lunedì 22 febbraio 2016

Oggi alle 16:00 in diretta Livestreaming The Following pt 6 " Proveremo a Distruggere i Nidi dei Notturni "






Ciao Ragazzi

oggi alle 16:00 diretta livestreaming su the following vorrei diminuire il numero dei notturni quindi proverò a distruggere qualche nido accentando le missione di cui ne parlano!! vedremo come butta. vi aspetto ragazzi

Come dico sempre il mio canale è L'unico canale che propone le video guide fatte in Livestreaming " iscrivetevi " sotto potrete vedere le video guide pubblicate fino a d'oggi




domenica 21 febbraio 2016

Notizia Confermata Dante di Devil May e Bayonetta " insieme per una perfetta collaborazione "

Fonte Eurogamer.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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Hideki Kamiya, ovvero il game director di PlatinumGames a cui dobbiamo serie come Devil May Cry e Bayonetta, ha chiesto agli utenti su Twitter quale versione di Dante avrebbero voluto collaborasse con Bayonetta.

Il sondaggio si è concluso con la vittoria schiacciante del Dante di Devil May Cry 4, che è stato scelto dal 45% dei votanti.

Il 27% ha invece votato per il Dante di Devil May Cry 3, il 22% per quello originale del primo capitolo e solo il 6% vorrebbe vedere al fianco di Bayonetta la versione di Dante apparsa nel secondo titolo della serie.

 

 

 

 

 

È quindi effettivamente possibile che il nostro sogno di veder combattere Bayonetta e Dante fianco a fianco in un crossover possa diventare un giorno realtà.

Al momento Kamiya è occupato nello sviluppo di Scalebound, esclusiva Xbox One che potrebbe arrivare anche su PC.

Fonte: DualShockers

Fallout 4, 3 DLC " VOTA SONDAGGIO VUOI CHE LI PRENDA TUTTI E TRE!!






CIAO A TUTTI VOI CHE MI SSEGUITE PER FAVORE LEGGETE IL POST!!





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MI RIVOLGO A TUTTE LE PERSONE CHE SEGUONO LE MIE DIRETTE LIVE STREAMING, VOLETE CHE PRENDA TUTTI E TRE I DLC? SE SI VI CHIEDO DI VOTARE IL SONDAGGIO E ISCRIVERVI AL MIO CANALE GAMEPLAYS1973CHANNEL CHIEDENDOVI SE POTETE  FARE PASSA PAROLA TRA I SOCIAL GRAZIE A TUTTI VOI AMICI.

LA FOTO DELLA SETTIMANA




















Rocky II di Sylvester Stallone, USA 1979

APPUNTI DI REGIA A MARGINE DE IL CASO SPOTLIGHT



Tra i film d’inchiesta che affollano il cinema americano contemporaneo, “Il caso Spotlight” rappresenta un’eccezione non solo per come tratta la materia sul piano tematico ma anche per come questo discorso trasli verso le modalità della messinscena. 

A cominciare dalla dinamicità del montaggio, questa a propria volta favorita anche dalla minuzia con cui sono stati stati curati gli eventuali movimenti della m.d.p., McCarthy riesce a mettere insieme un complesso visivo tutt’altro che scontato – si noti, ad esempio, i personaggi impegnati nell’inchiesta quasi sempre raggruppati nella stessa inquadratura, mentre nei dialoghi con gli antagonisti la regia torna a naturalizzarsi con inquadrature di quinta montate col classico campo/contro-campo. 

A rendere efficace la resa visiva in ultimo – da non sottovalutare, a tal proposito, il lavoro del reparto fotografico, con una luce mai troppo anonima né troppo invadente – va sottolineata l’eccezionalità dello script che, oltre a dare sostegno ritmico all’intero impianto, grazie all’accurata caratterizzazione dei personaggi permette anche agli attori di contribuire non poco alla riuscita degli intenti del regista, su tutti uno straordinario Mark Ruffalo.
Antonio Romagnoli

sabato 20 febbraio 2016

PUBBLICATE 5 VIDEO GUIDE THE FOLLOWING " UCCISO BOSS HOLLER "



CIAO RAGAZZI 

COME VI AVEVO DETTO, SONO RIUSCITO A SCONFIGGERE QUESTO TEMIBILE BOSS HOLLER " MI CI SONO VOLUTI PIÙ DI 30 MINUTI PER FARLO FUORI, MA CI SONO RIUSCITO DA COME VEDRETE DAL VIDEO " MI SCUSO PER IL LINGUAGGIO ADOTTATO VI POSSO GARANTIRE CHE NON SUCCEDERÀ PIÙ :-( MI SONO LASCIATO TRASPORTARE DALL'ENFASI  SCUSATEMI ANCORA!!


