannaturali costretto a fuggire da chi (le forze governative che lo vorrebbero "studiare" e la setta religiosa che lo ha elevato a profeta) vorrebbe impedirgli di seguire il proprio destino. Se di "Midnight Special" analizzassimo esclusivamente la forma quello che ne verrebbe fuori sarebbe di certo un contesto apprezzabile ma non originale poiché l'equilibrio della composizione visiva, caratterizzata dall'uso di campi medi e piani americani e il montaggio delle varie sequenze, organizzato all'interno di una logica consequenzialità, dimostrano si una buona padronanza della lezione offerta dai classici del passato ma non permettono una efficace caratterizzazione del prodotto finale. Al contrario, il testo del film è di quelli in grado di creare le peculiarità che lo collocano al di fuori della norma. A partire dalla consistenza dei dialoghi e dalla tipizzazione dei personaggi, i primi come i secondi depauperati di quella surplus di informazioni verbali e visive a cui ci ha abituato il mainstream contemporaneo. In questo senso "Midnight Special", alla stregua degli altri titoli del regista valorizza ciò che le parole non dicono, assegnando ai silenzi e ai non detti il compito di stratificare lo stato d'animo dei personaggi e, più in generale, di lambire i connotati di una realtà tanto indecifrabile quanto lo sono le identità degli uomini e delle donne che gli appartengono. A conferma di ciò, basterebbe soffermarsi sul rapporto tra il padre e il figlio (uno dei topos del cinema di Nichols) a cui prestano il volto Michael Shannon e Jaeden Lieberher, calibrato su livelli di gravità da romanzo esistenziale lontani anni luce da quelli che ci si aspetterebbe da un prodotto di questo tipo (per contro vedasi quello ludico e infantile impostato da Shyamalan in "After Earth") e ancora, valutare gli sviluppi dell'indagine di Paul Savier (Adam Driver), agente della NSA incaricato (per conto dello spettatore) di fare luce sulla figura del misterioso transfuga destinata a rimanere tale per la scarsità di rivelazioni raccolte nel corso della sua ricerca.


Una continuità testuale che "Midnight Special" manifesta anche e soprattutto nella presenza dei temi cari alla poetica del regista e in particolare di quello che ruota intorno al senso di sconfitta derivato dalla consapevolezza di non riuscire a proteggere i propri cari dai rovesci di una realtà ostile e indecifrabile: vera e propria ossessione dell'uomo Nicholsiano ( ivi compreso del Richard Loving interpretato da Joel Edgerton in"Loving" appena uscito nelle nostre sale) che per questo è capace di arrivare alla follia ("Take Shelter") o di sacrificarsi finanche alla morte ("Mud"), la sopraffazione che ne deriva si trasforma in "Midnight Special" in un'accettazione che, a conti fatti - per le caratteristiche messianiche della storia, legittimate dall'ascensione finale del piccolo protagonista - si rivela meno drammatica del previsto in ragione di uno scenario complessivo in cui i genitori del piccolo Alton (l'immancabile Shannon affiancato da Kirsten Dust) assistono al compimento della sorte del proprio figlio con una predisposizione simile a quella della "famiglia" di Nazareth, modello inarrivabile e però in qualche modo riprodotto dai tre protagonisti lungo il percorso narrativo che li vede impegnati in prima persona o indirettamente attraverso lo sguardo dei loro "persecutori".


Vera e propria variazione sul tema il lavoro operato da Nichols in fase di scrittura combinato con l'abitudine del regista di girare in spazi aperti ha tra gli effetti più evidenti quello di creare una sorta di mondo a parte in cui il contrasto tra l'intimismo delle storie (tutte, nessuna esclusa) e l'infinito del paesaggio naturale funzionano come cassa di risonanza dei sentimenti dei personaggi, stabilendo un punto di contatto tra il sentimento di inadeguatezza dei singoli ("Talvolta ci viene chiesto di fare cose che vanno al di là di noi" dice ad un certo punto uno degli inseguitori) e lo scarto visivo prodotto dalla messa in scena di vite tanto ordinarie dal punto di vista del quotidiano quanto complesse sotto il profilo esistenziale. La sensazione è quella di un film che può dirsi riuscito ove il genere in questione non sia il fine ultimo della visione ma solamente lo strumento che permette al regista di continuare a ragione sulle cose che gli stanno più a cuore.
(pubblicata su ondacinema.it)

MANCANO SEI GIORNI AL DLC DI DARK SOULS 3 CHE CONCLUDERÀ LA SAGA " NON MANCARE ALLA DIRETTA LIVE ORE 15:00 "



CIAO RAGAZZI 

 

 

CI SIAMO MANCANO SOLO 6 GIORNI AL DLC DI DARK SOULS 3 THE RINGED CITY. IN QUESTO DLC SI CONCLUDERÀ LA SAGA DI DARK SOULS, MI AUGURO SOLO CHE IL FINALE SIA DEGNO DI QUESTO STREPITOSO CAPOLAVORO, MA LA COSA CHE PIÙ MI INTERESSA " È IL LIVELLO DI DIFFICOLTÀ  SPERO SIA TOSTO "  QUINDI RAGAZZI NON DOVETE ASSOLUTAMENTE MANCARE FATE PASSA PAROLA IL 26/03/2017 ORE 15:00 SI PARTE CON LA DIRETTA 2 SPERO SIATE NUMEROSI IO VI MOSTRERÒ TUTTI I SEGRETI CELATI NEL DLC " 