RICORDO SEMPRE A TUTTI CHE IL MIO CANALE È L'UNICO CANALE CHE PROPONE LE VIDEO GUIDE FATTE IN LIVESTREAMIG " ISCRIVETEVI ;-) 


THE DANISH GIRL

The Danish Girl
di Tom Hooper
con Eddie Redmayne, Amber Heard, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts
UK, USA 2015
genere, biografico
durata, 120'


Pittore paesaggista della Danimarca dei primi anni del '900, Einar Wegener ha vissuto due vite, la prima con una moglie a Copenhagen, e la seconda a Parigi come Lili Elbe. Infine ha tentato la prima operazione chirurgica della storia finalizzata al cambio di sesso. Attratto dall'abbigliamento femminile dopo un gioco erotico con la moglie e sempre meno capace di smettere di vestirsi e atteggiarsi da donna, nel corso degli anni Einar vuole lasciare il posto a Lili, che percepisce come un'entità separata. Aiutato e supportato da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar fugge dalla medicina del proprio tempo che lo vuole internare o dichiarare schizofrenico e si rifugia nella chirurgia sperimentale, conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e che, dunque, comporta grossi rischi.

Con "The Danish Girl" l’inglese Tom Hooper prosegue un’indagine cominciata con "Il discorso del Re": l’esplorazione di un corpo bloccato. Nel film con Colin Firth il problema riguardava la parola, martoriata e svilita da continue esitazioni e interruzioni. Qui l’impasse compromette invece il corpo intero, che diventa recipiente di un’anima che lo rifiuta. Non si combatte per gli ideali della gloriosa Comune di Parigi, ma per l’affermazione di un’identità sessuale. Jean Valjeant e Javert di "Les Misérables" hanno abbandonato la scena, per far posto a Lili Elbe, la prima persona nella storia a essere identificata come transessuale e ad aver tentato un intervento chirurgico. La sua vicenda è conosciuta ma non abbastanza e nell’affrontarla e raccontarla, adattando l’omonimo romanzo di David Ebershoff, Hooper si prende alcune licenze e addirittura la reinterpreta, adattandola al suo cinema garbato.
Senza la pretesa di edulcorare una vicenda che non può non sembrare amara o indigesta a chi ancora guarda con sospetto ai transgender, il regista non intraprende nessuna crociata contro il pregiudizio, né si mette sulla facile via della trasgressione creando, per esempio, un personaggio principale esibizionista ed eccentrico oppure eroico. Tom Hooper sceglie consapevolmente di non osare, fatto, questo, certamente encomiabile, anche se,talvolta, l'impressione è che la sua visione resti in superficie.



Attento a cambiare le tonalità del film a seconda dell’ambientazione scelta, colori freddi e linee geometriche e maschili nella parte che si volge a Copenhagen e caldi nel segmento parigino, il regista non sempre tiene vivo il fuoco della passione, abbandonando a se stessa la sua sensibile donna incastrata nel corpo di un uomo. Più di Lili, lascia il segno la sua compagna di vita: la pittrice Gerda Wegener, artista volitiva, forte, emancipata. E’ lei il personaggio più interessante del film e quello che veramente evolve e che lascia perciò un’indelebile impronta. Allo stesso modo, è Alicia Vikander più di Redmayne a meritare incondizionati complimenti, perché questa attrice minuta che ha sorpreso tutti in "Ex Machina", diventa davvero un gigante quando si avvicina alla disgraziata consorte dello sconsolato Einar.
Nei suoi occhi il ghiaccio del film si scioglie, vinto dal calore del sentimento che, nonostante tutto, Hooper riesce a rappresentare benissimo: l’amore, conditio sine qua non perché l’individuo compia il grande passo, trovando, prima o poi, la propria personalità più intima.


Detto questo, ci sentiamo in dovere di precisare che, secondo noi, "The Danish Girl" non è il frutto di una mancanza di coraggio, basti pensare alla scena di nudo, in cui il regista dimostra di saper essere diretto ed esplicito: semplicemente, il suo film preferisce indugiare sulle sfumature e sulla contemplazione di una femminilità che coincide con la grazia e che si esprime nel sorriso, nei movimenti impercettibili del capo, in due mani lunghe e affusolate che si poggiano su un viso e lo incorniciano. Questi piccoli gesti sono affidati al prodigioso Eddie Redmayne, così pieno di energia ne "La teoria del tutto" e qui alle prese con una creatura smarrita e capricciosa, e poi sempre più determinata. La sua bravura è indubbia, come la sua aderenza alle motivazioni interiori di Lili, ma la sua performance tradisce una certa affettazione, a cui contribuisce anche una fotografia certamente curata, ma inutilmente patinata.
Riccardo Supino