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domenica 19 marzo 2017

VEDETE, SONO UNO DI VOI

Vedete, sono uno di voi
di Ermanno Olmi
Italia, 2017 
genere, documentario
durata, 76' 


Chi era Carlo Maria Martini e perché ha significato tanto per i milanesi e, in generale, per i cattolici? Si pongono questa domanda Ermanno Olmi e Marco Garonzio, giornalista del Corriere della Sera che per decenni ha seguito l'uomo destinato a diventare arcivescovo di Milano, e insieme ne ripercorrono la vicenda umana e spirituale parlando in prima persona, come se fosse lo stesso Carlo Maria Martini a raccontarsi. La voce fuori campo e la regia sono dello stesso Olmi, che firma anche la sceneggiatura con Garonzio; la fotografia è del figlio Fabio, il montaggio è di Paolo Cottignola, le ricerche d'archivio, quello dell'Istituto Luce, anche produttore con Rai Cinema e distributore, come di molte altre collezioni di memoria, sono di Nathalie Giacobino: nomi da citare per descrivere uno sforzo collettivo ed ecumenico nel rendere giustizia ad una figura che ha attraversato la storia d'Italia e ha rappresentato un punto di riferimento spirituale anche per molti non credenti. Le musiche, dal requiem di Verdi fino alle composizioni di Fabio Vacchi e Paolo Fresu, più che un accompagnamento sono un sostegno. Martini ha attraversato alcune delle pagine più buie del passato recente, facendosi portatore di luce: a volte un faro, a volte una fiammella, quasi sempre consegnata a mano, in prima persona, e accompagnata da quello sguardo terso e azzurro che chi gli ha voluto bene non dimentica. Olmi e Garonzio partono dall'infanzia, privilegiata ma sobria, di Carlo Maria, identificando nelle sue radici altoborghesi mai troppo lontane dalla terra la formazione al rispetto della dignità umana e alla libertà di pensiero e di azione e la capacità di interloquire in egual misura con i potenti e con gli umili, in quella sfida di essere onesti che caratterizzerà tutta la sua attività pastorale, rendendolo talvolta scomodo per i suoi interlocutori. 


Alle immagini dell'infanzia, accompagnate dalle riprese di una casa di campagna che è stata un microcosmo e un bacino di coltura, si alternano quelle della camera da letto in cui Martini è spirato, contenente ancora medicinali e asta porta flebo, per ricordare quello "spavento" che coglie tutti in imminenza della morte. Come accenna il titolo del documentario, Martini era "uno di noi", in primis nella capacità di ammettere la propria paura. E Olmi e Garonzio permettono che l'arcivescovo, studioso e scienziato di alta levatura, si esprima sempre con parole semplici, quelle che useremmo noi, e che usa oggi Papa Francesco, di formazione gesuitica come Martini, per rendersi accessibile alla gente. Dal conflitto mondiale alla ricostruzione, dalla guerra fredda alla contestazione giovanile, dagli anni di piombo a Tangentopoli, Olmi mostra come Martini sia stato uomo di preghiera sincera e non bigotto, come, più che alla teologia politica, fosse interessato ad analizzare le azioni degli uomini e al dialogo come risanatore di contrapposizioni ottuse e ostili. La cultura umanistica del regista unisce i pensieri del prelato alla prosa di Gogol, trova echi e rimandi, evoca la responsabilità politica attraverso una lettura di Piero Calamandrei che, nel suo spiccato accento fiorentino, ricorda come la nostra Costituzione contenga il portato etico e politico di Mazzini, Cavour e Beccaria. 


Come sempre, il cinema di Olmi è fatto di strati sovrapposti, di doppifondi segreti, di profonda consapevolezza della memoria individuale e collettiva. Come sempre, la sua costruzione narrativa di immagini e suoni, prima ancora che di parole, mette in moto un flusso di coscienza, porta in superficie la commozione e l'empatia. Con "Vedete, sono uno di voi" Olmi e Garonzio raccontano un "compagno di cammino" che entrava ovunque a piedi, con il Vangelo in mano, contraddicendo il proprio aspetto ascetico e aristocratico con l'umiltà accogliente della sua postura, sempre leggermente sbilanciata verso l'altro. In mezzo alla frenesia della contemporaneità, Martini ha invocato la necessità di fermarsi: in mezzo al chiasso ha chiesto il silenzio, in difesa dalla prepotenza retorica ha invitato all'ascolto. Ma ha anche parlato chiaro contro la corruzione, contro quella Milano diventata "capitale del capitale", contro lo sviluppo economico che non abbatte, anzi, esacerba, le diseguaglianze sociali, l'"Europa dei mercanti", gli errori della Chiesa. Olmi e Garonzio ricordano un portavoce della "cultura del seme gettato, del lievito, del granello di senape".
Riccardo Supino